ROMA – Riutilizzare le mascherine professionali è possibile, ma è necessario farlo attraverso un preciso processo, per “evitare che il fai da te porti a problemi ulteriori rispetto a quelli che già abbiamo”.
A proporre all’Istituto Superiore di Sanità (Iss) di definire delle linee guida specifiche “in modo tale da avere maggiore disponibilità di prodotti sul mercato” di un bene oggi quanto mai necessario come le mascherine facciali filtranti FFP2 e FFP3, è la sezione Safety di Assosistema Confindustria, associazione che rappresenta le imprese di produzione, distribuzione, manutenzione di dispositivi di protezione.
“Fate attenzione a quello che leggete in questi giorni sul web – – dichiara Claudio Galbiati, presidente Safety di Assosistema Confindustria – perché le soluzioni messe in campo per sanificare i dispositivi di protezione individuale, mirano ad eliminare la carica virale ma possono danneggiarne la capacità filtrante, poiché sono processi non validati dai produttori. L’Iss deve fornire una linea guida su questi aspetti per evitare che il “fai da te” porti a conseguenze ben peggiori, anche a livello di responsabilità, per chi rimette in circolo il prodotto”.
Per farlo in modo corretto, Safety di Assosistema Confindustria indica un preciso processo al quale i filtri P2 e P3 e le maschere FFP2 e FFP3 sono già sottoposte prima di essere messe in commercio, ovvero l’esposizione a temperature di 70 gradi.
“Stiamo fornendo all’Iss indicazioni già sperimentate per quanto riguarda la parte filtrante, con ampia letteratura in merito, per arrivare a definire un protocollo di sanificazione condiviso”, aggiunge Galbiati.
“Si tratta di una misura tampone – aggiunge il segretario generale di Assosistema Confindustria, Matteo Nevi – che potrebbe dare però un po’ di respiro in alcune aree del Paese maggiormente colpite”.





