L’AQUILA – Il consiglio regionale abruzzese è cominciato oggi nel segno della provocazione e della rievocazione storica: a presentarsi in aula, assieme ai consiglieri regionali del Movimento 5 stelle, due figuranti travestiti da Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, “gli eroi dei due mondi”, che hanno platealmente chiesto di incontrare il presidente della regione e senatore Luciano D’Alfonso, apostrofato come “l’eroe delle due poltrone”, hanno spiegato i pentastellati.
I due figuranti sono subito stati allontanati dall’aula dal presidente del consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio.
Una sceneggiata ironica nel giorno della verità per D’Alfonso: il Consiglio regionale è infatti chiamato oggi a decidere sulla presunta incompatibilità tra le due cariche, contro cui il centrodestra punta l’indice da ormai due mesi e il Movimento cinque stelle ha annunciato di essersi rivolto al tribunale dell’Aquila affinché sia sancita l’impossibilità di mantenere il doppio ruolo. D’Alfonso nella relazione presentata alla Giunta per le elezioni che, il 26 aprile, ha deliberato che non “sussistono cause di incompatibilità”, rimettendo la parola al Consiglio regionale, aveva citato i “casi eclatanti” di mancata convalida dell’elezione che coinvolse proprio Garibaldi e Mazzini, chiedendo di attendere prima il parere del Senato.
Il centrosinistra si è però subito “vendicato”, facendo eleggere Leandro Bracco di di Sinistra italiana come componente dell’ufficio di presidenza in quota all’opposizione, in sostituzione di Giorgio D’Ignazio del Nuovo centro destra, passato alla maggioranza e diventato assessore al turismo.
Bracco è stato eletto con 16 voti, contro i 12 di Pietro Smargiassi, candidato del Movimento 5 stelle, che era estato escluso ad inizio legislatura dall’ufficio di presidenza, dove entrambi i componenti in questa all’opposizione sono andati al centrodestra nelle persone del citato D’Ignazio, e di Paolo Gatti di Forza Italia.
Il centro destra però però in questa occasione ha dichiarato l’appoggio a Smargiassi.
Determinanti sono stati però i voti del centrosinistra, confluiti tutti su Bracco,e che e hanno affondato così candidatura di Smargiassi, che pure rappresenta un gruppo di opposizione di 5 componenti, mentre Bracco, ex M5s, è un mono gruppo.
Inevitabile il duro scontro verbale che ha fatto seguito al voto.
Bracco ha ringraziato chi lo ha votato, ponendo l’accento sul gran lavoro svolto in termini di produzione legislativa, ben 90 provvedimenti presentati.
A fulminarlo subito l’esponente di Forza Italia Gianni Chiodi, che ha fatto notare che “di fatto la maggioranza si è scelto l’esponente dell’opposizione,venendo meno ad ogni bon ton istituzionale”. E questo perchè si è accalorato Chiodi, Bracco in primis si è prestato ben volentieri al “colpo di mano” in virtù della sua “debolezza umana ed etica”, alla sua “squallida ambizione personale”. Chiodi infine è arrivato a definire il collega un “fessacchiotto”, che di fatto ha avuto sempre un rapporto di accondiscendenza con la maggioranza, citando a tal proposito la delega speciale che D’Alfonso gli ha assegnato per un progetto di valorizzazione dei sentieri e mete turistiche abruzzesi.
Furibonda la reazione di Bracco: “Chiodi, ti ricordo che tu pur di farti eleggere in parlamento hai cambiato partito, passando da Forza Italia a Noi con l’Italia, a poche settimane dal voto, e non ci sei nemmeno riuscito. Ti dovresti andare a nascondere!”. E ancora: “Ti ricordo che se non tu avessi fatto quello che hai fatto poco prima delle elezioni regionali, il centrosinistra e Luciano D’Alfonso non avrebbe vinto le elezioni”, riferendosi all’inchiesta di Rimborsopoli, che ha coinvolto vari esponenti della maggioranza compreso Chiodi.
Va giù duro anche Paolo Gatti: “queste cose succedono solo in Burundi, forse. La maggioranza doveva votare scheda bianca, non scegliersi l’esponente nell’ufficio di presidenza che invece spetta per diritto all’opposizione. Tutto ciò è vergognoso!”
Contrariamente a quanto ci si poteva attendere, sceglie i toni bassi, ma la tagliente ironia il Movimento 5 stelle, forse appagata dalla rappresetnazione scenica di inzio seduta. Parla nel merito solo Domenico Pettinari, “Non commentiamo nemmeno questo ennesimo atto di arroganza della maggioranza. Fate pure, ci fate un gran piacere, la prossima volta prenderete il meno 5 per cento alle elezioni, D’Alfonso, continua così!”. (ft)






