PESCARA – “Presto l’Italia si troverà con una stretta al collo riguardante la direttiva Bolkestein. Prima o poi bisognerà fare le gare, e il punto è chi le farà queste gare, e non venga in mente a nessuno di fare una gara unica per tutta l’Italia né gare regionali. L’Agenzia del demanio può aiutare in questa partita, perché ha la conoscenza storicizzata del dossier”.
L’altolà e la proposta l’ha formulate il deputato del Pd ed ex presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, al direttore generale dell’Agenzia del Demanio spa Alessandra Dal Verme, in un incontro sulle emergenze riguardanti la gestione demaniale del Sistema Italia.
La scottante vicenda delle concessioni balneari, che l’Europa, con la famigerata direttiva europea meglio conosciuta come Bolkenstein, impone che vengano messe a gara, ha trovato un punto di svolta temporaneo con il via libera di una proroga di quasi due anni da parte del Senato, che non sarà più passibile di modifiche alla Camera.
Il governo di centrodestra di Giorgia Meloni, schierata al fianco dei balneatori, ha infatti già annunciato che nel secondo passaggio alla Camera, previsto per mercoledì 22 febbraio, sarà posta la questione di fiducia, blindando di fatto il testo del decreto Milleproroghe da convertire in legge.
La questione riguarda in Abruzzo oltre 700 titolari di concessioni.
La modifica più importante approvata è quella che proroga la validità delle attuali concessioni balneari fino al 31 dicembre del 2024. La legge sulla concorrenza ne aveva fissato la scadenza al 31 dicembre 2023, dando anche la possibilità, alle amministrazioni comunali, di espletare le gare entro il 31 dicembre 2024, ma solo in caso di difficoltà oggettive e motivate. In seguito all’approvazione degli emendamenti al Milleproroghe invece, i due termini sono stati spostati rispettivamente al 31 dicembre 2024 e 31 dicembre 2025.
Le spiagge fanno parte del demanio pubblico, presieduto dall’Agenzia del demanio, ossia l’insieme di beni che sono di proprietà dello Stato e che non possono essere venduti o ceduti in nessun caso ai privati. Tuttavia, lo Stato può permettere a soggetti privati l’uso di questi beni, attraverso lo strumento della concessione.
D’Alfonso premette che “sono uno che tutti i giorni parla con i balneatori, e che viene pure votato da loro, e sono l’unico che dice la verità, perché i gestori degli stabilimenti non vanno ingannati, in una vicenda che si sta politicizzando fino all’alcolismo, le gare bisognerà farle”,
Il punto è chi farà le gare, “e non venga in mente di fare né una gara unica per tutta l’Italia né gare regionali. Occorre poi dare seguito al rispetto della preesistenza contrattuale. E qui l’Agenzia del demanio può svolgere un grande ruolo se non viene verticalizzata nelle attività che ha fatto solo nel passato. E io voglio sapere se si sta organizzando e se viene chiesto all’agenzia del demanio di aiutare in tal senso”.
D’Alfonso ha poi evidenziato la necessità di rivedere le struttura per poter dare incarichi di progettazione “perché a volte si danno incarichi senza sapere l’esatto valore, l’esatta consistenza, occorre avere una struttura che possa usare il linguaggio di quella specifica prestazione. Una struttura interna che compera progettazione”.
E fa alcuni esempi: “il ponte di Calatrava a Venezia è cominciato con un costo, ma poi si è triplicato proprio perché a volte le progettazioni partono e non si sa dove arrivano e non cito il caso della Nuvola di Fuksas, per carità di patria…”
La nuova norma impone di istituire un tavolo tecnico, composto dai ministeri competenti e le associazioni di categoria, per concordare i contenuti della riforma delle concessioni balneari, avviata dal precedente governo di Mario Draghi con la legge sulla Concorrenza che per la prima volta in Italia ha voluto introdurre la riassegnazione dei titoli tramite gare pubbliche.
A passare in Senato sono stati anche altri due emendamenti che fanno slittare di cinque mesi, da fine febbraio a fine luglio, il termine per completare la mappatura delle concessioni balneari per verificare “la sussistenza della scarsità della risorsa naturale disponibile”.
Una mappatura funzionale per la stessa legge di riforma che il governo ha messo in cantiere.





