L’AQUILA – Sono 502 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore, di età compresa tra 1 e 96 anni, emersi dall’analisi di 5.108 tamponi molecolari e 14.989 test antigenici.
Dieci i decessi recenti, 52 i guariti (il totale sale così a 36.548).
Con 227 nuovi casi è ancora Pescara la provincia più colpita, segue la provincia di Chieti con 136, quella di Teramo con 78 e quella dell’Aquila con 57, 5 residenti fuori regione o con residenza in accertamento.
Sono 12.924 gli attualmente positivi (+441), 586 ricoverati in area medica (+19), 76 ricoverati in terapia intensiva (+1), 122.62 in isolamento domiciliare (+421).
Continua il rapido aumento dei ricoveri, che passano dai 642 di ieri ai 662 di oggi. Le terapie intensive arrivano a quota 76 e si avvicinano al record di 77 registrato a novembre. Il tasso di occupazione dei posti letto di rianimazione raggiunge il 40,2%, a fronte di una soglia di allarme del 30%.
Nelle ultime ore in terapia intensiva c’è un paziente in più rispetto a ieri, al netto di decessi, dimissioni e nuovi accessi. In area medica ci sono 586 pazienti, cioè 19 in più rispetto a ieri. In questo caso il tasso di occupazione dei posti letto è del 39% circa e si avvicina al livello di allerta del 40%.
SUPERIORI IN DAD PER UN’ALTRA SETTIMANA
Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha firmato l’ordinanza numero 8 relativa alla “proroga di 7 giorni della didattica a distanza nelle scuole secondarie di secondo grado su tutto il territorio regionale, fermo restando quanto disposto dall’ OPGR n. 7 per le province di Chieti e Pescara”.
Il termine previsto dalla precedente ordinanza, l’OPGR n. 3 del 5 febbraio 2021, era infatti scaduto. Nell’ordinanza si ordina la proroga di una settimana “in merito alla didattica a distanza nelle scuole secondarie di secondo grado su tutto il territorio regionale, fermo restando quanto disposto dall’ OPGR n. 7 per le province di Chieti e Pescara; il divieto di stazionamento e assembramento nelle piazze, nei centri storici ed in prossimità degli esercizi commerciali su tutto il territorio regionale ; l’ulteriore incremento delle attività di monitoraggio, tracciamento e testing su tutto il territorio regionale; l’urgente e puntuale analisi in ordine alla presenza delle varianti del Sars Cov-2 sul territorio regionale e sulle modalità di gestione dei casi correlati”, dando mandato al Gruppo Tecnico-Scientifico Regionale di effettuare una nuova valutazione dello scenario epidemiologico, “i cui esiti saranno trasmessi entro due giorni dalla data odierna , al fine di consentire il vaglio di eventuali nuove e mirate misure restrittive”.
Intanto è partita ieri, non con pochi problemi, la campagna di vaccinazione del personale scolastico e universitario abruzzese, con molti appuntamenti disdetti e diversi docenti che, dopo aver prenotato ed essersi messi in viaggio alle postazioni allestite sia a a Teramo che a Pescara, sono stati avevano rimandati indietro. Il motivo? Qualcuno non si era accorto che il vaccino utilizzato non era autorizzato per tutte le fasce di popolazione. Tutto liscio, invece, nell’Aquilano e nel Chietino, dove l’attività proseguirà a oltranza nelle prossime settimane, fino a vaccinare, gradualmente, tutti coloro, operatori sanitari, ospiti della Rsa, forze dell’ordine, over 80 e insegnanti, che si sono già prenotati nella piattaforma della regione.
“Un caos imbarazzante per qualunque istituzione – hanno denunciato i consiglieri comunali di centrosinistra al Comune di Pescara dei gruppi Pd, Lista Sclocco Sindaco e Città Aperta – una disorganizzazione totale che denuncia la grave mancanza di coordinamento fra Asl, Comune e Regione. Una situazione che stanno pagando sulla loro pelle docenti che erano già in arrivo dai paesi limitrofi, perché il Comune si è fatto carico anche di questo appesantendo ulteriormente il lavoro del Coc che, nonostante le buone intenzioni e gli sforzi immani del personale e dei volontari, paga il prezzo di una disorganizzazione a monte, dopo essere trasformato fra l’altro in un call center in questa campagna”.
Ecco perché, dicono i consiglieri di centrosinistra, “è necessario che si ripristini ordine in una partita così complessa come quella delle vaccinazioni, si segua un piano organizzativo efficiente e non si ripeta quanto sta avvenendo nella giornata di oggi”.
A Teramo, invece, problemi oltre il 70 per cento di coloro che dovevano essere vaccinati. Anche in questo caso, il motivo sarebbe la disponibilità del solo vaccino di Astazeneca, con gli operatori sanitari che, in mancanza di ufficialità per gli over 55, si sono quindi rifiutati di somministrarlo.
Nessun intoppo, invece, nel Chietino e nell’Aquilano. In provincia dell’Aquila, in particolare, ieri si è raggiunta la quota di 16mila vaccinazioni covid inoculate a partire dal 2 gennaio scorso, data di avvio della campagna. Anche ieri la macchina logistica della Asl ha funzionato a pieno regime in occasione del primo giorno riservato alla vaccinazione dei docenti e del personale amministrativo delle scuole di ogni ordine e grado, compreso quello dell’Università.
In merito alle polemiche sui vaccini, interviene l’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì: “Ora basta parlare di giunta lenta e mancanza di organizzazione nella campagna vaccinale anti Covid nella nostra regione: nella sola giornata di ieri sono state vaccinate 4722 persone in Abruzzo. E basta anche sostenere che siamo ultimi, perché la nostra percentuale stamattina è la 13esima su 21 Regioni e Province autonome. È questa la nostra capacità vaccinale e mi dispiace molto sentire affermazioni senza alcun fondamento che creano solo ansia e angoscia nella popolazione, già provata da un anno di convivenza con la pandemia”.
La Verì torna così a ribadire come l’organizzazione allestita in Abruzzo (e coordinata dal referente regionale Maurizio Brucchi) funziona e i numeri lo confermano: “I dati pubblicati sul sito del Ministero non sono una classifica – continua l’assessore – perché i dati presi a riferimento non sono omogenei su tutto il territorio nazionale e quindi andrebbero analizzati utilizzando un valore unico di riferimento. È stato ribadito anche dagli organi nazionali, ma in Abruzzo per ovvi motivi di strumentalizzazione politica, la minoranza fa finta di non saperlo”.
Uno dei dati su cui la Verì invita a fare un confronto è quello tra le dosi consegnate alla Regioni rispetto alla popolazione residente: un rapporto che ad oggi è del 6.6 per cento in Abruzzo, del 7.1 nelle Marche, del 9.75 in Friuli Venezia Giulia, del 9.8 in Liguria, del 7.1 in Sardegna e del 7.8 per cento nel Lazio.
“È dunque ovvio – prosegue – che anche il rapporto delle somministrazioni rispetto alla popolazione residente risulti sbilanciato. Nonostante questo, però, siamo solo un paio di punti percentuali sotto la media nazionale, che a sua volta è calcolata su valori assoluti e non parametrati alle caratteristiche del territorio. Il 71.3 per cento dell’Abruzzo, dove gran parte della popolazione vive in piccoli centri spesso montani, non può essere confrontato con il 74.8 del Lazio, dove su 5 milioni e 700mila residenti, ben 4 milioni e mezzo vivono nell’area metropolitana di Roma. Farlo significa essere in malafede o non sapere far di conto”.
L’assessore rivendica anche come l’Abruzzo sia tra le primissime Regioni italiane ad aver avviato la percentuale del personale scolastico e universitario e la prima ad aver iniziato la vaccinazione (il 12 febbraio scorso) degli ultra 80enni.
“Si è scelto di procedere parallelamente su più categorie – rimarca – e così, oltre a concludere le vaccinazioni del personale sanitario, stiamo vaccinando in questo momento anche le forze dell’ordine. La macchina funziona, pur con qualche piccola difficoltà, come quanto accaduto ieri con le vaccinazioni degli operatori scolastici con oltre 55 anni di età con AstraZeneca. L’autorizzazione alla somministrazione non è arrivata in tempo, ma da domani il ritardo sarà recuperato”.
Nella giornata di giovedì sono stati vaccinati 2311 cittadini, venerdì 3197 e ieri, come detto, 4722 (di cui 2690 operatori scolastici).
“Purtroppo – conclude la Verì – resta il nodo dell’incertezza nelle consegne delle dosi, che subiscono tagli poche ore prima del recapito. È una variabile che incide profondamente sull’organizzazione complessiva, che deve tenere anche conto dell’obbligo di mettere da parte il 30 per cento dei vaccini per garantire la seconda dose. Ce la stiamo però mettendo tutta e assicuro ancora una volta i miei concittadini che nessuno sarà lasciato indietro”.






