L’AQUILA – Vuoi le combinazioni: con la conferenza stampa di martedi scorso, dedicata agli appartamenti del progetto C.a.s.e. che perdono pezzi, il centrodestra aquilano in Consiglio comunale, che non si è mai distinto per unità di intenti, ha riconfermato a sua volta di… perdere pezzi riconfermando le proprie spaccature a geometria variabile.

Un po’ la riproposizione di quello che accade a livello regionale, dove è guerra fredda tra il coordinatore regionale di Forza Italia Nazario Pagano e l’ex assessore regionale azzurro Mauro Febbo.

Ma nel capoluogo il quadro è più composito. A lanciare bordate contro il sindaco, Massimo Cialente, c’erano infatti, assieme a Giorgio De Matteis e al fedele Emanuele Imprudente, entrambi del gruppo L’Aquila città aperta ma riconducibili come partito all’Unione di centro, anche Daniele Ferella, della civica Tutti per L’Aquila, e soprattutto Luigi D’Eramo di Prospettiva 2022, civica legata alla Destra.

Non c’erano, se non come convitati di pietra e oggetto anche di qualche frecciata polemica, gli altri esponenti dell’opposizione: Guido Quintino Liris, capogruppo di Forza Italia e vice presidente regionale del partito, Alessandro Piccinini, capogruppo del Nuovo centro destra, e Raffaele Daniele, capogruppo dell’Udc, nonchè presidente della quinta commissione comunale Controllo e garanzia.

Tre dei quattro quarantenni protagonisti del progetto politico avviato a maggio con la nascita dell’intergruppo “Rivoluzione L’Aquila”, subito naufragato.

Il quarto appunto è, o forse era, proprio D’Eramo che, partecipando alla conferenza stampa di martedi con “quelli di De Matteis”, ha forse reso esplicito il suo allontanamento da Liris, e il suo riavvicinamento all’area che ha come punto di riferimento l’ex vice presidente del Consiglio regionale, sotto le cui insegne, d’altra parte, 2 anni fa è stato eletto in Comune all’interno di una vasta coalizione civico-politica dai Verdi a Casapound passando per una larga preponderanza centrista.

E D’Eramo, non a caso, ha precisato che, nonostante le assenze di altri consiglieri di oppposzione, era presente “la coalizione con il 40 per cento dei consensi ottenuti alle ultime amministrative”.

Quella che ha candidato De Matteis e non Pierluigi Properzi, oggi capogruppo in consiglio di ‘Domani L’Aquila, candidato sindaco, poco fortunato, dell’allora Popolo della libertà oggi tornata Forza Italia, anche lui aderente al progetto Rivoluzione L’Aquila.

Rivoluzione L’Aquila perde dunque pezzi e segna una battuta d’arresto, nel suo obiettivo di andare oltre la leadership di De Matteis.

E come ebbero a dichiarare nel maggio scorso in una conferenza stampa Liris e i suoi, l’intento era anche di “riallacciare definitivamente un legame diretto, continuo e costante con la popolazione aquilana, di lanciare la candidatura ufficiale di una nuova classe dirigente per il centrodestra”.

Centrodestra che, però, all’Aquila resta più diviso che mai.

Secondo quanto si è appreso, un tentativo di ricompattamento prevedeva il sacrificio di Raffaele Daniele, particolarmente inviso a De Matteis nell’ambito delle guerre intestine in seno alla Vela, rimuovendolo dalla presidenza della quinta commissione consiliare: ma la trattativa è naufragata.

E non è un caso che martedi scorso sempre in quella conferenza stampa Daniele sia stato oggetto di numerosi attacchi. Accusato, in particolare, di non aver convocato la commissione a oltre un mese dal crollo del balcone della palazzina del progetto C.a.s.e. di Cese di Preturo, al fine di affrontare la drammatica emergenza rappresentata dalla gestione dei quartieri post-sismici. E mettere Cialente sulla graticola.

Con un compiaciuto De Matteis a godersi lo spettacolo, per nulla intenzionato a farsi mettere da parte dagli esuberanti quarantenni.