L’AQUILA – Lo scenario che tutti oggi fortemente auspicano, quello dell’Aquila nelle vesti di Città Europea della Cultura del 2019, ha avuto un antesignano nel progetto di un network culturale formativo internazionale multidisciplinare e multilivello che risale addirittura al 2001.

L’iniziativa, che prevedeva tre la altre cose una scuola di alta formazione culturale, è stata plasmata dall’imprenditore Mario Manganaro, un uomo che ha investito molto e con successo nel territorio aquilano e proprio per questo convinto delle sue enormi potenzialità.

Dopo dieci anni, l’Europa annuncia che le nazioni che potranno presentare le candidature per scegliere la Città della Cultura del 2019 sono Bulgaria e Italia con quest’ultima che propone anche L’Aquila, colpita dal tragico terremoto del 6 aprile 2009.

LO SCENARIO

Le ragioni della scelta si fondano non solo nell’opportunità di assecondare una forte volontà di rinascita dopo le drammatiche e note conseguenze del sisma ma soprattutto esaltano le caratteristiche che appartengono già da secoli a questa località.

Le rinomate risorse artistiche, storiche e paesaggistiche, il valore dell’istruzione superiore, l’alta qualità manifatturiera e agroalimentare, le consolidate tradizioni nel campo musicale, fotografico, teatrale, figurativo e nella produzione dell’artigianato, la floridità dell’imprenditoria, anche innovativa.

Ancora, la presenza, in campo scientifico e tecnologico, di eccellenze quali i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, l’Osservatorio Astronomico e Giardino Alpino di Campo Imperatore, oltre ad altri centri di ricerca pubblici e privati.

Tutto questo come efficacemente sintetizza lo slogan che il Comune ha coniato per rappresentarsi nell’eventualità che L’Aquila fosse proprio la città designata: “il Futuro viene da lontano / the Future comes from far away”.

Per di più L’Aquila dista poco da Roma, e, per tale ragione, la si può definire satellite della Capitale se in un futuro, che si spera prossimo, venisse ulteriormente potenziata le rete dei trasporti in questa tratta.

IL PROGETTO

Tornando al 2001, Manganaro, con il contributo dell’architetto Giuseppe Chiarizia e su indicazione dell’ architetto Corrado Bucci Morichi (soprintendente regionale per l’Abruzzo) e dell’architetto Giovanni Bulian, soprintendente ai Beni ambientali, architettonici, artistici e storici d’Abruzzo, elaborò un progetto per la cultura che espose alla Conferenza Stato-Regione al Forte spagnolo, partendo dall’asserzione che essa stessa “è il vero petrolio italiano”.

L’enorme e splendido patrimonio fruibile nel campo dei beni culturali, e si intendeva quello artistico-immobiliare, non paragonabile a quello degli altri Paesi, figurava quindi come un vero e proprio capitale e doveva far riflettere per dare il via a una campagna di intervento per promuovere e ottimizzare la sua funzionalità e non solo: era (ed è) auspicabile che la sua gestione divenisse essa stessa un segno distintivo del made in Italy in tutto il mondo.

“Introiti e sviluppo dell’indotto sono innegabili – spiega Manganaro – come erano innegabili le positive conseguenze per l’occupazione grazie, per esempio, alla riattivazione dei settori in crisi e improduttivi, alla riscoperta delle tradizioni di mestiere e di costume che avrebbero potuto infondere una grande linfa vitale all’economia del nostro Paese, alla positiva ricaduta di immagine a livello internazionale ed al contempo metteva in risalto un altro aspetto fondamentale: quello della tutela, della continua messa a norma e della salvaguardia, un elemento che sarebbe stato molto sensato visti poi gli accadimenti nel 2009 in Abruzzo e nel 2012 in Emilia Romagna”.

Fulcro programmatico e strutturale di questa fruttuosa impresa doveva essere proprio L’Aquila grazie alla creazione in loco di un network, nonché scuola multidisciplinare a diversi livelli.

“L’idea di fondare questo organismo – spiega ancora Manganaro – partiva anche da un altro presupposto: analizzando l’incidenza che avrebbe avuto la tecnologia nel giro di pochi anni, molto meno costosa rispetto alla manodopera, anche in tale ambito, vi era la necessità di anticipare e di sfruttare questa risorsa ma anche di identificare ‘un fattore irripetibile, non soggetto a imitazioni e concorrenza che non dimenticasse l’umano”.

Il “nostro petrolio”, secondo Manganaro, non sono solo le opere e i palazzi d’epoca ma anche chi materialmente e intellettualmente se ne prende cura, cioè professori, ricercatori, artisti e artigiani.

Vi era perciò la necessità di distinguersi, elevando la formazione nel campo dei beni culturali in modo da attirare giovani da tutto il mondo per formare personale altamente specializzato che, con il passare del tempo, una volta che gli studenti fossero tornati nei rispettivi Paesi, collocandosi come professionisti, potesse favorire gli scambi lavorativi e commerciali tra il territorio aquilano ed il resto del mondo.

Le discipline previste erano variegate: restauro, pittura, scultura, architettura, storia dell’arte, gestione, catalogazione, sicurezza, marketing operativo, legislazione, amministrazione, artigianato, informatizzazione e innovazione tecnologica, eccetera.

L’organizzazione prevedeva una società di servizi, una struttura cioè centrale strategica, che si appoggia e ottimizza altre periferiche cioè realtà culturali, enti e istituti già esistenti, coinvolgendo sia le più prestigiose istituzioni pubbliche italiane che le professionalità private, quali imprenditori ed artigiani affermati, nonché le fondazioni.

La società di servizi avrebbe avuto anche la funzione di studiare attentamente il marketing e la logistica e di razionalizzare le risorse economiche, per esempio istituendo borse di studio e corsi dislocati all’estero, nonché di stipulare convenzioni grazie alla collaborazione con il ministero degli Esteri, con gli Istituti di cultura e con le Fondazioni italiane operanti oltre confine.

Un Comitato scientifico di livello internazionale, infine, avrebbe garantito la qualità della struttura, della didattica, dell’aggiornamento costante.

Il progetto ebbe presto il benestare della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, grazie all’immediato riscontro da parte dell’allora presidente. Pasquale Giancola, ottenuto dallo stesso architetto Bucci Morichi, nonché il sostegno da parte della Regione Abruzzo, grazie al presidente Giovanni Pace, all’allora assessore regionale alla Formazione professionale Leo Orsini, all’allora assessore alla Cultura Bruno Sabatini.

Tutti questi incaricarono Manganaro di curare un “coordinamento e studio per l’espletamento delle attività prodromiche alla stesura per la realizzazione di un network culturale formativo multidisciplinare e multilivello”.

E ancora l’approvazione da parte dell’allora direttore generale del Mibac Regione Abruzzo, Roberto Di Paola, che lo inviò ad Arcus, società per lo sviluppo dell’arte e della cultura, per il definitivo consenso dove, “pur apprezzando il valore artistico, culturale ed innovativo dell’iniziativa proposta”, a causa della mancanza di risorse, “non poteva” all’epoca “inserirla nel piano di progettazione autonoma”.

Manganaro non si diede però per vinto e iniziò, questa volta a Roma, una fitta corrispondenza con i ministeri per i Beni e le attività culturali, degli Esteri, dell’Università e della ricerca scientifica e anche con la presidenza del Consiglio dei Ministri con l’allora premier, Silvio Berlusconi: da tutti ricevette risposte di interesse nell’approfondire l’efficacia operativa e gli aspetti tecnico finanziari dell’operazione.

Infine il compianto onorevole Remo Gaspari, un uomo sempre attento alla crescita sociale ed economica della sua terra natia, che scrisse di suo pugno una missiva formale, il maggio 2009, per sostenere i proponimenti di Manganaro e promuoverli presso il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, definendoli “di grande interesse per la città dell’Aquila e che lo stesso premier avrebbe condiviso”.

LA RIPRESA

Tornando ai nostri giorni, del progetto si è riparlato il 23 ottobre scorso, a palazzo Barberini a Roma, dove durante l’importante incontro annuale dell’associazione Civita, nel nome dello storico segretario generale, Gianfranco Imperatori, sono stati esposti i due dipinti seicenteschi, “La nascita della Vergine” e “Il transito della Vergine”, di Giacinto Brandi, provenienti dal Museo Nazionale d’Abruzzo, emblemi dell’incessante e fervente impegno per recuperare le innumerevoli opere danneggiate dal terremoto.

Tutto ciò alla presenza del senatore Antonio Maccanico, dell’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’abruzzese Gianni Letta, rispettivamente presidente e presidente onorario di Civita, di Roberto Cecchi, sottosegretario ai Beni e le attività culturali, dell’assessore alla Cultura del comune dell’Aquila Stefania Pezzopane, di Antonio Del Corvo, presidente della Provincia dell’Aquila, del banchiere Giancarlo Liberatore.

In particolare, Manganaro, nel salutare gli amici presenti, ha avuto modo di confrontarsi con Roberto Marotta, presidente della Fondazione Carispaq, che gli ha rinnovato il personale interessamento alla presentazione del network soprattutto nella prospettiva che si avveri l’obbiettivo L’Aquila città della cultura 2019.

Della opportunità di valorizzare il progetto si è parlato anche in una recente conversazione telefonica tra Manganaro e il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

“Vorrei mettere a disposizione della città dell’Aquila e del suo territorio il mio progetto frutto di tanto lavoro e tante azioni di lobby – spiega Manganaro – Date le caratteristiche del network e l’opportunità che si presenta oggi di concorrere per l’importante evento che cadrà a dieci anni di distanza dalla ferita del sisma, chissà che proprio L’Aquila possa centrare il suo riscatto e possa divenire il motore trainante della rinascita finanziaria e culturale non solo per il suo territorio ma come simbolo per tutta l’Europa come eccellenza italiana”.