ROMA – “Qualcuno ha detto che il commissario dichiara che ci sono 10mila posti in terapia intensiva. Oggi il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, che ringrazio, ha detto che i posti sono 9.931 e dunque io devo chiedere scusa perché ho fatto un arrotondamento di 69″. Così il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri è tornato a Porta a Porta sulle polemiche con i medici per i posti nelle rianimazioni sottolineando comunque di essersi sentito questa mattina con il segretario dell’Anaao-Assomed Carlo Palermo: “è persona seria e responsabile con la quale mi sono confrontato e con il quale ci siamo trovati d’accordo sulle posizioni”.

Hanno scatenato la reazione dei medici le affermazioni del commissario Arcuri, secondo il quale al momento “non c’è pressione sui reparti di terapia intensiva”. Anestesisti e medici sottolineano come i posti siano solo “sulla carta” e come il personale sia già ora insufficiente. “Al picco abbiamo avuto nel nostro Paese circa 7 mila pazienti in rianimazione, duemila di più della totale capienza dei reparti. Oggi abbiamo circa 10 mila posti di terapia intensiva e arriveremo a 11.300 nel prossimo mese. Attualmente ci sono circa 3.300 ricoverati in terapia intensiva per Covid, quindi la pressione su questi reparti non c’è”, aveva rimarcato ieri Arcuri.

Per Carlo Palermo, segretario del maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri, l’Anaao-Assomed, i posti di terapia intensiva oggi disponibili ed attivi in Italia “sono valutabili intorno a 7.500. La dotazione organica attuale di rianimatori e infermieri specializzati garantisce solo con questi numeri sicurezza e qualità delle cure”. La soglia del 30%, indicata come livello di allarme di posti letto di Terapia intensiva dedicati alla Covid-19 è quindi posta intorno a 2.300 ricoveri e “oramai siamo ben oltre il 40% dei posti presenti. In molte realtà i pazienti aspettano ore, se non giorni, anche intubati, nei PS prima di essere avviati nei reparti intensivi”.

Anche Antonio Giarratano, presidente della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (Siaarti), ha sottolineato come “in realtà, nelle regioni rosse la pressione è quasi insostenibile e in quelle arancioni è molto ma molto pesante. Sostenere che 10.000 ventilatori possano garantire un sufficiente margine per sostenere questa crescita esponenziale di ricoveri in terapia intensiva. Significa pensare che basti saper accendere un ventilatore per salvare una vita. Purtroppo non è cosi”. Sulla stessa linea anche il direttore del dipartimento di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova Andrea Crisanti, che ha rimarcato come “un posto di terapia intensiva non si crea solo accendendo un ventilatore. C’è dietro tutta una struttura, ci sono competenze difficili da moltiplicare. Perché non si moltiplicano i letti senza utilizzare infermieri e rianimatori”. Un rianimatore, ha concluso, “ci vogliono anni a formarlo, e più posti letto segue, più è difficile per lui curare i pazienti”.

Ma Arcuri ha ribadito che con i ventilatori a disposizione nei magazzini si può arrivare a 1.300 posti: “i ventilatori sono pronti e sto dialogando con le regioni: via via che la percentuale (di occupazione, ndr) sale e loro sono pronti ad attrezzare altri posti letto, glieli distribuiscono”. Arcuri non ha negato però che c’è un problema relativo alla mancanza di personale medico. “Le attrezzature sono una componente indispensabile ma non sufficiente, serve anche il personale”. 35mila sono i medici e gli infermieri che sono stati assunti dall’inizio dell’emergenza. “Forse questo numero è insufficiente rispetto alle esigenze, però è pure vero – conclude – che noi in sei mesi non possiamo mettere riparo ai danni e ai torti fatti al sistema sanitario pubblico negli ultimi 30 anni”.