L’AQUILA – Un appello nominale, quello di questa mattina in Consiglio comunale all’Aquila, che è suonato come una mera formalità, visto che sui banchi della maggioranza, ad inizio della seduta di approvazione del bilancio comunale, c’era solo un affaticato consigliere Giuseppe Ludovici, del gruppo misto (nella foto in attesa dell’inizio della seduta) e Antonio Nardantonio del Partito democratico. E anche sul banco della Giunta c’erano solo poltrone vuote.

Un’assenza di massa, che ha fatto mancare il numero legale, però, calcolata e annunciata: la maggioranza non è andata al mare o in montagna, o forse sì, ma per il bene dei cittadini, ha assicurato il sindaco, Massimo Cialente: è stata costretta disertare l’aula e a prendere tempo almeno fino a metà agosto, in attesa che il governo approvi il decreto “Enti territoriali” rivisto e corretto che stanzia 16 milioni di euro di trasferimenti straordinari post-sisma.

Senza questi soldi, il Comune non potrebbe chiudere il bilancio, se non aumentando le tasse e con tagli draconiani alla spesa, misure che poi diventerebbero irreversibili.

Certo, 16 milioni sono 9,5 in meno in meno di quelli richiesti, dopo un estenuante tira e molla, e non solo: il decreto era già stato approvato a giugno, ma alla pubblicazione dell’atto in Gazzetta ufficiale ci si è accorti che all’articolo 3 era stato scritto che il contributo è destinato “al ristoro per le entrate tributarie delle tasse per la raccolta di rifiuti solidi urbani afferenti agli esercizi precedenti al 2016”.

Un macroscopico errore, almeno questa l’interpretazine ufficiale, che ha reso il decreto inapplicabile, essendo impossibile coprire la spesa per il contratto di servizio con Asm da 14,5 milioni di euro, di cui 3 sarebbero dovuti provenire dalle risorse assicurate dall’esecutivo. Unica alternativa sarebbe stata quella di aumentare ulteriormente la Tari del 27 per cento, tenuto conto che la tassa è stata già aumentata del 23 per cento.

In fase di conversione del decreto alla Camera è stato approvato dunque un emendamento  del deputato Antonio Castricone del Partito democratico, che ha chiesto e ottenuto venissero definitivamente soppresse le parole “afferenti agli esercizi precedenti al 2016”. E ora bisognerà attendere l’approvazione e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale di questo emendamento, cosa che non avverrà prima del 10 agosto, salvo sorprese.

Il rinvio della seduta è stato un escamotage tattico che, però, non ha impedito alle opposizioni civiche e di centrodestra, presenti in aula, di fare pesanti ironie e di accusare la maggioranza. La verità, per loro, è che il “governo amico” di Matteo Renzi ha in realtà tagliato di parecchi milioni l’importo del trasferimento straordinario, e la maggioranza è ora allo sbando.

“I fatti parlano chiaro  – ha tuonato il capogruppo di Forza Italia, Guido Liris – per colpa del centrosinistra che governa in Italia e di quello che governa all’Aquila, il bilancio sarà approvato con enorme ritardo. E questo avrà comunque conseguenze nefaste per i cittadini”.

“Quanto successo oggi, è imbarazzante per la città – è sbottato corto Giorgio De Matteis di L’Aquila città aperta – a dimostrazione che siamo dinanzi al nulla politico”.

Di parere diametralmente opposto il sindaco Cialente, che si è materializzato a Villa Gioia a metà mattinata, senza ovviamente partecipare al voto.

“Il bilancio eravamo pronti a votarlo – ha assicurato –  anche se mancano 8 milioni e, come non bastasse, non ci è stato riconosciuto neppure il milione e mezzo a parziale copertura della Tasi che ci era stato assicurato dal Governo lo scorso anno. Ci stiamo facendo carico, insomma, anche dell’abolizione della Tasi per le seconde case dei centri storici. Variamo un bilancio con 9,5 milioni in meno, ma eravamo pronti a votarlo, con una serie di tagli necessari”.

“Che cosa è accaduto, invece? È accaduto che, a livello parlamentare, è stato commesso un errore tecnico, un errore blu fossimo ancora a scuola, imputabile a chi ha scritto il testo del decreto. Non si sono accorti di aver fatto una corbelleria: non puoi darmi soldi per bilanci precedenti che sono già stati chiusi. Forse chissà, al decreto ci ha lavorato un usciere”, ha ironizzato.

“E così – ha concluso il primo cittadino – oggi non possiamo votare nulla perché, se votassimo, saremmo costretti per legge ad aumentare la Tari di un ulteriore 27 per cento, mancando 3 milioni di euro. Meglio, per il bene di tutti, far mancare il numero legale, così avremo il tempo per approvare l’assestamento senza ulteriori aumenti della tassa sui rifiuti entro i 20 giorni di proroga che verranno concessi dal prefetto, che ho avuto la premura di avvertire per tempo”.