L’AQUILA – “Lascio un’associazione solida e patrimonializzata, un modello per l’intero Abruzzo. Ora l’obiettivo principale è  la fusione con la Confindustria di Teramo, un passaggio obbligato in un momento in cui la nostra associazione, a livello nazionale, deve fare massa critica”. 

E’ uno dei passaggi salienti del discorso di addio di Marco Fracassi, presidente per due mandati della Confindustria dell’Aquila, non più rieleggibile, e che domani passerà il testimone a Riccardo Podda, responsabile risorse umane di Thales Alenia Space dell’Aquila, vicino a Fracassi, presidente designato dal cda,  e che sarà ratificato dall’assemblea dei soci.

Organismo che rappresenta oltre  200 aziende e 10 mila i lavoratori dipendenti. 

A creare forti fibrillazioni, dopo la designazione di Podda, la mancanza del numero legale  nella riunione del consiglio direttivo del 27 gennaio, che doveva dare l’ok, alla terna di vice presidenti composta da Filippo Angelini, di Poste Italiane, Pasquale Angelucci, di Enel, e Alberto Monfredini, imprenditore di Avezzano, proposti da Podda.

Scelta che qualcuno aveva contestato perché tutti e tre espressione della maggioranza. Impasse superata il giorno dopo con una seconda riunione dove la terna ha avuto il via libera a larghissima maggioranza. 

Fracassi, amministratore unico della Fama Plast Srl società operante nel settore del packaging, affiancato dal direttore generale Francesco De Bartolomeis, ha snocciolato i risultati ottenuti in questi anni, come “i tanti progetti di formazione, in particolare sulla digitalizzazione, i progetti di internazionalizzazione delle imprese, e sul fronte fortemente strategico dell’industria 4.0”.

Fracassi ha rivendicato poi le misure per “favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese, e per la fornitura ottimale e di qualità dell’energia, grazie  all’accordo quadro con Enel distribuzione”.

E ha infine, come ovvio, toccato il tema cruciale della fusione con i cugini di Teramo. Più volte rimandata, e poi che ha avuto l’ok a metà novembre. Il duo Podda-Fracassi è strenuo sostenitore della fusione. Quello che fino a pochi giorni fa è stato il competitor di Podda nella corsa alla presidenza, Fabrizio Famà, direttore Risorse umane e Affari generali di LFoundry, è invece più tiepido davanti all’ipotesi della fusione, come parte del mondo industriale aquilano, che teme di perdere centralità e autonomia decisionale, a vantaggio dei cugini teramani.

“Su questo obiettivo – ha ricordato però Fracassi – siamo  uniti e compatti: basta riordare che l’assemblea del 19 novembre scorso,  il  75 per cento dei votanti ha detto sì  alla fusione. Come è ovvio che sia, Teramo e L’Aquila da sole conterebbero davvero poco, nei nuovi scenari di competitività e progettualità”.