CHIETI – La proposta che il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, farà in sede di Consiglio per le autonomie circa il riordino delle circoscrizioni provinciali è che la provincia teatina rimanga così com’è.
È quanto ha deciso stamane il Consiglio comunale straordinario convocato sul tema che ha approvato all’unanimità, con 38 voti favorevoli, un ordine del giorno per l’autonomia provinciale, visto che, come è stato più volte sottolineato, è il governo stesso che sancisce che la provincia teatina ha i requisiti, sia in termini di abitanti che di territorio, per rimanere autonoma.
La seduta di questa mattina, mai così affollata, sia di consiglieri che di spettatori (c’erano anche il presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio e gli assessori regionali Mauro Febbo e Luigi De Fanis), ha mostrato, comunque, una diversità di vedute: tra chi pensa che occorre battersi fin da subito per rimanere con i confini attuali, sindaco Di Primio e senatore Fabrizio Di Stefano in testa, e chi pensa che si potrebbe aprire un dialogo con la vicina Pescara, come ha sostenuto il senatore Giovanni Legnini.
Occore “evitare – ha spiegato Legnini – l’immagine di una città che non si richiude nella sua debolezza, ma che rivendica un ruolo di peso grazie alla sua storia e alla sua cultura”.
La posizione di apertura voluta dal senatore Legnini, e appoggiata anche dall’Unione di centro ma non da Rifondazione, è stata tenuta in considerazione da Di Primio solo come “piano B”.
Il sindaco, infatti, teme che se Chieti va a trattare con Pescara un possibile accorpamento tra le due province la contesa si riduca a quale delle due città debba restare capoluogo di provincia, una disputa che vedrebbe Chieti in posizione minoritaria, visto che il comma 4 bis del decreto legge assegna questo ruolo alla città con maggior numero di abitanti, “salvo diversi accordi”.
Inoltre, “una trattativa solo sul capoluogo – ha spiegato Di Stefano – potrebbe farci perdere tutta la forza che deriva dal resto del nostro territorio”.
È passata la tesi del primo cittadino, sebbene resti la paura che da Roma si possa non approvare l’esistenza di due capoluoghi di provincia distanti solo 15 chilometri, mentre si sta cercando di riordinare tutto il sistema delle province italiane con l’obiettivo di tagliare il più possibile. (ar.ia.)





