L’AQUILA – Torna in bilico l’elezione di Agostino Ballone a presidente regionale di Confindustria Abruzzo, un’investitura già funestata da un primo ricorso, accolto dai probiviri, che aveva costretto a ripetere a scrutinio segreto il primo voto, invalidato perché avvenuto per acclamazione.
Uno dei grandi oppositori di Ballone, l’ex presidente provinciale di Confindustria L’Aquila, Fabio Spinosa Pingue, tra l’altro ex candidato unico alla presidenza regionale, ha infatti presentato un nuovo esposto agli organi di controllo di Roma, andando contro anche la seconda elezione di Ballone.
In tal senso, secondo quanto si è appreso, il livello nazionale dell’associazione di categoria aveva consigliato di non procedere a tappe forzate alla seconda elezione prima di doverosi chiarimenti sulle modalità e le procedure, oltre che sulla candidabilità di Ballone, ma si è deciso di schiacciare sull’acceleratore e ora la mossa potrebbe rivelarsi intempestiva.
L’esposto, infatti, evidenzia tre grandi contestazioni. Primo, l’incompatibilità che, almeno per un anno, ha reso impossibile la candidatura di Ballone: la sua carica in Fiavet Confcommercio Teramo.
Secondo, evidenzia come in quella stessa carica si troverebbe ora in posizione di vertice il fratello di Ballone, con un possibile rischio di monopolio. Terzo, contesta nuovamente le modalità di elezione anche nel voto-bis.
Nel frattempo si è appreso un aspetto sul voto completamente omesso nelle comunicazioni ufficiali di Confindustria che hanno annunciato la rielezione che ora Pingue va a contestare.
Se in quelle note, infatti, si faceva notare che “Ballone ha ottenuto 60 voti favorevoli sui 61 assegnati, con una scheda bianca”, quello che è stato omesso è che, all’appello, mancassero altri 20 voti che sono quelli della provincia dell’Aquila, che ha disertato in blocco la votazione.
A confermare ad AbruzzoWeb tanto la circostanza quanto l’assenza polemica è l’attuale presidente degli industriali aquilani, Marco Fracassi, fedelissimo di Pingue.
“Confermo che non abbiamo partecipato alla votazione della Giunta – spiega – Non facciamo commenti, siamo in attesa di conoscere gli esiti delle decisioni di Roma alla quale abbiamo rappresentato la questione”.
Alla vigilia del secondo voto avevano destato scalpore le parole di Pingue che chiedeva un commissariamento da parte di Roma “perché il sistema abruzzese non ha più gli anticorpi per tornare a una stagione di moralità e riforme condivise”.






