PENNE – “Grazie all’alta moda, Penne può oramai ambire a diventare un nuovo polo industriale di punta dell’intero Abruzzo e non solo. Già le imprese presenti, come Brioni e Cucinelli, danno lavoro ad oltre 3mila persone, e stiamo lavorando per ulteriori insediamenti”.
È un passaggio dell’intervista a tutto campo, dall’economia alla politica, al sindaco di Penne Gilberto Petrucci, alla guida dal 2023 del comune da 12mila abitanti in provincia di Pescara, di cui è stato in precedenza, dal 2016, assessore al Bilancio e vicesindaco.
Una seconda vita professionale per il 46enne esponente di Forza Italia, giornalista che ha lavorato in precedenza come funzionario del servizio Relazioni esterne e comunicazione della Regione Abruzzo e nell’ufficio stampa del Consiglio regionale, sotto la direzione di Gianpaolo Arduini e Rita Centofanti. È stato anche corrispondente del quotidiano Il Centro per la provincia pescarese e firma della pagina dello sport, con particolare predilezione per il ciclismo.
A marzo è stato eletto consigliere provinciale a Pescara nella lista “Forze di libertà”, ottenendo un ampio consenso, 9.180 voti ponderati, primo in assoluto, contribuendo alla vittoria della coalizione a sostegno del nuovo presidente Giorgio De Luca.
Petrucci non nasconde l’ambizione di candidarsi ora alla Regione Abruzzo, nel 2029, e per lui sarebbe un ritorno a casa, seppure con altra veste. Saluta con favore la svolta che, dopo la mazzata della sconfitta al referendum della giustizia, la famiglia Berlusconi vuole imprimere a Forza Italia, verso lidi moderati e liberali, con contestuale rinnovamento generazionale.
“Era un desiderio anche del padre fondatore Silvio Berlusconi, credo che in Italia ci sia la necessità di ampliare l’area dei moderati”, osserva nell’intervista.
Rivendica poi il merito di aver incluso nella sua maggioranza anche esponenti provenienti dal centrosinistra.
“Sono amministratore dal 2016 e nell’arco di pochi anni ho dovuto affrontare emergenze come il terremoto del 2016, la grande neve del 2017 e la tragedia di Rigopiano. Poi è arrivata la pandemia del Covid, con Penne in zona rossa a causa del boom di contagi. Abbiamo affrontato tante difficoltà, che ci hanno formato e davanti alle quali tutti, a prescindere dall’appartenenza politica, ci siamo impegnati al massimo per la salvaguardia, tutela e assistenza della comunità”.
Dalla grande tradizione degli arazzi al polo della moda, a che punto siamo?
In questi anni abbiamo lavorato tantissimo per rivitalizzare il polo dell’alta moda: oltre al marchio Brioni, due anni fa è arrivato anche un altro grande brand, quello di Brunello Cucinelli, che ha installato qui una sua importante azienda, e siamo a circa 300 dipendenti. Un valore aggiunto per tutto il territorio, non solo da un punto di vista legato allo sviluppo economico. Fondamentale è ora continuare ad investire nel polo dell’alta moda, stiamo negoziando anche con altri brand. Sono orgoglioso di aver proseguito quel percorso avviato tanti anni fa dal professor Lucio Marcotullio“.
Nascerà dunque un altro polo industriale di punta abruzzese, come quello dell’Automotive della Val Di Sangro e del farmaceutico dell’Aquila?
Ne sono convinto: siamo già a buon punto, ho più volte dialogato anche con i vari assessori regionali alle attività produttive, l’ultimo l’assessore Tiziana Magnacca. La volontà comune è fare di Penne un distretto dell’alta moda di livello nazionale, all’interno del quale operano i principali brand del lusso, del made in Italy, dell’artigianato sartoriale. Ma soprattutto abbiamo affiancato anche attività di formazione perché non dobbiamo interrompere la scuola dell’artigianato sartoriale che parte dalla grande tradizione dei nostri arazzi. Peraltro Penne, lo voglio ricordare, è stata anche insignita il titolo di Città della sartoria artigianale abruzzese grazie a un progetto di legge approvato un anno e mezzo fa che porta la firma di un consigliere regionale pennese, Leonardo D’Addazio.
Dalla moda al dissesto idrogeologico: anche a Penne nei giorni scorsi ha avuto non pochi problemi. Come è ora la situazione?
Ora la situazione è sotto controllo, non ci sono emergenze. Purtroppo il territorio abruzzese resta però un territorio fragile, nell’area vestina abbiamo registrato molti danni al patrimonio viario e soprattutto anche danni alle attività agricole. Abbiamo molte arterie stradali compromesse, e abbiamo effettuato già nei giorni scorsi i primi interventi di ripristino. Chiaramente chiediamo anche a Regione, a Protezione Civile e al Governo nazionale di affiancare i comuni che sono i principali enti di prossimità, per ripristinare il patrimonio viario danneggiato dal maltempo. Ma quello che davvero conta è che dobbiamo lavorare soprattutto sulla prevenzione, con adeguate risorse economiche.
Prevenzione, se ne sente parlare da decenni, ma forse la politica, a caccia del consenso facile e immediato, preferisce spendere i soldi dei cittadini per altro…
Effettivamente fanno più notizia le nuove opere, dove si tagliano i nastri. Serve una svolta, però, occorrono con urgenza manutenzioni ordinarie e straordinarie, ne va del futuro dei nostri centri, dei nostri borghi e dobbiamo farlo tenendo conto che viviamo in un territorio già martoriato e fragile.
Che grado di monitoraggio e livello di sicurezza c’è sulla diga di Penne?
È attualmente monitorata soprattutto sulle sponde del lago. Parliamo del principale bacino artificiale che consente alla vallata del Tavo, per arrivare a Montesilvano, di avere il servizio irriguo per l’agricoltura. A beneficio di prodotti importanti come il tondino del Tavo, il foraggio, il mais, il grano, l’orzo, gli ortaggi, i pomodori e c’è necessità di avere acqua costante durante tutto l’anno. La diga di Penne attualmente ha raggiunto la capacità massima, oltre 9 milioni di metri cubi e dobbiamo naturalmente continuare a monitorarla per evitare che fenomeni franosi creino problemi. Grazie anche a un intervento della Regione abbiamo messo in sicurezza gli strumenti di emergenza idraulici presenti all’interno di un invaso che risale alla metà degli anni ’60.
Passiamo alla politica, ora è anche consigliere provinciale di Pescara, il più votato per altro. Quali saranno le sue priorità di mandato?
Considerate che la provincia di Pescara nel 2027 festeggerà i cento anni di istituzione. Ma senza deleghe, senza funzioni, senza investimenti le province sono scatole vuote. Io invece credo che siano strutture istituzionali importanti, vicine al cittadino. È necessario ripristinare intanto il processo elettorale diretto, cioè il voto dei cittadini, e non solo quello di sindaci e consiglieri, servono fondi per la manutenzione delle strade provinciali, che sono tantissime, e per la manutenzione delle scuole secondarie. Questa è una battaglia che dobbiamo fare insieme all’Upi, l’associazione delle province italiane.
In questi giorni di campagna elettorale per le comunali, tanti aspiranti sindaci del centrodestra puntano molto sull’argomento della ‘filiera’, dell’avere un governo regionale e nazionale ‘amico’. Dunque un sindaco o candidato del centrosinistra non meriterebbe altrettanta attenzione? Un governo di centrodestra deve aiutare per forza solo i comuni di centro-destra?
No, non lo credo: sui temi principali come lo sviluppo economico, la valorizzazione del territorio, dei giacimenti culturali, turistici, non ci devono essere colori politici, perché il sistema deve funzionare dalla base fino al vertice. Certe distinzioni appartengono al secolo scorso. Oggi invece occorre una visione generale, una collaborazione, una coesione istituzionale tra i vari enti affinché i nostri principali beneficiari, cioè i cittadini, le imprese, le associazioni, gli stakeholder possano avere sempre dei benefici. Soprattutto in un momento in cui le risorse purtroppo sono limitate occorre una strategia ancora più efficace, come avviene anche negli altri paesi europei, per rilanciare il territorio.
Sembra profilarsi in Forza Italia, a livello nazionale, una svolta moderata e liberale, su iniziativa della famiglia Berlusconi che vuole spostare l’asse politico più al centro?
Per quanto riguarda concordo in pieno con questa nuova visione politica. L’Italia è un Paese moderato, e credo che lo stesso presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, abbia inteso che l’area moderata rappresenta in Italia uno spazio politico imprescindibile. Credo soprattutto in un Governo che possa abbracciare più anime, per costruire, chiaramente nei diversi livelli istituzionali, delle prospettive di intervento sul territorio più efficaci. Forza Italia sta cambiando pelle, ed era anche un desiderio anche del padre fondatore Silvio Berlusconi, oggi raccolto dalla famiglia”
Lei è a capo di una maggioranza che ha nel suo interno anche esponenti dell’area del centrosinistra, si ritiene un po’ un anticipatore di questo nuovo corso?
Nei piccoli centri dei comuni sotto i 15.000 abitanti, dove non c’è il doppio turno, il civismo ha un ruolo importante, ma il civismo non deve fare rima con cinismo. Noi lavoriamo abbracciando tutte le fasce della popolazione e io mi ritengo sempre un sindaco di tutti, non ho mai fatto distinguo in base alle appartenenze politiche. La mia squadra mi sostiene, mi sopporta, lavoriamo tutti in maniera decisa sul territorio, abbiamo affrontato le emergenze più importanti. Sono amministratore dal 2016 e nell’arco di pochi anni ho dovuto affrontare, quando ero assessore e vicesindaco, emergenze come il terremoto del 2016, la grande neve del 2017, che poi fu il centro di raccolta per quanto riguarda l’emergenza Rigopiano e pochi anni dopo invece Penne finì nella zona rossa legata all’emergenza sanitaria Covid. Quindi abbiamo affrontato tante emergenze dove ci hanno formato e dove ci hanno visto comunque tutti impegnati nella salvaguardia, nella tutela, nell’assistenza della comunità.
Sta meditando di candidarsi per la Regione o ancor prima per il Parlamento?
Sono stato assessore al Bilancio, qui a Penne, prima di essere sindaco, sono consigliere provinciale, conosco a fondo la macchina regionale, dove ho lavorato per anni. In futuro una candidatura alle elezioni regionali potrebbe essere un mio obiettivo.





