L’AQUILA – “La legge approvata oggi all’unanimità, grazie al lavoro della maggioranza, del presidente della commissione Agricoltura Antonio Prospero e con il sostegno fattivo delle forze di opposizione, è tra le prime in Italia a regolamentare un nuovo ambito di intervento, ossia quello dell’agricoltura sociale, ponendo l’Abruzzo all’avanguardia in questo contesto culturale e sociale”.
Lo affermano Riccardo Chiavaroli, Emilio Iampieri e Walter Di Bastiano, consiglieri regionale del Pdl e ideatori della legge approvata.
“L’agricoltura sociale – spiegano – è una forma di agricoltura che in modo continuativo, a richiesta e su accordo con i soggetti titolari delle attività sociali, può fornire oltre all’attività agricola, servizi rivolti alle varie fasce vulnerabili o svantaggiate della popolazione. Secondo le indicazioni della legge regionale, la ‘fattoria sociale’ diventa quindi centro di servizi sociali dove la coltivazione dell’orto, la cura degli animali, il ciclo biologico e naturale, offriranno stimoli nuovi per interventi di socializzazione, di formazione, di supporto all’educazione”.
“Queste esperienze – proseguono – comunemente indicate con l’espressione ‘agricoltura sociale’, affondano le loro radici nella caratterizzazione stessa dell’attività agricola, prima attività dell’uomo, immersa nei valori come la famiglia, la solidarietà, il contatto con la natura e con i suoi ritmi e nella peculiare continuità famiglia-azienda, per esaltarne il carattere sociale e proporsi come luogo per l’integrazione nell’agricoltura di pratiche rivolte alla terapia e alla riabilitazione dei diversamente abili, all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale di soggetti svantaggiati, all’offerta di servizi educativi, culturali, di supporto alle famiglie e alle istituzioni didattiche”.
“Tali scelte pertanto – concludono i consiglieri – rientrano appieno in quella concezione di sviluppo rurale che è stato efficacemente individuato come ‘nuovo modello di welfare locale’ finalizzato allo sviluppo di attività e prestazioni socio assistenziali che vanno ad arricchire la rete locale dei servizi e delle opportunità sociali evitando quanto più possibile la ‘istituzionalizzazione’ dei pazienti o dei beneficiari degli interventi”.






