L’AQUILA – “In questo momento così delicato è fondamentale contenere i contagi del Coronavirus, evitare il più possibile i contatti e attenersi alle linee guida del Ministero, dell’Istituto superiore di Sanità e dell’Organizzazione mondiale della Sanità. La giovane ragazza contagiata all’Aquila non ha avuto un atteggiamento responsabile, da cittadina, ma soprattutto da medico”.
Così Massimo Cialente, ex sindaco del capoluogo abruzzese, medico del Lavoro e pneumologo, commenta il caso del paziente 1 all’Aquila, dopo che nei giorni scorsi è diventato virale un suo audio Whatsapp in cui sottolineava una irresponsabilità del giovane medico.
La ragazza, laureata in medicina all’Aquila ma originaria di Brescia, è stata trovata positiva al Covid-19.
Fidanzata con un collega medico, in prima linea in questa emergenza, quando ha scoperto la positività di quest’ultimo aveva deciso di mettersi in auto-isolamento.
Proprio per questo Cialente sottolinea che “ognuno di noi deve assumere un senso di responsabilità, soprattutto per le categorie più esposte in questo momento, che sono i medici. Stiamo chiedendo un grande sacrificio ai cittadini che vivono nella zona rossa, ma per non renderlo vano dobbiamo tutti rispettare i protocolli e le linee guida, è importantissimo”
“In questa fase – dichiara ancora ad AbruzzoWeb – è necessario ridurre i contatti con chi si trova nelle zone più colpite, che si trovano nel Nord Italia, solo in questo modo si riuscirà a isolare il virus, arginarlo in un’area precisa e combatterlo, in attesa di studiarlo al meglio e capire come si può combattere”.
Allargando il discorso alle polemiche delle scorse settimane sulla pericolosità o meno del Coronavirus e ai due fronti che si sono formati in Italia, Cialente fa chiarezza su alcuni punti.
“Mi sto tenendo informato e sto studiando quanto emerge ogni giorno sul Covid-19, oggi in Italia c’è chi dice che si è fatto troppo allarmismo perché si tratta di una banale influenza e chi al contrario ritiene molto pericoloso il Coronavirus. L’unica cosa certa al momenbto è che siamo di fronte a una pandemia – spiega – Quando vengono registrati numeri superiori di casi di una determinata malattia, o virus, in una zona precisa del mondo si parla di epidemia. Se, invece, vengono interessati diversi continenti, come in questo caso, si parla di pandemia”.
In ogni caso Cialente precisa che “è presto per dire se stiamo esagerando o meno: è un virus nuovo che gli scienziati stanno ancora studiando, quindi siamo in una fase di studio e al momento possiamo preoccuparci soltanto di ridurre il numero di contagi, come accaduto nel Medioevo, ma questo non perché l’infezione sia particolarmente grave, ma perché il nostro sistema sanitario ha un punto di tenuta oltre il quale c’è il collasso”.
Dunque, “questo improvviso aumento di casi, qualora venisse confermato anche il dato del 9 per cento dei ricoveri in terapia intensiva, certamente sta mettendo ‘alla frusta’ il nostro sistema sanitario – prosegue – Ripeto: è fondamentale applicare le misure e, dove esiste un focolaio, evitare che la gente esca e vada in giro, perché l’incubazione va dai due ai 14 giorni, ma la media è di cinque giorni e in molti pazienti i sintomi sono simili a quelli influenzali e quindi difficilmente si pensa di essere stati contagiati”.
Una volta isolato il virus e ridotto il più possibile i contagi, secondo l’ex sindaco e medico aquilano, si potrà iniziare a mettere in campo misure per far ripartire l’economia del Paese, fortemente provata da questa emergenza: “Sarà necessario far partire subito le grandi opere pubbliche per smuovere l’economia, soprattutto all’Aquila, dove ci sono molti lavori ancora in attesa di essere sbloccati – conclude – e questa estate le vacanze facciamole in Italia, bisogna far ripartire la nazione dalle piccole alle grandi cose”.






