SULMONA – A meno di un anno dall’avvento del centrodestra al Comune, a Sulmona è già aria di crisi, e vacilla la poltrona del sindaco in quota FdI, l’avvocato Luca Tirabassi.
Sette consiglieri in tutto – i due di Forza Italia, i tre di Noi Moderati del vicepresidente del Consiglio regionale, Marianna Scoccia, e i due di Sulmona al Centro, civica del marito di lei, l’ex assessore regionale Andrea Gerosolimo – chiedono la testa dell’assessore al Sociale Federica La Porta, di Fi. Con FdI che para il colpo.
Sullo sfondo l’imminente e formale passaggio di Scoccia e Gerosolimo in Forza Italia, con l’offensiva già in corso per ottenere in commissariamento del partito cittadino, di cui è coordinatore Enzo Fusco. Da qui la richiesta, come alternativa del posto ora occupato da La Porta, e conseguente rimpasto.
Per ora il sindaco prende tempo: “Si tratta di dinamiche e richieste per certi versi fisiologiche, che comprendo e rispetto, tanto più se accompagnate, come nel caso di specie, dalla ribadita volontà di non mettere in dubbio la stabilità della maggioranza. Altrettanto noto è il mio giudizio politico negativo sulla vera e propria ‘girandola’ di assessori che ha caratterizzato le precedenti amministrazioni, determinando, a mio avviso, tanti dei problemi che oggi ci troviamo a dover gestire e risolvere. Nel ribadire la mia stima e fiducia nei riguardi di Federica La Porta, così come di tutti i miei assessori, che ringrazio ancora una volta per l’impegno profuso quotidianamente, farò nei prossimi giorni le valutazioni del caso, in assoluta serenità, avendo quale unico criterio di giudizio l’efficacia dell’azione amministrativa e gli interessi della città”.
All’attacco le opposizioni.
Per il Pd “questa esperienza amministrativa è arrivata a un punto di evidente esaurimento politico non essendo in grado di garantire stabilità, di garantire visione, di garantire una guida credibile per Sulmona. Serve una svolta netta e immediata: non un rimpasto, ma una discontinuità reale che restituisca alla città una guida politica autonoma, competente e finalmente libera da condizionamenti esterni. Oggi il tema è la capacità di amministrare la città: ed è su questo che l’amministrazione Tirabassi sta dimostrando, nei fatti, tutti i suoi limiti”.
Un “fallimento politico dell’esperienza di governo con in sindaco prigioniero del duo Gerosolimo-Scoccia. D’altronde con l’esercito di pedoni e fanti sulla scacchiera, sono loro a dettare le mosse. Pena lo scaccomatto, con il re senza più alfieri a difenderlo”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Avs: “La vicenda della richiesta di dimissioni nei confronti dell’assessora La Porta, avanzata da ben sette consiglieri della stessa maggioranza, rappresenta l’ennesima conferma di ciò che denunciamo da tempo: il Comune di Sulmona è ormai piegato a dinamiche interne ai partiti, lontanissime dai bisogni reali della città”.
“Già durante la campagna elettorale, con tono volutamente provocatorio, avevamo lanciato l’appello a ‘salvare il soldato Tirabassi’. Un’espressione che oggi, alla luce dei fatti, assume un significato sempre più drammaticamente reale. Il sindaco appare stretto in una tenaglia politica, ostaggio di una ‘filiera’ che funziona solo quando si tratta di raccogliere consenso elettorale ma che scompare nel momento in cui servirebbero scelte nette, coraggiose e nell’interesse generale. Non è accettabile che Sulmona venga trascinata in beghe di potere legate ai destini personali e alle dinamiche interne delle forze politiche , si pensi a quanto sta accadendo in Forza Italia , mentre si intravedono già manovre e riposizionamenti in vista delle prossime elezioni. La città non può essere ridotta a terreno di scontro per ambizioni individuali o trampolino di lancio per carriere politiche”.
“Un galantuomo della politica, in una situazione simile, dovrebbe assumersi la responsabilità di dire basta: o imporre un altolà chiaro e definitivo a queste dinamiche, oppure staccare la spina e restituire la parola ai cittadini, mandando a casa chi si è dimostrato incapace di amministrare nell’interesse della collettività. Nel frattempo, Sulmona continua ad affrontare una crisi profonda e multidimensionale: una crisi industriale che erode prospettive e dignità del lavoro; una crisi occupazionale sempre più incalzante; la necessità di difendere il territorio da aggressioni e speculazioni motivate solo dal profitto; l’urgenza di immaginare un futuro per uscire dalla nebbia mortifera che avvolge la Valle Peligna; una sanità che, sempre più spesso, non riesce a garantire pienamente il diritto alla salute”.





