CHIETI – Nella Provincia di Chieti dal 1 luglio 2020 ci sono stati 327 casi di Coronavirus con una età media di 45 anni, situazione molto diversa da quella dell’epidemia precedente.

Al momento risultano ricoverati 9 pazienti presso gli ospedali della Asl 2 e 2 pazienti presso il Covid Hospital di Pescara.

E’ quanto si legge nella relazione sulla situazione epidemiologica della Asl Lanciano Vasto Chieti, nella quale viene spiegato: “Al 10 ottobre 2020 il numero dei casi cumulati di Covid-19 della provincia di Chieti da inizio epidemia è pari a 1.247 (1.172 residenti più 75 domiciliati ma non residenti) con un tasso di incidenza cumulativa pari a 320 casi x 100.000 abitanti.

“Dall’analisi epidemiologica riportata, e dall’esame di tutti i grafici, è evidente come la epidemia di COVID 19 si sia modificata. Nonostante l’aumento recente dei casi di infezione documentati, si nota come la pressione nei confronti delle strutture ospedaliere sia ancora sopportabile e i posti letto dedicati siano sufficienti ad affrontare questo periodo epidemiologico, mentre molto aumentati sono i casi seguiti a domicilio”.

“La motivazione metodologica di questo nuovo aspetto epidemiologico della malattia – si legge ancora nel documento -, può essere individuata dall’approccio diagnostico: mentre nel periodo iniziale (prima ondata epidemica) le diagnosi venivano fatte in ospedale a paziente spesso già pesantemente sintomatici, nei mesi recenti (seconda ondata epidemica), l’utilizzo intelligente dei tamponi in pazienti anche asintomatici, ma a rischio soprattutto per contatto diretto, ha portato a conoscere molti casi in persone più giovani e con meno sintomi, almeno iniziali”.

“Ciò nondimeno, le persone anziane e più fragili, che non hanno incontrato il virus, rischiano di ammalarsi gravemente o di morire (questo vale per tutto le persone fragili che vivono nel centro-sud d’Italia). Diventa quindi prioritaria la sorveglianza dei pazienti che vengono curati a casa perché asintomatici o paucisintomatici sotto due punti di vista. Il primo preventivo, per evitare la diffusione dell’infezione: trattandosi di pazienti più giovani rispetto a quelli colpiti dal virus e dalla malattia nel periodo marzo – maggio, bisogna che garantiscano il rispetto rigoroso della quarantena, anche da parte dei parenti stretti, soprattutto per proteggere dei più anziani”.

“Il secondo più squisitamente clinico, sorvegliando l’andamento dell’infezione/malattia quotidianamente, per monitorare i parametri vitali, favorendo il trattamento e le cure domiciliari
ed intervenire in caso di un peggioramento clinico, fino ad un eventuale trattamento in regime di ricovero”.