L’AQUILA –  “Da quando si è diffusa la notizia di alcuni casi di contagio in Spagna messi in relazione con viaggi di persone del Nord Italia e della diffusione a macchia d’olio del Covid 19 anche in altre regioni d’Italia, tra cui l’Abruzzo, dalle autorità straniere sono stati messi in atto comportamenti di estrema prudenza verso l’intera comunità italiana e spesso, dopo aver parlato in italiano, ci ritroviamo con il sedile accanto al nostro vuoto in metropolitana”.

Mentre gli Stati mettono l’Italia in una sorta di black list, gli italiani all’estero, in alcuni casi, stanno vivendo un vero e proprio incubo: Nelle ultime ore, infatti,  si sono moltiplicate le testimonianze di italiani che vivono all’estero che hanno dovuto affrontare situazioni “spiacevoli” per l’allarme coronavirus e vengono trattati “come se fossimo già contagiati”.

Gran Bretagna, Olanda, Australia, Bulgaria, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita Cina, Eritrea, India, Taiwan, Tagikistan, Kazakhistan, Romania e Kirghizistan, si allunga la lista dei Paesi stranieri che hanno deciso di adottare delle misure restrittive nei confronti dei viaggiatori italiani per contenere la diffusione del Coronavirus.

Voli cancellati, quarantene obbligatorie anche senza avere sintomi, una scolaresca allontanata da una piscina perché proveniente dall’Italia. Sono momenti difficili per tutti gli studenti e i cittadini italiani che vivono o studiano in Europa, colpiti dall’emergenza Coronavirus, pur non avendo contratto Il Covid 19.

“Non sono giorni facili per noi – racconta ad AbruzzoWeb un ragazzo aquilano che vive da un anno in Bulgaria, a Sofia, dove si è trasferito per lavoro – Il problema più grande all’inizio è stato capire cosa stesse succedendo in Italia: la portata del contagio, l’entità e la gravità dei casi. Insomma, abbiamo seguito giornali e tg, preoccupati per i nostri connazionali. Sono arrivate anche tante fake news e per noi è stato ancora più complicato districarci nelle centinaia di notizie pubblicate in questi giorni. Stiamo vivendo una vera e propria psicosi contro di noi: quando parliamo in italiano tutti ci guardano male. Ovunque ci fanno sentire ospiti indesiderati, iniziamo ad essere trattati come se fossimo ‘scomodi’. Tutti gli italiani residenti all’estero, anche parlando con amici che vivono in altri Paesi europei, raccontano che i comportamenti nei loro confronti sono cambiati da quando c’è questa emergenza”.

Le notizie false “hanno portato la comunità bulgara ad avere dubbi su tutti gli italiani – prosegue – non riuscendo a distinguere le note e le news ufficiali e verificate, si è creato un clima di tensione, a volte addirittura di panico verso tutti i cittadini italiani”.

A seguito dei casi accertati nel Nord Italia e i primi casi al Centro e al Sud, poi, la situazione è peggiorata: “Sono state prese misure preventive, soprattutto nei confronti degli italiani, dal governo bulgaro e dalle stesse aziende per cui molti di noi lavorano. Non c’è un divieto di entrare o uscire dal paese, ma in un certo senso ti ‘spingono’ a non tornare in Italia, perché l’iter per poi rientrare non è semplice”, spiega il giovane abruzzese.

La Bulgaria, infatti, richiede a tutti i passeggeri provenienti dall’Italia la compilazione di un questionario, in presenza di un ispettore sanitario, dichiarando le proprie generalità e se si avvertono dei sintomi. In caso di febbre alta o tosse, verificatesi successivamente all’ingresso nel Paese, si dovrà contattare un medico di base. Le autorità locali raccomandano di non recarsi direttamente all’ospedale senza aver prima preso contatto con il medico. 

Per tutti i passeggeri in arrivo in Bulgaria che presentassero temperatura corporea superiore ai 37 gradi è prevista una consultazione nella struttura sanitaria specializzata istituita in Aeroporto. Inoltre, la compagnia Air Bulgaria ha comunicato la cancellazione dei voli da e per Milano fino al 27 marzo.

Le restrizioni, il più delle volte, portano gli italiani a dover scegliere se tornare o meno, valutando tutti i pro e i contro del caso. Il giovane aquilano, che sarebbe dovuto tornare a marzo, ha preferito restare in Bulgaria: “Nonostante avessi già comprato i biglietti, per i quali non è previsto il rimborso, ho scelto di restare a Sofia per evitare la quarantena obbligatoria se si rientra dall’Italia”.

La stessa decisione è stata presa anche da un connazionale che lavora e vive in Bulgaria, un ragazzo di Sassari che in questi giorni sarebbe dovuto tornare nel suo Paese: “Da qui non abbiamo un volo diretto per tornare in Sardegna, quindi è necessario fare scalo o a Milano o a Roma, con un costo anche abbastanza elevato, circa 250 euro. Ho scelto comunque di restare a Sofia per non perdere giorni a lavoro evitando quindi la quarantena di 14 giorni”.

Entrambi i giovani italiani spiegano che la quarantena viene considerata “malattia” nell’azienda per cui lavorano: “i primi tre giorni sono pagati normalmente, poi viene scalato per il periodo successivo il 20 per cento – sottolineano – anche se è una misura decisa ‘a monte’ e non dipende dunque da noi”.

C’è anche chi è tornato ugualmente in Italia, come una ragazza originaria della Valtellina, in provincia di Sondrio, che vive in Bulgaria: “Avevo prenotato il mio volo a metà gennaio, quando è saltata fuori la storia di questo nuovo virus, in Italia hanno iniziato anche a dire che si stava esagerando nel riportare notizie sul Covid 19, ma noi italiani all’estero non abbiamo saputo nulla della nostra sorte fino a martedì 25 febbraio, quando i nostri manager a lavoro ci hanno comunicato che da quel giorno in poi tutti coloro che sarebbero rientrati dall’Italia, positivi o meno al Coronavirus, sarebbero dovuti stare in quarantena 14 giorni con tanto di certificato di malattia”.

“Personalmente oltre a stare con la famiglia qualche giorno, dovevo fare delle visite, ma ho tentennato tutto il giorno per capire cosa sarebbe stato meglio fare, quel giorno tra discussioni con gli stessi miei compaesani e con quelli che stanno sopra di te al lavoro, era tutto un po’ confuso, un po’ credo perché le cose che non conosciamo ci portano sempre a preoccuparci di più, un po’ perché la disinformazione fa creare un gregge di pecore che segue ciò che viene detto dall’alto senza guardare veramente la realtà dei fatti”, racconta la giovane ad AbruzzoWeb.

“Volevo partire ma volevo essere sicura di che cosa sarebbe successo una volta rientrata o che cosa mi fosse servito per poter partire senza essere bloccata in aeroporto nell’eventualità – spiega – Ho chiesto a una collega di contattare l’aeroporto di Sofia in Bulgaria per chiedere informazioni quel giorno e le era stato detto che l’unica cosa obbligatoria erano le mascherine guanti di lattice e igienizzante, cose che io giorno dopo mi ero procurata. La sera del 25 però dubbiosa chiamo l’aeroporto di Bergamo e lì mi dicono che i voli sono funzionanti e ci sono solamente i controlli della temperatura, di controllare sul sito viaggiare sicuri.it o contattare il ministero della salute per info su coronavirus. Il giorno della partenza esce una notizia in Bulgaria che chiunque rientri dall’Italia o Cina, sarà sottoposto ai controlli vari e positivo o meno dovrà stare in quarantena, dunque anche nel mio posto di lavoro, senza la quarantena non si potrà rientrare in ufficio”.

“Decido di partire comunque, ora o più avanti sarei comunque dovuta andare in Italia e questa situazione non si sa quanto durerà quindi pazienza. Arrivata in aeroporto a Sofia, solo pochissima gente aveva la mascherina, ma veramente poca, e tra l’altro indossavano mascherine ‘normali’ quindi neanche adatte all’emergenza e nessuno di loro lavora in aeroporto. Arrivata a Orio, all’ingresso prima di ogni cosa c’erano tre persone che sembravano dottori con mascherina cappellino guanti e la giacca da sala operatoria non so come si chiama, con una ‘pistolina’ apposta misurano la temperatura in un secondo poi basta, fai i controlli prendi i bagagli ed esci, e anche lì tutto normale, il personale senza nessun tipo di protezione e tantomeno la gente”, aggiunge.

La ragazza riporta anche una testimonianza di come la vicenda abbia avuto ripercussioni nella vita quotidiana degli italiani, ma anche di come si stia lentamente tornando alla normalità: “In Italia, al Nord, stanno riaprendo bar, ristoranti, spa, negozi, tutto normale, solo alcuni hanno chiuso qualche giorno nel weekend ma dalla settimana prossima riprenderà tutto. Le scuole resteranno ancora chiuse, mentre in giro si vedono tutti i ragazzi, bimbi e genitori nei centri commerciali, nei bar, quindi l’opposto di quello che dovrebbe essere. Dunque mi aspetto quel tipo di controllo una volta arrivata a Bergamo o in Bulgaria, ma comunque dovrò farmi la quarantena lo stesso. Quando mi trovavo in Bulgaria erano venuti a trovare me e il mio ragazzo alcune persone dall’Italia e anche altri che erano stati a contatto con persone da lì o erano rientrare da poco, ma non è stato fatto nulla perché la cosa sarebbe cominciata da quel martedì 25 in poi”.

Casi limite, poi, si sono registrati in Spagna, dove un quotidiano locale ha riportato la notizia di un gruppo di alunni di nazionalità italiana a cui è stato impedito l’ingresso in una piscina comunale a Barcellona. 

Si trattava di bambini di una scuola Montessori della città spagnola, diversi dei quali nati peraltro in Spagna da famiglie miste. La piscina si è poi scusata per l’accaduto ed è intervenuto anche il Comune che ha parlato di “eccesso di zelo” da parte della struttura sportiva.

i paesi che hanno adottato misure restrittive nei confronti degli italiani

Dal sito di Viaggiare Sicuri del Ministero degli Affari Esteri emerge che la Giordania ha “vietato l’ingresso di tutti i viaggiatori provenienti dall’Italia, salvo i cittadini giordani. Ai viaggiatori che abbiano viaggiato in Italia, Cina, Corea del Sud e Iran nei 14 giorni precedenti l’arrivo in Giordania sarà negato il visto d’ingresso”.

Stessa situazione per le Seychelles dove le autorità hanno “vietato a tutte le compagnie aeree con voli diretti alle Seychelles di imbarcare passeggeri che siano stati in Italia, Cina, Sud Corea e Iran negli ultimi 14 giorni”, a eccezione dei cittadini delle Seychelles e dei residente del Paese. Il Kuwait ha “annunciato la sospensione di tutto il traffico aereo da e per l’Iran, l’Italia, la Corea del Sud e la Thailandia”.

Sempre sul sito del Ministero si legge che le autorità della Romania stanno adottando misure di controllo e quarantena domiciliare di 14 giorni per i viaggiatori provenienti dalle località colpite dal Coronavirus. In particolare, all’arrivo in Romania, tutti i “viaggiatori asintomatici delle aree maggiormente interessate, rispettivamente la provincia cinese dell’Hubei e le località italiane oggetto di specifica ordinanza della Lombardia e del Veneto, saranno collocati direttamente in quarantena, per un periodo per 14 giorni. Ai viaggiatori provenienti da altre località delle regioni Lombardia e Veneto sarà richiesto un isolamento volontario domiciliare per 14 giorni dall’arrivo” nel Paese.

L’Ucraina, invece, ha deciso di aumentare i controlli per i passeggeri. In particolare “le autorità sanitarie ucraine hanno annunciato il controllo della temperatura corporea per tutte le persone provenienti dall’Italia, sia attraverso i confini terrestri, in particolare quello con l’Ungheria, che negli aeroporti internazionali laddove sono state predisposte unità epidemiologiche mobili. Le persone che presentino sintomi della malattia verranno poste in temporaneo isolamento e sotto osservazione per essere eventualmente trasferite nei reparti di infettivologia degli ospedali ucraini specializzati”.

In Moldavia il premier Ion Chicu ha annunciato l’installazione di un termoscanner presso l’aeroporto di Chisinau per esaminare i passeggeri provenienti dall’Italia, “cui seguirà l’installazione di un secondo scanner adibito a controlli generalizzati”.

Il Brasile ha adottato una procedura di controllo sui voli diretti in arrivo dall’Italia presso l’Aeroporto internazionale di San Paolo, che prevede la salita a bordo di alcuni ispettori dell’agenzia, la formulazione di una serie di domande a fini di sanità pubblica, in particolare all’equipaggio, e la lettura, da parte del personale di bordo ai passeggeri, prima dello sbarco, di un messaggio informativo che richiama misure preventive per evitare la trasmissione della malattia e la necessità di rivolgersi a un medico nel caso in cui si registrino sintomi quali febbre, tosse o difficoltà respiratori”.

La Polonia invece raccomanda, “per chi rientra dalle Regioni del Nord Italia” di adottare misure di auto-monitoraggio. In Lettonia, le autorità locali richiedono ai passeggeri in arrivo su voli provenienti da Milano, Bergamo, Venezia e Verona la compilazione, in aeroporto, di un modulo rilasciato dal Centro di Prevenzione e di Controllo delle Malattie locale, in cui indicare la Regione di provenienza, i luoghi in cui ci si e’ recati di recente nonché’ la prevista durata e il luogo di soggiorno” nel Paese.

Controlli per chi proviene dall’Italia anche in Egitto, e Montenegro.

Scorrendo l’elenco, che viene aggiornato in tempo reale, emerge che la Bulgaria richiede “a tutti i passeggeri provenienti dall’Italia la compilazione di un questionario, in presenza di un ispettore sanitario, dichiarando le proprie generalità e se si avvertono dei sintomi. In caso di febbre alta o tosse, verificatesi successivamente all’ingresso nel Paese, si dovrà contattare un medico di base. Le autorità locali raccomandano di non recarsi direttamente all’ospedale senza aver prima preso contatto con il medico. Per tutti i passeggeri in arrivo in Bulgaria che presentassero temperatura corporea superiore ai 37 gradi è prevista una consultazione nella struttura sanitaria specializzata istituita in Aeroporto. La compagnia Air Bulgaria ha comunicato la cancellazione dei voli da e per Milano fino al 27 marzo”.

E ancora il Ministero della Salute di Samoa ha stabilito che i viaggiatori provenienti (o in transito) dall’Italia saranno ammessi nel Paese solo se abbiano trascorso 14 giorni di quarantena in un Paese in cui non siano occorsi casi di coronavirus e posseggano certificazione medica (non più vecchia di 3 giorni) che escluda il contagio.

Questi provvedimenti si aggiungono a quelli emanati nei giorni scorsi in particolare dalla Croazia (controlli all’ingresso), dalle Mauritius (che ha interdetto l’accesso a chi proviene dalla Lombardia, dal Veneto e dall’Emilia Romagna), dalla Slovacchia (controlli all’ingresso) e il Turkmenistan (restrizioni all’ingresso per chi proviene dall’Italia).