L’AQUILA – Sarà una ripartenza post-Coronavirus “lenta” per L’Aquila, nonostante il basso indice di contagio registrato in questi mesi.
È quanto emerge dal nuovo report di Ernst & Young (Ey), network mondiale di servizi professionali di consulenza direzionale, che incrociando gli indicatori di resilienza dello Smart City Index (fattori sanitari, economici e sociali) con i dati del contagio Covid-19, analizza quanto i capoluoghi italiani sono pronti a ripartire e ad affrontare la fase 2 post emergenza coronavirus.
La Pandemia da Coronavirus sta portando ad un rapido cambiamento delle condizioni sanitarie, delle abitudini di vita, delle relazioni sociali e dell’andamento delle attività economiche.
“Sarebbe illusorio pensare che, trascorsa l’emergenza, l’economia possa tornare con facilità allo stato precedente e, ovviamente, il tessuto economico–produttivo della Provincia dell’Aquila, già messo a dura prova negli anni passati da catastrofici eventi naturali, non solo non costituisce un’eccezione, ma necessita di soluzioni adeguatamente strutturate, di efficaci strumenti per la ripresa”, ha precisato Confcommercio.
Lucio Cipollini, coordinatore regionale Abruzzo e Molise della Filcams Cgil, nei giorni scorsi ha lanciato un allarme proprio in merito alla crisi del commercio legata all’emergenza Covid-19.
“Ad eccezione dei negozi di generi alimentari di prossimità e vicinato, tutto il resto del commercio è fermo e si prepara un disastro a livello occupazionale, che oggi non è visibile perché il Governo ha messo in campo gli ammortizzatori sociali e ha sospeso le procedure di licenziamento, ma che tra qualche mese rischia di tradursi in una morìa di aziende di proporzioni inimmaginabili. sulla base di questa dinamica, che va ad inserirsi su un equilibrio già precario del commercio, ci vorranno anni per tornare alla situazione pre-emergenziale. Crediti e prestiti governativi sono solo artifici, perché il commercio per reggersi deve incassare e invece non solo non si è incassato nelle ultime settimane, anche se il 4 maggio si dovesse riaprire, i consumi non torneranno neanche lontanamente ai livelli che c’erano prima dell’emergenza”.
Secondo EY, più del 20% dei capoluoghi italiani non sarà in condizione di ripartire immediatamente, ma farà molta fatica, perché non ha le infrastrutture e le tecnologie adatte ad affrontare la complessità della ripartenza.
Sulla base della diffusione del contagio ad oggi, EY ha classificato le città seguendo 4 cluster della ripartenza, facile, lenta, frenata e critica:
Ripartenza facile (basso contagio/buona resilienza): sono le città (prevalentemente del Centro e del Sud) dove approfittare della ripartenza è più facile, perché hanno le infrastrutture e le tecnologie già pronte, e possono controllare meglio i pochi contagi sul loro territorio. Tra queste: Cagliari, Bari e Lecce, ma anche alcune città medie del centro-nord, come Siena, Pisa, Pordenone, Udine. In classifica anche Cosenza, Perugia, Potenza, Livorno e Sassari-
Ripartenza lenta (basso contagio/scarsa resilienza): sono città dove la ripartenza potrebbe avvenire assai presto, dato il basso livello di contagio, ma più lentamente, perché le loro infrastrutture di mobilità e comunicazione non sono di livello elevato e non consentono grandi prestazioni. Molte del Sud: Caltanissetta, Caserta, Crotone, ma anche alcune del Centro Italia come Viterbo e L’Aquila. In classifica anche Prato, Roma, Napoli, Catania e Palermo.
Il capoluogo abruzzese, dunque, si prepara alla fase due registrando pochi casi di pazienti positivi, rispetto ad altri capoluoghi e alle altre province d’Abruzzo, più colpite dell’Aquila, e pochi contagi.
In Abruzzo, infatti, la curva dei contagi resta stabile: Dall’inizio dell’emergenza, sono stati registrati 2.733 casi positivi, diagnosticati dai test eseguiti nel laboratorio di riferimento regionale di Pescara, dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo e dall’Università di Chieti.
Sono 238 i casi positivi al Covid-19 presenti in provincia dell’Aquila, uno in più rispetto al giorno precedente, di cui 45 ricoverati non in terapia intensiva (4 ricoverati in altra Asl), 9 in terapia intensiva e 125 in isolamento domiciliare (di cui 5 in altra Asl).
Dall’inizio dell’emergenza, ,come rendono noto, il direttore generale della Asl 1 Avezzano, Sulmona, L’Aquila, Roberto Testa, e il sindaco dell’Aquila e presidente del comitato ristretto dei sindaci della Asl, Pierluigi Biondi, sono complessivamente 36 guariti e 23 i deceduti (14 provenienti da altra Asl).
Ripartenza frenata (alto contagio/buona resilienza): sono le città del Nord tradizionalmente “smart”, come Milano, Bergamo, Brescia, Piacenza, ecc., che, pur avendo sistemi di mobilità, reti TLC e reti di sensori molto avanzate, appaiono frenate nella ripartenza da alti livelli di contagio (spesso correlati ad elevati livelli di ospedalizzazione e carenza di medici di base sul territorio). In classifica anche Venezia, Torino, Firenze, Genova, Parma, Bologna, Padova, Pavia e Trento;
Ripartenza critica (alto contagio/scarsa resilienza): sono le città dove la ripartenza appare più critica, perché accanto a situazioni di contagio molto elevate si abbinano livelli di resilienza molto bassi (reti di trasporto pubblico poco capillari e scarsa presenza del car sharing, limitate coperture TLC, pochi sensori sul territorio e mancanza di piattaforme e centrali di controllo dove raccogliere i dati). Sono città come Cremona, Lodi, Lecco, Alessandria, Verbania, raramente ai primi posti nelle classifiche di smart city italiane, dove sembrano mancare le leve delle infrastrutture moderne e delle tecnologie avanzate per potersi risollevare prontamente. In classifica anche Savona, Bolzano, Forlì, Varese, Belluno, Ancona e Como.
La ripresa non può che vertere su cinque elementi fondamentali che potranno consentire la sopravvivenza delle imprese e la conseguente ripresa: liquidità al primo posto, sospensione dei versamenti fiscali e previdenziali, rimodulazione dei tributi locali, ammortizzatori sociali e riduzione del costo del lavoro.
Il “Decreto Liquidità” di recente approvato dal Governo cerca di dare un sostegno alle imprese creando una rete di garanzie, ma è ancora una risposta parziale all’emergenza che il mondo imprenditoriale sta vivendo: esso lascia infatti adito a numerose incertezze in particolar modo riguardo alle tempistiche ed alla fluidità delle procedure da seguire, senza tener conto di un’altra incognita da non sottovalutare che è quella della risposta degli istituti di credito al provvedimento. Le imprese hanno senz’altro bisogno di liquidità immediata da acquisire in maniera semplice e rapida, senza inutili cavilli burocratici.
Ecco perché avremmo preferito, ma continueremo a lottare per questo, credito a fondo perduto per tutte le attività commerciali costrette alla chiusura forzata, così da evitare loro ulteriori indebitamenti e ostacoli burocratici. Allo stato attuale va potenziato innanzitutto il Fondo centrale di Garanzia per le PMI così da assicurare il suo intervento di garanzia al 100% in modo automatico e senza gravosi step di valutazione, oltre all’innalzamento della soglia delle operazioni di credito ben oltre i 25.000 euro e ad un consistente prolungamento dei tempi di restituzione oltre i 6 anni previsti. Sarà necessario disporre una proroga della sospensione dei versamenti fiscali e previdenziali oltre i mesi di aprile, maggio e giugno 2020, dal momento che i tempi di riapertura sono ancora incerti e le aziende, costrette a restare chiuse fino a data da definire, non saranno comunque in grado di far fronte a tali adempimenti.
Stesse considerazioni sul piano della tassazione locale, perché gli operatori non avranno per lungo tempo disponibilità economica necessaria al versamento dei tributi locali quali TARI, COSAP, PUBBLICITA’, IMU, che andranno rimodulati prevedendo una sospensione non di qualche mese, ma per l’intero anno 2020. Bisognerà studiare poi anche dei meccanismi che consentano alle amministrazioni locali di poter continuare ad assicurare lo svolgimento dei loro servizi anche a fronte dei mancati introiti da tassazione.
Anche gli ammortizzatori sociali dovranno subire una proroga oltre i tempi già previsti di 9 settimane e sarà, inoltre, indispensabile prevedere un taglio del costo del lavoro per un congruo periodo temporale, idoneo ad accompagnare la ripartenza delle imprese e ad aiutarle a mantenere i loro livelli occupazionali. Un cenno particolare al turismo che è il settore recante i maggiori danni economici per effetto della pandemia COVID-19.
Tutta la filiera turistica, dalla ricettività ai pubblici esercizi (bar, ristoranti, pizzerie, pub, ecc…), dai tour operator alle agenzie di viaggio, è completamente paralizzata e, anche se il rallentamento delle misure restrittive si avvicina, per il settore la strada è ancora molto lunga.
È necessario porre in essere, dunque, provvedimenti straordinari ed efficaci di sostegno quali finanziamenti a tasso 0, prestiti a fondo perduto magari proporzionali al fatturato aziendale e prolungamento della Cassa Integrazione in Deroga e bisognerà pensare a validi incentivi alla ripartenza come Buoni Vacanza e detrazioni per le spese delle vacanze alle famiglie italiane che soggiornino nelle nostre strutture ricettive. (a.c.p.)




