L’AQUILA – “Non è certo un segreto di Pulcinella che io assieme ad altri colleghi di maggioranza abbiamo forti perplessità sul collegio unico previsto dalla proposta di legge elettorale, perché penalizzerà la rappresentanza delle aree interne e non supererà il campanilismo degli eletti”.

A parlare non è un esponente dell’opposizione in Consiglio regionale d’Abruzzo, ma contattato da questa testata, il consigliere regionale di maggioranza Gianpaolo Lugini,  ex vicesindaco di Carsoli, eletto alle regionali del 2024 con 1.014 voti con la lista Marsilio presidente, assieme a Luciano Marinucci, ex sindaco di San Giovanni Teatino. Lugini è un tesserato di Fdi.

Aspetto non certo banale: Lugini si schiera di fatto contro il presidente Marco Marsilio, di Fdi, a cui deve la sua fortuna politica, e che è il firmatario del pdl che modifica la legge elettorale abruzzese sul piatto forte della nuova legge elettorale, il collegio unico regionale al posto dei quattro provinciali, appena approdata in commissione.

“Il mio rapporto con Marsilio è ottimo, che grande stima – assicura Lugini – ma credo, in quanto essere senziente, di poter esprimere, nonostante il rispetto e la lealtà, le mie posizioni”.

Certo è che in maggioranza ci si sarebbe aspettati che Lugini, come pure Marinucci, si fossero invece schierati al fianco di Marsilio come un sol uomo per una misura che dal presidente è considerata una priorità della su seconda legislatura. Aggiungiamoci pure che il gruppo Marsilio presidente ha appena rotto la federazione con Fdi, per avere più autonomia di scelta. Dopo aver presentato Lugini un pdl sulle concessioni balneari (QUI LINK), senza tener conto del fatto che una indicazione nazionale del suo partito, Fdi, di non prendere per ora iniziative su scala regionale una questione che va risolta prima di tutto a livello europeo e nazionale.

E resta il nodo della scontentezza dei due consiglieri della civica del presidente che non sono stati presi in considerazione nella ripartizione degli assessorati, dell’ufficio di presidenza del consiglio e nemmeno per le presidenze di commissione.

E invece è accaduto il contrario: Lugini ha firmato una lettera che chiede un ripensamento e di Maria Assunta Rossi, di Fratelli d’Italia, la quale va ricordato è firmataria insieme a Paolo Gatti, e Francesco Prospero di FdI, Carla Mannetti.

Non solo: Marinucci assieme a Rossi hanno fatto mancare il voto nella Commissione statuto di giovedì, necessario ad accorpare il ddl Marsilio con i due presentati dal Patto dell’Abruzzo, al fine di fare melina. Con il risultato che la maggioranza l’ha spuntata per un solo voto, 14 a 13, rischiando una figuraccia.

Lugini non era in consiglio visto che ha preso un periodo di ferie con la famiglia, ma condivide la presa di posizione del collega Marinucci.

“In linea generale occorre attendere il testo definitivo di una norma che deve ancora passare al vaglio della Commissione, in ogni caso confermo le mie perplessità sul collegio unico e non sono il solo, come noto,  a pensarla così in maggioranza. Non è infatti la scelta adatta per una regione come l’Abruzzo, ed esiste non a caso solo in regioni molto più piccole, come l’Umbria e il Molise”.

Lugini condivide l’argomento principe di Marsilio a favore del collegio unico, ovvero quello di far sì che gli eletti si occupino finalmente di tutta la regione, e non solo del loro collegio elettorale, oltre insomma il localismo, il provincialismo e il campanilismo.

Ma aggiunge, “non credo che con il collegio unico cambierà qualcosa in tal senso, come sarebbe auspicabile, i consiglieri eletti continueranno a dare priorità ai territori di provenienza dove si suppone prenderanno il grosso dei voti”.

Lugini confida dunque in correttivi per garantire la giusta rappresentanza, e ora che si sono riaperti i termini per la presentazione degli emendamenti, annuncia; “farò anche io le mie proposte, per evitare che le aree meno popolose risultino penalizzate”.

Infine ribadisce Lugini, “abbiamo deciso di sciogliere la confederazione con Fdi per riappropriarci di un’autonomia che ogni gruppo consigliare deve avere, per poter meglio rimarcare le nostre posizioni, in modo ovviamente costruttive. La fedeltà alla maggioranza non è in nessun caso messa in discussione. Certo, è vero, forse dopo la vittoria del marzo 2024 meritavamo maggiore considerazione, non per ambizioni personali, ma perché è chiaro che se si ricoprono ruoli in Regione si ha maggior forza per portare avanti le proprie istanze e dare risposte agli elettori e al territorio”.