L’AQUILA – L’Abruzzo ha ormai varcato abbondantemente la soglia dei 200 casi positivi al coronavirus: il totale, al momento, è arrivato a 229. Il trend, da qualche giorno, si è consolidato verso una crescita che ancora resta graduale e non esponenziale, ma costante. Anche se ieri si è toccato il record con 53 positivi.

Si è passati dai 33 casi del 9 marzo ai 229 di oggi, in appena 8 giorni, tanto per stare all’evoluzione dell’ultima fase. Negli ultimi giorni si è assistito a un trend in aumento grossomodo sempre di percentuali intorno al 25-28% rispetto al giorno prima.

Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 6 pazienti deceduti (spetterà in ogni caso all’Istituto Superiore di sanità attribuire le morti al Coronavirus, in quanto si tratta di persone già affette da patologie pregresse): 5 pazienti clinicamente guariti (che da sintomatici con manifestazioni cliniche associate al Covid 19, sono diventati asintomatici) e 2 guariti (che hanno cioè risolto i sintomi dell’infezione e sono risultati negativi in due test consecutivi).

La crescita maggiore c’è stata tra il 15 e il 16 marzo, da 137 a 176 casi, nella giornata più nera prima di quella odierna, con 39 positivi. Nell’ultima rilevazione, invece, si è passati da 176 a 229, con un aumento di 53, ovvero del 30,1% rispetto al giorno precedente. Tra il 14 e il 15 marzo ci si era fermati a un +22,3%, con un passaggio da 112 a 137.

L’andamento sarà importante per capire anche la tenuta delle terapie intensiva. Fino a ieri il servizio Tutela e Prevenzione della Regione segnalava 37 pazienti ricoverati in queste condizioni, ovvero poco meno del 50 per cento delle capacità totali fissate a inizio emergenza, pari a circa 80 posti. L’aggiornamento di oggi parla invece di 32.

Bisognerà capire se e come sta avvenendo l’implementazione dei posti: gli ultimi dati ufficiali sono quelli che riguardano l’ospedale del G8, all’Aquila, dove sono già operativi sei posti di terapia intensiva con altri 24 di sub a stretto giro. Una struttura realizzata per il G8 che si è svolto all’Aquila dopo il sisma che, già sta ospitando pazienti provenienti da fuori città, dal resto dell’Abruzzo e anche dalla Lombardia. La geografia dei contagi, anche all’interno della regione, è variegata. 

La provincia che sta soffrendo di più è quella di Pescara, dove ad oggi si registrano ben 38 casi che fanno riferimento direttamente alla città; seguono i focolai già noti di Penne con 20 casi e Città Sant’Angelo con 11. I casi in tutto sono 138. Critica anche la situazione di Ortona, nel Teatino: i casi sono arrivati ormai a quota 13 su un totale di 41. In totale le province di Pescara e Chieti assommano 179 casi sui 229, con focus particolare nell’area vestina e, da qualche giorno, anche in quella metropolitana Pescara-Montesilvano. 

Anche per queste ragioni ci sono timori nella contigua Valfino, in provincia di Teramo, dove ci sono 31 positivi. Si susseguono, da giorni, gli appelli a chiudere ulteriormente quest’area in una sorta di “zona rossa” potenziata. A Castiglione Messer Raimondo (già 9 positivi), si sta pensando di effettuare tamponi a tappeto sui circa duemila cittadini. Per il resto la provincia teramana appare tranquilla, con appena 21 casi che comprendono i 4 già risolti a Roseto e i 3 di Teramo città. 

Situazione variegata anche nella provincia dell’Aquila, dove si registrano 19 casi.  L’emergenza, qui, è soprattutto nella Marsica: ad oggi sono 11 i casi che fanno riferimento al territorio, più uno che riguarda un paziente extra Asl che ha comportato comunque la necessità di isolare delle persone. All’Aquila città ci sono 3 casi conclamati: una dalla Lombardia (già guarita) e uno con origini napoletane. L’ultimo è il primo vero caso aquilano, un giovane di 33 anni. Rischio focolaio anche nell’Alto Sangro, con due casi già acclarati, mentre Sulmona è ferma a uno. 

Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 1688 test, di cui 995 sono risultati negativi.

La differenza tra il numero dei test eseguiti e gli esiti, è legato al fatto che più test vengono effettuati sullo stesso paziente. Nel totale viene considerato anche il numero degli esami presi in carico e tuttora in corso.

CONTAGIO AL MOTORADUNO? STA MEGLIO AQUILANO POSITIVO

Potrebbe esserci un raduno di moto, che si è svolto dal 6 all’8 marzo scorsi in Campania, all’origine del primo contagio aquilano da coronavirus.

E’ coinvolto un giovane di 33 anni, che è stato trovato positivo al tampone nella giornata di martedì, dopo essersi messo in quarantena. Il giovane è in buone condizioni nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale dell’Aquila.

Le attenzioni ora sono ricoverati alla ricostruttive dei contatti: secondo quanto si è appreso, sarebbero stati messi in isolamento a casa parenti e un gruppo di amici appassionati di motociclismo e sarebbero stati effettuati alcuni tamponi. Nei prossimi giorni sono attesi i risultati che riusciranno a chiarire il possibile contesto evolutivo di questa situazione.

Fatta eccezione per questa vicenda, che in ogni caso è destinata a mantenere alta l’attenzione, all’ospedale dell’Aquila la situazione, per ora, rimane piuttosto sotto controllo.

Si è chiuso il “caso” Geriatria: il reparto, dove era stato appoggiato un paziente poi risultato positivo al virus, è stato regolarmente riaperto dopo che gli ultimi tamponi hanno dato esito negativo per i contatti più stretti dell’anziano, un sangrino. Nel reparto di Malattie infettive ci sarebbero altri casi sospetti, in particolare una donna anziana.

Anche in questo caso si attendono il tamponi. I casi, all’Aquila, al momento restano tre: i primi due riguardano la dottoressa tirocinante lombarda che ormai, definitivamente negativa, può lasciare la città dopo essere stata dimessa il 13 marzo scorso; l’altro è un ragazzo di origine campane che gestisce un centro perlo svago a scuola: molte persone collegate all’attività di divertimento hanno già terminato l’isolamento domiciliare.

L’AQUILA: GIOVANE MEDICO HA SCONFITTO IL VIRUS

L’AQUILA – Ha sconfitto il coronavirus la prima paziente postiva all’ospedale dell’Aquila: si è negativizzata e potrebbe tornare a casa la giovane laureata in medicina originaria di Brescia, ricoverata il 28 febbraio scorso al reparto Malattie infettive, diretto dal dottor Alessandro Grimaldi, a causa di febbre e difficoltà respiratorie e trovata positiva dopo il tampone. 

La studentessa è arrivata nel capoluogo regionale con tre colleghe per partecipare all’esame di abilitazione, poi annullato. 

L’allarme era scattato perché la dottoressa ha riferito di aver avuto contatti con il fidanzato, un collega di Bergamo, risultato positivo al Covid 19. 

La specializzanda era uscito dall’ospedale il 13 marzo scorso in ottime condizioni e senza sintomi ma con i tamponi ancora non negativi: è stata trasferita in una casa messa a disposizione dalle istituzioni dove è rimasta isolata fino alla notizie dei due test negativi. 

In questi giorni è stata seguita a distanza dai medici ed assistita dalla protezione civile che tra le altre cose le ha consegnato i pasti. 

Sarà il dipartimento di prevenzione della Asl provinciale dell’Aquila, diretto dal dottor Enrico Giansante, a dove stabilire tempi e modalità del ritorno alla vita normale da parte della giovane che proviene da una delle zone più colpite della Lombardia. 

IN ITALIA 

Salgono i numeri dell’epidemia di coronavirus in Italia, con 26.062 casi (2.989 in più rispetto a lunedì) e il numero complessivo dei contagiati, comprese vittime e guariti, è pari a 31.506; i decessi solo aumentati a 2.503 (345 più di lunedì), confermando l’incremento del 10% che si osserva da giorni.

Sono cifre che confermano la tendenza generale, mentre l’attenzione si sposta verso la situazione nel Centro-Sud ed è ancora difficile dire quando ci sarà il picco, che potrebbe arrivare fra il 25 marzo e il 15 aprile.

Nel frattempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) avverte che esiste il rischio che l’epidemia possa tornare. “Il rischio che l’epidemia di Covid-19 dopo questa prima fase possa in seguito ripartire c’è, a partire dalla Cina, dove certo non tutta la popolazione è stata colpita”, ha detto il direttore generale aggiunto dell’Oms, Ranieri Guerra, a margine della conferenza stampa della Protezione civile.

Nel frattempo si guarda ai dati attuali. “I numeri di una giornata non hanno rilevanza statistica e si inseriscono bene nella tendenza osservata in questi giorni”, osserva il fisico Giorgio Sestili, curatore della pagina Facebook dedicata all’analisi dei dati epidemiologici sul coronavirus.

“Non sono numeri né buoni né negativi, ma sul dato nazionale siamo certi che non sia più crescita esponenziale”, ha aggiunto. “Finora è stata la Lombardia a trainare il dato nazionale, ma adesso lo sta rallentando in quanto la crescita, sebbene ci sia ancora, è più lenta. Nei prossimi giorni – ha aggiunto – sarà importante vedere il dato relativo al Centro-Sud, dove si osserva una crescita veloce ed esponenziale, ma dove non si vedono ancora gli effetti delle misure restrittive”.

Per questi motivi, ha proseguito Sestili, “c’è un’incertezza molto ampia riguardo all’arrivo del picco. Quello che possiamo dire – ha aggiunto – è che alcune analisi parlano di un picco che potrebbe aggirarsi fra il 25 marzo e il 15 aprile”.

Sono però ancora moltissime le variabili da considerare e nel frattempo “è importantissimo continuare con la chiusura totale ed evitare la nascita di focolai nel Centro-Sud”. Un concetto ribadito dal commissario Angelo Borrelli nella conferenza stampa della Protezione civile: “Quello che è importante è limitare la mobilità e stare più possibile a casa perché questo è l’unico modo che ci permette di ridurre” la diffusione del virus.

È ancora “prematuro – ha aggiunto – fare previsioni sulla diffusione del virus al Sud e per poter esprimere dei giudizi”; quanto al picco, Borrelli ha osservato che “la prossima settimana potremo avere dati più adeguati in relazione alle misure adottate”. È un tema, quello del contenimento, ormai prioritario in tutta l’Europa, come ha rilevato Ranieri Guerra.