L’AQUILA – Ci è mancata solo una gustosa arrostata a base di castrato.

Una scampagnata inutile, dannosa, che ha fatto fare all’Abruzzo la solita figura di comunità divisa, litigiosa e incapace.

Non può che essere questo il bilancio della riunione a Bruxelles del Consiglio comunale dell’Aquila, anche se la carovana di personaggi presenti a vario titolo era molto più larga dei soli consiglieri: almeno stavolta non è mancato il numero legale.

Una riunione completamente inutile, perché non è stata produttiva: l’assemblea civica ha infatti approvato una delibera che impegna le istituzioni italiane ad attivarsi per la zfu e una mozione per sollecitare il regime “de minimis” con sgravi sino a 200 mila euro per le aziende nuove e già esistenti.

Due documenti che vanno a occuparsi di situazioni già in discussione negli incontri e nello scambio di documenti tra il ministero dello Sviluppo economico, la rappresentanza diplomatica italiana a Bruxelles e la direzione generale della Concorrenza della Ue.

E qui, come al solito, dal Belgio tornano due verità. Per il sindaco, Massimo Cialente, fin qui c’è stata una presa per… i fondelli e gli iter sono partiti solo da poco. Il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, smentisce e assicura che la zfu è cosa fatta ed è inutile tutta questa gazzarra.

De Matteis accusa Cialente di fare politica su questo argomento delicato, ma lui non ha la campagna elettorale come riferimento, visto che con tutta probabilità o di riffa o di raffa sfiderà proprio il sindaco uscente per la fascia tricolore del capoluogo?

In questo clima di scontro la gente è disorientata e perde ancora di più la speranza già flebile della ricostruzione. La zona franca è diventata un tormentone ormai da troppo tempo, ma i politici che ne parlano sembrano non avere la minima idea che la gente non capisce quello che succede.

Una carovana di 60 persone tra consiglieri e assessori comunali, esponenti della Provincia e della Regione e delle associazioni di categoria potrebbe andare anche bene.

Ma alla luce della grave crisi in corso e delle condizioni di vita nel “cratere” a due anni e mezzo dalla tragedia i costi della politica si accettano solo se producono un beneficio, un risultato concreto, e non la solita guerra di comunicati stampa.

Altrimenti il castrato è meglio mangiarselo a casa, perché sennò la scampagnata diventa una gita extra lusso.