L’AQUILA – “Lunedì querelo Ettore Di Cesare“.
Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha ammesso di essere “stufo dei continui attacchi” che provengono dal capogruppo comunale di Appello per L’Aquila.
L’ultimo in ordine di tempo è quello relativo al bando per la nomina degli organi societari del Centro turistico del Gran Sasso d’Italia, società partecipata interamente dal Comune dell’Aquila, caratterizzata, secondo Di Cesare, da “modalità sotterranee e clientelari, che nulla hanno a che fare con il merito e la buona amministrazione”.
“Sulle nomine al Ctgs – aveva detto Di Cesare – il sindaco ne combina un’altra delle sue, con le solite modalità per nulla trasparenti e questa volta anche fuori dalle regole: dopo l’avviso lampo sulla Perdonanza, con la scadenza di tre giorni dalla pubblicazione e da noi smascherato, ci risiamo, appena sette giorni di tempo per scegliere delle figure chiave per una delle società controllate più importanti”.
“È evidente che ci troviamo davanti a un sistema che vuole nominare chi gli pare e piace in sfregio a tutte le regole. Si devono pagare probabilmente cambiali elettorali – era l’accusa del consigliere – e non si può far a meno di ricordare le promesse di posti nei Cda contenute nella ormai celebre e-mail del sindaco all’onorevole Daniele Toto (coordinatore regionale di Futuro e libertà, ndr) per cercare un’alleanza con il partito di Fli a pochi giorni dal ballottaggio”.
Continua, dunque, la guerra tra i comitati cittadini sorti dopo il terremoto e il centrosinistra, schieramento da cui pure proviene una parte importante degli esponenti “movimentisti” che si sono raccolti intorno ad Appello per L’Aquila.






