LANCIANO – “A un’ora dall’incidente, intorno alle 22.30, il cameriere o addetto alle pulizie di origine filippina che ci aveva fatto salire su una scialuppa in 150 ci ha fatto scendere di nuovo sul ponte 4 perché il comandante, ci ha detto, non aveva dato l’ordine di abbandonare la nave”.
Lo riferisce Silvio Luciani, residente a Lanciano (Chieti) e passeggero della Costa Concordia affondata venerdì sera davanti l’isola del Giglio, sulla nave per partecipare alle selezioni di Professione Lookmaker.
“Ci sembrava incredibile, ma siamo dovuti scendere di nuovo sul ponte 4 della nave che si inclinava sempre di più su un fianco, con scene di panico e nervosismo di alcuni padri che volevano invece lasciare comprensibilmente la nave – racconta Luciani, parrucchiere abruzzese di Lanciano (Chieti) – il segnale che comunicava di abbandonare la nave, le 7 sirene e un fischio prolungato, è arrivato intorno alle 23, siamo saliti e dopo circa 40 minuti abbiamo toccato terra con la scialuppa condotta dallo stesso cameriere”.
Luciani conferma poi di aver visto il comandante, Francesco Schettino, poco prima dell’incidente nell’atrio tra il bar e il ristorante in compagnia di un ospite della nave.
“Le comunicazioni dopo l’incidente – sottolinea il passeggero – erano tutte a nome del comandante: la prima rassicurava di mantenere la calma perché era tutto sotto controllo e di portarci tutti sul ponte 4, la seconda erano codici con numeri e lettere, probabilmente dei messaggi per l’equipaggio, e la terza diceva che c’era stato un guasto al generatore elettrico della nave”.
“Solo il giorno dopo – conclude Luciani – abbiamo invece scoperto che l’ancora era stata gettata prima dell’ultima comunicazione”.




