PESCARA – Alla fine, a riportare, anche in Abruzzo, pessime pagelle, e meritarsi una bocciatura è stata la Didattica a distanza, resa necessaria nei lunghi mesi di lockdown e di emergenza coronavirus.

A dirlo è il  Rapporto Nazionale dell’Invalsi, basato sul monitoraggio delle scuole italiane primarie, le vecchie elementari, e secondarie, le vecchie scuole medie, che certifica i problemi sull’apprendimento e sulla preparazione degli studenti italiani. Di fatto, praticamente uno studente su due nell’era-Covid ha terminato l’anno scolastico impreparato. In Abruzzo il dato è per quanto riguarda le competenze in italiano e matematica a luci ed ombre, peggiora infatti rispetto al 2019, ma resta nella media del 2018 peer quel che riguarda la primaria e la secondaria di primo grado. Male invece la secondaria di secondo grado.

Il dato che però deve preoccupare è che anche in Abruzzo si attesta al 10,2%. la dispersione scolastica,  implicita o nascosta, per cui si intende quella degli studenti che, pur non essendo dispersi in senso formale, escono però dalla scuola senza le competenze fondamentali, quindi a forte rischio di avere prospettive di inserimento nella società non molto diverse da quelle degli studenti che non hanno terminato la scuola secondaria di secondo grado.

In tutte le materie le perdite maggiori di apprendimento si registrano tra gli allievi che provengono da contesti socio-economico-culturali più sfavorevoli.

Inoltre, tra questi ultimi diminuisce di più la quota di studenti con risultati più elevati. Si riduce quindi l’effetto perequativo della scuola sugli studenti che ottengono risultati buoni o molto buoni, nonostante provengano da un ambiente non favorevole (i cosiddetti resilienti).

Le prove Invalsi 2021 hanno coinvolto oltre 1.100.000 allievi della scuola primaria (classe II e classe V), circa 530.000 studenti della scuola secondaria di primo grado (classe III) e circa 475.000 studenti dell’ultima classe della scuola secondaria di secondo grado.

A livello nazionale alle medie il 39% degli studenti non ha raggiunto risultati adeguati in italiano, il dato sale al 45% in matematica.

In molte regioni del Sud oltre la metà degli studenti non raggiunge la soglia minima di competenze in Italiano: Campania e Calabria 64%, Puglia 59%, Sicilia 57%, Sardegna 53%, In Campania il 73% degli studenti è sotto il livello minimo di competenza in matematica, in Sicilia 70%, 69% Puglia.

L’Abruzzo è al 50% dato in linea con quello del 2018, ma in peggioramento rispetto al quello del 2019, quando sotto il livello minimo erano il 39%

Lo stesso avviene per la matematica con un calo generalizzato in tutto il Paese dove solo la provincia autonoma di Trento il Friuli-Venezia Giulia che rimangono sopra la media del 2018.

La quota degli studenti che non raggiungi il livello minimo passa dal 40% al 44%.

Anche qui però l’Abruzzo nella media nazionale del 2018 e al di sotto della media del 2019.

Regioni con peggiori performance rimangono infatti solo Toscana Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia e Sardegna.

Per la secondaria di secondo grado si assiste invece ad un calo rilevante in Matematica (oltre il 60% non raggiunge gli obiettivi minimi) andando sotto la media nazionale che è del 50%, come  anche in Italiano, con un calo significativo dei risultati, subito dopo Campania e Puglia.

Anche in Inglese la rilevazione documenta un dato allarmante per l’Abruzzo, con oltre il 73% degli studenti che non raggiungono il traguardo previsto (il dato nazionale  è del 63%); sul livello B2 il dato è ancora più preoccupante (25% contro il 38%).

Il dato che più deve allarmare è però per il rapporto Invalsi, è che la pandemia potrebbe avere aggravato il problema della dispersione scolastica implicita.

Nel 2019 si attestava al 7%, vale a dire che il 7% degli studenti delle scuole italiane nel 2019 ha conseguito il diploma di scuola superiore ma con competenze di base equivalenti al massimo a quelle del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, quando non addirittura alla fine del primo ciclo d’istruzione.

Purtroppo la pandemia ha aggravato questo fenomeno e la percentuale della dispersione scolastica implicita ha raggiunto il 9,5% e in alcune ragioni del Mezzogiorno ha superato ampiamente valori a due cifre (Calabria 22,4%, Campania 20,1%, Sicilia 16,5%, Puglia 16,2%, Sardegna 15,2%, Basilicata 10,8%, Abruzzo 10,2%), fenomeno particolarmente preoccupante poiché nelle stesse regioni anche il numero di dispersi espliciti (coloro che hanno abbandonato la scuola prima del diploma) è considerevolmente più alto della media nazionale.

“Dell’incremento della povertà educativa, non solo la scuola deve farsi carico – ha messo in guardia la presidente dell’Invalsi Annamaria Ajello – la scuola, da sola, rischia di non farcela. Molti possono essere promossi ma poi non hanno acquisizioni salde: il problema è drammatico, bisogna puntare a competenze salde, non accontentarsi dell”infarinatura’ o di essere riusciti a non perdere l’anno. Tutto questo deve indurre a una riflessione attenta: la popolazione deve crescere sul piano culturale, le competenze base non possono bastare. La scuola deve insegnare il gusto di imparare, deve nutrire le conoscenze di chi è in crescita e va evitato il danno di motivazione. Altrimenti, abbandonando gli studenti fragili, questi sono destinati a divenire cittadini di serie b”