L’AQUILA – Accelerare i tempi, fissando la data entro il 15 febbraio prossimo, del congresso regionale del Partito democratico che incoronerà il successore del segretario dell’ultimo quinquennio, Silvio Paolucci, altrimenti verrà disposto il commissariamento.

Questo il diktat partito da Roma, e in particolare da largo del Nazareno, dopo aver notato che tirava un’aria di “melina” sull’appuntamento congressuale, slittato al 2015 dopo il rinvio della prima scadenza fisssata per la metà di dicembre nel corso di infuocate direzioni regionali.

L’indiscrezione è confermata da fonti interne alla segreteria nazionale. La minaccia è stata reiterata nei giorni scorsi anche perché la classe dirigente abruzzese all’inizio ha fatto finta di niente, soprattutto per il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che ha lavorato a lungo per una proroga di Paolucci, superassessore e suo fedelissimo in Giunta.

Ora pare che il deciso input fatto recapitare da Roma abbia messo d’accordo un po’ tutti nell’accelerare i tempi.

La presa di coscienza dà una diversa chiave di lettura alla recente nota di Alexandra Coppola, vice segretario regionale e componente della direzione nazionale, la prima appunto a consigliare di anticipare dal 1° marzo a metà febbraio il voto del segretario.

Una presa di posizione che ha suscitato la replica vagamente piccata di Manola Di Pasquale, candidata sconfitta alle comunali di Teramo e ora presidente della commissione organizzatrice: “Siamo pronti ad anticipare ma non perché ce lo chiede la Coppola”, ha detto a questo giornale.

Anche il presidente della commissione di garanzia, Arnaldo Mariotti, conferma la fattibilità dell’ipotesi di un’anticipazione che sta prendendo decisamente quota.

A proposito del non certo tenero riferimento della Di Pasquale alla compagna di partito Coppola, quest’ultima chiude senza strappi la vicenda: “Non c’è nessuna polemica a cui rispondere perché non credo che la Di Pasquale abbia usato toni polemici o d’accusa nei miei confronti – ribatte la Coppola ad AbruzzoWeb – Comunque, il tema vero è che il congresso si deve fare entro metà febbraio perché ci sono i tempi e tutte le possibilità. Il resto sono chiacchiere”.

Secondo quanto si è appreso, l’input di velocizzare i tempi più precisamente arriva da stretti collaboratori del premier e segretario del Pd, Matteo Renzi, che guarda all’Abruzzo con attenzione, nonostante fin qui abbia disatteso la promessa di una visita di persona più volte annunciata e mai avvenuta.

Ma questa regione è un banco di prova notevole per il nuovo Pd renziano, tra le altre cose per la grande sfida sulla ricostruzione post-sisma dell’Aquila che sta giocando la classe dirigente abruzzese, ormai al 99 per cento rappresentata da esponenti del Pd o comunque del centrosinistra.

Anche Arnaldo Mariotti, ex parlamentare, presidente della commissione di Garanzia del partito e componente della commissione organizzatrice del congresso, conferma che le primarie potranno essere anticipate, soprattutto in vista di un possibile voto amministrativo nel mese di marzo, in particolare per il Comune di Chieti.

“Vogliamo un congresso aperto, partecipato – spiega Mariotti a questo giornale – Non vedo nessuna ragione per ritenere che le primarie debbano essere posticipate, anzi non è escluso il contrario, che possano cioè svolgersi anche a metà febbraio”.

Un passaggio importante, prosegue, sarà la fase della scrematura, se i candidati saranno più di tre. Passaggio che dovrà effettuarsi prima del 9 gennaio. Quando le candidature dovranno essere ufficializzate.

“In caso di numero eccessivo di candidati – precisa – a effettuare il vaglio sarà una commissione composta da 250 iscritti, rappresentanti di tutte le sezioni, e con un numero maggiore di componenti provenienti dai territori con più abitanti e con più voti ottenuti alle ultime elezioni europee”.

In quella sede, evidenzia Mariotti, “si decideranno quali saranno i tre candidati davvero rappresentativi di proposte politiche”.

E il presidente della Garanzia conferma la oramai acclarata impossibilità a candidarsi per il sindaco del’Aquila, Massimo Cialente, ipotesi nata sui social network e che poi ha trovato un valido sponsor nel presidente D’Alfonso, ma stoppata dalle norme statutarie.

“Assessori e consiglieri regionali e sindaci delle città capoluogo sono incompatibili con il ruolo di segretario regionale del Pd, le regole parlano chiaro”, taglia corto Mariotti.