PESCARA – Anche l’Abruzzo verde dei Parchi e delle aree protette, a causa dell’emergenza coronavirus… è sempre più al verde.

Basti guardare a quello che accade alle sei oasi del Wwf, che tra mille difficoltà, accolgono quasi 100 mila visitatori l’anno e  danno lavoro a centinaia di persone, per di più nelle aree interne d’Abruzzo che si spopolano, e dove il lavoro è merce rara. E che hanno chiuso i battenti dai primi giorni di marzo, senza ancora nessuna certezza su quando, e soprattutto come, potranno riaprire la loro attività. Un discorso analogo riguarda anche le 25 riserve naturali, gestite dai Comuni attraverso cooperative e associazioni.

A fare il conto dei danni, contattata da Abruzzoweb è Filomena Ricci, insegnante, delegata regionale del Wwf, e che ha il polso diretto della situazione sulle oasi Calanchi di Atri, in provincia di Teramo, Gole del Sagittario di Anversa degli Abruzzi, in provincia dell’Aquila, Cascate del Verde di Borrello e del Lago di Serranella, in provincia di Chieti, gestite direttamente dal Wwf, tramite l’associazione Istituto abruzzese aree protette (Iaap), a cui si aggiungono le due oasi affiliate del Lago di Penne e di Fosso giardino di Martinsicuro, in provincia di Teramo. 

“Purtroppo l’emergenza coronavirus – spiega Ricci – ci ha travolto proprio in uno dei periodi più intensi di attività, costringendoci a chiudere i battenti nei ponti di Pasqua, del 25 aprile e ora del primo maggio, quando ogni anno ospitavamo, per visite guidate e tante altre iniziative, migliaia di visitatori e turisti, sempre più anche dall’estero. Inoltre sono state cancellate tutte le gite scolastiche e i viaggi di istruzione, che si svolgono tassativamente a primavera, e che temo non potranno essere recuperate in alcun modo”. 

Aggiunge Ricci: “in questo periodo primaverile , anzi, la nostra attività era pressoché quotidiana, garantendo un introito fondamentale, nell’intero arco dell’anno, per tutte le cooperative e i liberi professionisti che lavorano nelle oasi”.

Le conseguenze più pesanti riguardano infatti i lavoratori, molti dei quali non sono assunti dalle cooperative, ma sono a partita iva, a cui si aggiungono altre centinaia di collaboratori più o meno occasionali, che portano avanti progetti di ricerca ambientale, offrono servizi di varia natura, dai laboratori didattici alla manutenzione, passando per l’escursionismo. 

Categoria di lavoratori, che vivono nelle aree interne avare di altre opportunità, e per la quale il decreto Cura Italia ha previsto al massimo un assegno di 600 euro una tantum, se con partita Iva, nulla di nulla se con contratti di collaborazione occasionale. 

Altra grave incertezze è relativa al come e quando le oasi potranno, nella famigerata “fase due” dell’emergenza coronavirus ripartire e salvare almeno parte della stagione estiva. Nei contenuti del dpcm d’aprile annunciati  domenica dal premier Giuseppe Conte si fa riferimento alla possibile riapertura di musei e biblioteche il 18 maggio prossimo, ma con limitazioni nel numero di visitatori, e rigorose misure di sicurezza.

Non è ancora del tutto chiaro se il 18 maggio potranno riaprire anche le oasi, che hanno come loro fulcro i centri visita e di documentazione, di fatto dei piccoli musei.

“Per noi sarebbe importante avere subito contezza – protesta Ricci – su cosa potremo fare e quando, per poter programmare il riavvio dell’attività e pianificare le misure da mettere in campo in termini di sicurezza anti-contagio. Si dà per scontato che l’attività sarà consentita solo con piccoli gruppi di visitatori, e anche da questo punto di vista sarebbe importante avere direttive più specifiche e dettagliate. Il problema infatti è che al di sotto di una certo numero di partecipanti, le nostre attività risultano anti economiche, non si garantirebbe nemmeno il costo vivo del servizio e delle professionalità impiegate”. 

Unica nota positiva, in questo annus horribilis, è che la Regione Abruzzo ha erogato, con insolita solerzia il contributo pubblico alle riserve regionali, come stabilito dalla legge regionale 38 del 1996.

“I fondi, circa 1,5 milioni di euro – conferma Ricci – sono arrivati ad aprile, con ‘appena’ quattro mesi di ritardo. Spero che queste tempistiche vengano finalmente adottate anche per gli anni a venire. E che si provveda soprattutto a prevedere fondi pluriennali per le nostre realtà. I fondi vengono erogati infatti di anno in anno, e non si  a sa mai a quanto ammonteranno. Tutto ciò rende impossibile realizzare una opportuna programmazione di lungo respiro, con adeguati investimenti strategici, che potrebbero far crescere e rafforzare una componente non secondaria dell’offerta turistica abruzzese, e un presidio sociale ed economico in aree interne che hanno un ruolo nel frenare l’inesorabile spopolamento”.