L’AQUILA – L’Abruzzo è pronto ospitare pazienti provenienti da altre regioni nel caso in cui questo dovesse rivelarsi necessario in base all’evolversi dell’epidemia.

Lo ha assicurato il presidente della Regione, Marco Marsilio, in un’intervista rilasciata alla Stampa: “Siamo disponibili a dare una mano. Non possiamo mica lasciare morire le persone. Non ci è arrivata ancora alcuna richiesta specifica, ma siamo pronti ad ogni evenienza. È chiaro che siamo tutti molto preoccupati. E sappiamo che se ci sarà il picco anche da noi, a quel punto potremmo trovarci nella situazione di non poter assistere i nostri perché nei reparti ci sono persone arrivate da fuori”.

Le valutazioni del governatore traggono origine dal fatto che, almeno al momento, l’Abruzzo appare una delle regioni italiane più fortunate nell’ambito dell’epidemia di coronavirus in corso.

Il bilancio di giornata, infatti, dice ancora nove contagi conclamati, anche se il servizio Tutela e Prevenzione della Regione ha comunicato che ci sono ancora 16 tamponi per i quali si attendono i risultati.

Il governatore ha detto di non poter dire se anche qui arriverà quella che ha definito “la botta forte”, in termini di espansione del contagio. Ma si sta lavorando, in ogni caso, per farsi trovare pronti a qualsiasi evenienza.

Marsilio, di concerto con l’assessore alla salute, Nicoletta Verì, ha presieduto una riunione tecnica Pescara alla presenza del referente regionale sanitario, Alberto Albani, dei direttori generali delle Asl e dei delegati delle aziende sanitarie.

In questo contesto ha detto che l’Abruzzo sta utilizzando questa finestra di calma apparente, in attesa di possibili ulteriori sviluppi, per cercare di implementare le capacità degli ospedali, in termini di posti letto e di percorsi dedicati per raccogliere ricoverare i pazienti contagiati.

Una capacità di potenziamento che però secondo il governatore è limitata al massimo al raddoppio dei posti letto e non di più.

Ragion per cui si rende comunque necessario applicare pedissequamente le precauzioni ampiamente note per limitare al massimo le possibilità di contagio.

Nella stessa intervista il presidente si è detto preoccupato per il ritorno, previsto, degli studenti fuori sede, agevolati dalla sospensione delle attività didattiche.

Per questo ha già chiesto al governo di varare misure ad hoc, magari estendendo quelle già previste per chi si muove dalle zone oggi più colpite.

Nel frattempo lunedì all’Aquila si riunirà il comitato ristretto dei sindaci della provincia, convocato dal primo cittadino del capoluogo e presidente dell’organo, Pierluigi Biondi.

La Regione, per mezzo dell’assessore Guido Liris, ha attivato alcune misure straordinarie per contenere la diffusione del virus e assicurare la continuità dei servizi, in particolare attraverso flessibilità e lavoro a distanza rivolti a categorie svantaggiate.

Infine oggi molte categorie hanno rilanciato l’allarme sulle possibili ripercussioni di carattere economico.

Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti hanno quantificato in oltre 10 mila le aziende maggiormente esposte ai danni provocati dall’epidemia, con 23 mila addetti coinvolti e nove settori merceologici più a rischio: alimentare, benessere, comunicazione, esercizi ricettivi, legno-arredo, moda, riparazione e manutenzione macchinari, ristorazione, trasporto e logistica.

“La Regione fermi l’’atteggiamento schizofrenico di molti Comuni che stanno emanando e progettando ordinanze autonome sulla chiusura di mercati e altre attività economiche”, hanno invece ammonito il presidente di Confesercenti Abruzzo Daniele Erasmi e Domenico Gualà, presidente di Anva-Confesercenti.