PESCARA – Salgono a 2.785 i casi di Coronavirus in Abruzzo, con un incremento di 52 positivi nelle ultime ore, accertati su un totale di 1.234 tamponi analizzati (4.2 per cento di positivi sul totale). Nella giornata di ieri (22 aprile) i positivi erano stati 66 su un totale di 1.418 tamponi analizzati (4.6 per cento).
Scende di poco la percentuale del contagio ma intanto aumentano i guariti, 56 in più rispetto a ieri, 405 in totale, mentre diminuisce il numero di ricoveri in terapia intensiva, 4 in meno, 31 in totale ma crescono quelli in terapia non intensiva, 11 in più, 322 ricoverati in totale. Quattro i decessi registrati nelle ultime ore, che porta il totale a 280.
I 52 casi di oggi si riferiscono 2 alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, 25 alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti, 25 alla Asl di Pescara e 0 alla Asl di Teramo. Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 31.187 test, di cui 24.644 sono risultati negativi. Del totale dei casi positivi, 241 si riferiscono alla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, 677 alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti, 1.236 alla Asl di Pescara e 631 alla Asl di Teramo.
Ad oggi 322 pazienti (+11 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva (43 in provincia dell’Aquila, 94 in provincia di Chieti, 135 in provincia di Pescara e 50 in provincia di Teramo), 31 (-4 rispetto invariato rispetto a ieri) in terapia intensiva (9 in provincia dell’Aquila, 5 in provincia di Chieti, 9 in provincia di Pescara e 8 in provincia di Teramo), mentre gli altri 1747 (-17 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl (128 in provincia dell’Aquila, 455 in provincia di Chieti, 824 in provincia di Pescara e 340 in provincia di Teramo).
Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 280 pazienti deceduti (+4 rispetto a ieri): i nuovi decessi (alcuni dei quali avvenuti nei giorni scorsi, ma la cui positività al virus è arrivata nelle ultime 24 ore) riguardano una 88enne di Montorio al Vomano, una 86enne di Teramo, un 68enne di Penne, un 67enne di Pescara (spetterà in ogni caso all’Istituto Superiore di sanità attribuire le morti al Coronavirus, in quanto si tratta di persone che potrebbero già essere state affette da patologie pregresse);
405 guariti (+56 rispetto a ieri, di cui 215 che da sintomatici con manifestazioni cliniche associate al Covid 19, sono diventati asintomatici e 190 che hanno cioè risolto i sintomi dell’infezione e sono risultati negativi in due test consecutivi).
C’è stata una “grande mitigazione del rischio contagio ma la circolazione del virus è ancora molto importante”.
Lo afferma, Claudio D’Amario, componente il Comitato tecnico scientifico incaricato dalla Giunta regionale per l’emergenza Covid 19.
“Si parla di fase 2 – spiega alla redazione di “Sos Coronavirus” – ma l’epidemiologia non fa distinzioni temporali, segue l’andamento dei contatti sociali. Possiamo dire che sicuramente cambiano gli approcci ed è chiaro che il distanziamento non può più essere il solo antagonista al Covid”.
Secondo D’Amario, nella gestione della fase 2 le regioni dovranno garantire anzitutto la gestione della malattia Covid in “percorsi separati, avere cioè ospedali o padiglioni dedicati, completamente isolati; una attenta gestione delle strutture residenziali, e l’intercettazione dei focolai domestici per la gestione precoce delle complicanze, con un monitoraggio attento a domicilio”.
Si tratta di “elementi di garanzia” finalizzati alla ripartenza e a prevenire nuovi focolai.
“Oggi – spiega D’Amario – siamo in grado di individuare il grado di rischio in relazione alle tipologie di attività produttive; possiamo dire che il rischio è inferiore nella silvicoltura, nell’edilizia e nel manifatturiero mentre è più consistente nelle attività di tipo turistico. Sicuramente ci si è dotati di protocolli avanzati tra parti sociali e datoriali che prevedono anche una nuova cultura della sanificazione, maggiori turnazioni, e il prolungamento degli orari di lavoro, ma ci vuole gradualità”.
Ha un mese e mezzo di vita ed è risultato positivo al Coronavirus.
Il più piccolo paziente contagiato della provincia di Chieti si trova ricoverato presso la Clinica Pediatrica dell’Ospedale “SS. Annunziata”, diretta da Francesco Chiarelli.
La positività del neonato, come pure quella dei suoi genitori, è stata scoperta grazie all’intuizione dei medici dell’unità operativa, alla quale si erano rivolti diversi giorni fa per una sospetta patologia di altro genere del figlioletto.
Eseguito il tampone su tutti e tre, era risultata positiva solo la coppia.
Sono tornati successivamente in ospedale in un secondo momento per alcuni disturbi accusati dal bambino e, con la ripetizione di un nuovo tampone, è emersa la positività al Covid-19.
Ora si trova ricoverato in isolamento in Clinica Pediatrica, in una stanza filtro che rappresenta un presidio di sicurezza per tutti, assistito dalla mamma, che per fortuna accusa sintomi lievi, come pure il papà.
Il neonato viene sottoposto a terapia antibiotica, che nei più piccoli è utilizzata per prevenire la sovrapposizione batterica, ma i medici si dichiarano ottimisti sulle sue condizioni cliniche e sulla possibilità di risoluzione dei leggeri segni polmonari evidenziati in fase di diagnosi.
“I bambini – sottolinea il professor Chiarelli – non hanno grandi problemi con il Covid-19: il virus si attacca a un recettore degli alveoli, che si chiama ACE2 e che i bambini presentano in forma meno espressa. Il virus non arriva pertanto negli alveoli e, anche se arriva, non penetra nelle cellule. Di conseguenza la sintomatologia è più lieve. Secondo le statistiche in Italia ci sono diverse centinaia di bambini positivi a Covid-19 e sono stati tutti bene. Solo due bambini con gravi patologie di base, nel Nord Italia, purtroppo non ce l’hanno fatta. I report scientifici sulla Cina indicano che nemmeno lì hanno avuto particolari problemi con i bambini. L’esperienza italiana si basa prevalentemente su quanto accaduto nelle regioni settentrionali e ha dimostrato che nei più piccoli in linea di massima il decorso è più favorevole”.
Sono 240 i casi positivi al Covid-19 presenti in provincia dell’Aquila, 2 in più rispetto a ieri, di cui 43 ricoverati non in terapia intensiva (4 ricoverati in altra Asl), 9 in terapia intensiva e 127 in isolamento domiciliare (di cui 5 in altra Asl).
Dall’inizio dell’emergenza, sono complessivamente 38 guariti e 23 i deceduti (14 provenienti da altra Asl).
Lo rendono noto il direttore generale della Asl 1 Avezzano, Sulmona, L’Aquila, Roberto Testa, e il sindaco dell’Aquila e presidente del comitato ristretto dei sindaci della Asl, Pierluigi Biondi.
Dei positivi Covid-19 finora registrati 35 sono dell’Aquilano (3 ricoverati non in terapia intensiva, 0 in terapia intensiva, 19 in isolamento domiciliare, di cui 1 in altra Asl, e 13 guariti), 94 della Marsica (15 ricoverati non in terapia intensiva, di cui 2 in altra Asl, 3 in terapia intensiva, 53 in isolamento domiciliare, 18 guariti e 5 deceduti), 58 dell’area Peligna (12 ricoverati non in terapia intensiva, di cui 1 in altra Asl, 2 in terapia intensiva, 37 in isolamento domiciliare, di cui 4 in altra Asl, 4 guariti e 3 deceduti) 19 dell’area Sangrina (4 ricoverati non in terapia intensiva, di cui 1 in altra Asl, 0 ricoverati in terapia intensiva,11 in isolamento domiciliare, 3 guariti e 1 deceduto) e 34 di altra Asl (9 ricoverati non in terapia intensiva, 4 in terapia intensiva, 7 in isolamento domiciliare e 14 deceduti).
In sorveglianza attiva ci sono complessivamente 208 persone, di cui 62 dell’Aquilano, 71 della Marsica e 75 dell’area Peligno-Sangrina.
In sorveglianza passiva ci sono complessivamente 1 persona, di cui 0 dell’Aquilano, 1 della Marsica e 0 dell’area Peligna-Sangrina.
“In tre giorni c’è stato un solo ricovero, il reparto è pieno ma non ci sono richieste pressanti, la situazione sembra volgere al meglio ma occorre molta prudenza”.
Così il primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, Alessandro Grimaldi, nel fare il punto su una struttura ospedaliera e su una Asl, quella provinciale, di gran lunga la meno colpita in Abruzzo in questa emergenza coronavirus.
“L’ospedale aquilano ha reagito molto bene in questa emergenza, c’è stata una gestione efficiente ed ordinata, ci sono stati pochissimi casi di contagi di operatori sanitari, soprattutto un tasso di letalità nel nostro reparto pari quasi allo zero – continua l’infettivologo – Questo a dimostrazione del fatto che se le cure vengono impostate in maniera precoce, mirata e personalizzata, nella fase due abbiamo la possibilità di non far arrivare i pazienti in rianimazione, anzi l’obiettivo finale, grazie ad un efficace collaborazione con medici di famiglia e strutture territoriali, dovrebbe mirare ad una gestione a domicilio”, conclude.
Dai dati in nostro possesso si evidenzia che in un numero ragguardevole di pazienti la negativizzazione può avvenire anche con tempistiche lunghe, dopo 4-6 settimane dal ricovero in ospedale. Il che significa, minimo 21 giorni ma anche più di 42 giorni. Per questo motivo abbiamo spinto per strutture controllate per la quarantena”, spiega Grimaldi sulla negativizzazione dei pazienti guariti dal covid.
“I cinesi ci hanno insegnato che è importante organizzare bene il post covid con quarantene in ambienti dove i pazienti ancora positivi usciti dall’ospedale vengano isolati e controllati per ridurre al minimo la diffusione del contagio sul territorio – continua l’infettivologo – A livello di prevenzione dei contagi, comunque, è essenziale anche un sistema di tracciamento dei pazienti positivi e dei relativi contatti”, conclude l’infettivologo.



