L’AQUILA – “Il direttore del Centro sperimentale di cinematografia scioglie la prognosi: alla sede aquilana restano solo pochi anni di vita”.

Un efficace titolo da terza pagina. Cronaca di una morte già annunciata. Un triste e infausto presagio. Uno sciagurato tormentone. O più semplicemente, anche stavolta, la verità.

Ma per qualcuno, per molti, un necrologio già scritto da tempo: “Un’opera di bene”. Ma ieri l’altro era una bella giornata sole. Alla faccia dei gufi, una volta tanto.

Fiori, tanti fiori e qualche inopportuno, irriverente crisantemo al capezzale del malato, a cui la cittadinanza tutta ha riservato i migliori onori di Stato: c’erano anche le rose, rose rosse per i primi, emozionati giovani neolaureati del Corso di reportage.

E come “opera di bene” un posto di eccellenza riservato ai futuri registi del nostro, (anch’esso) sempre acciaccato, cinema italiano: nientemeno che l’Auditorium del Parco del Castello dell’Aquila, in via delle Medaglie d’oro.

Onore alla patria, dunque. Per i nuovi temerari eroi un’opera, appunto, di altissima e raffinata ingegneria creativa, un’idea ispirata dalla mistica intuizione di un grande maestro e coronata dalla mano preziosa, sempre, dovunque e comunque, del fulgido genio di turno.

E nella raccolta ed elegante sala rossa dell’eccentrica creatura in legno di abete, una bianca testiera di tela alle spalle del moribondo, riservata alla visione delle prove d’autore.

L’emozione sul palco era tanta per quei pochi ma privilegiati talenti. E un’aria di sottile malinconia pervadeva gli animi degli spettatori: familiari e amici (proprio il caso di dire: pochi, ma buoni), raccolti insieme in un caldo e affettuoso abbraccio, un omaggio di incoraggiamento a quei nove giovani, promettenti cineasti.

In prima fila docenti della Scuola nazionale di cinema, ma soprattutto il presidente, il direttore e i presidi del glorioso Centro sperimentale.

Peccato, davvero peccato non ci fossero le maestranze, tranne una pallida e fugace apparizione di rito. In primo Piano, sopra tutto, la mesta passerella degli addii. Una breve proiezione, un ultimo saluto, la foto immancabile al diploma.

E un cheese un po’ forzato, ma apprezzabile, tutto sommato. Sorrisi, simpatici lazzi, legittime gaffe, salivazioni azzerate: tutti sani e preziosi ingredienti, che in occasioni così rare di certo non potevano mancare.

Ma gli assenti? Gli illustri assenti delle più alte istituzioni? Pienamente assolti e giustificati: tutti, rappresentanti del governo e organi di stampa, a pochi chilometri dall’Auditorium per un incontro imperdibile: guarda caso… con il ministro dei Beni culturali.

In fondo, nessuno andrebbe mai alla festa di laurea di uno “sconosciuto”. Stringendo, non si è trattato che di questo. Non è così? Ma padri e madri dei nostri protagonisti non se la sono presa a male. Forse qualcun altro sì. Decisamente

Anche se poi, di questo lieto evento, nessuno, salvo i presenti, potrà raccontare cosa davvero lì dentro è realmente accaduto.

Un breve comunicato stampa sarà l’unico resoconto di una giornata particolare. E qualcuno, leggendo sul giornale il copia-incolla, si farà comunque un’idea delle sorti del malato, che molti ancora vorrebbero sognarlo puramente immaginario.

Ma in realtà non se la passa bene. Sta male, questo fragile, esangue degente. Ma i suoi dolori, i suoi lamenti oramai se li è portati il vento. Il solito freddo vento aquilano, a dispetto delle calde stagioni.

E nessuno, ripeto, salvo i presenti, ci mancherebbe!, se ne cura più di tanto. In fondo, la sua sorte è già scritta, la conosciamo già.

E a fine serata, quando la festa sarà finita e ci sarà buio in sala, il celebre mastodonte del Parco tornerà a essere se stesso, libero e solo, quel vero capolavoro che tutti invocano e ammirano da sempre.

Un inno al vuoto dell’indifferenza e alla bellezza del silenzio. In fondo, dai nostri vecchi libri abbiamo imparato che anche i respiri di un ciocco di legno possono far musica.

E sarà così, come ogni cosa avviene in questa straordinaria, bizzarra e stravagante città della cultura immaginaria, che questo piccolo paese dei balocchi, questo tempio di musica e di arte farà risplendere finalmente più bella e più superba che pria. Bravi! Grazie!