L’AQUILA – C’era una volta il sindaco civico e bipartisan, né di destra, né di centro, né di sinistra, o anche di tutti e tre gli schieramenti, Gianni Di Pangrazio, che da quando è stato rieletto nel 2020, ha imbarcato in una maggioranza dalle porte girevoli e aperte a tutti, assessori e consiglieri di ogni colore, tanto da fare di Avezzano un audace esperimento post-ideologico di livello nazionale.
Ma ora Di Pangrazio, inconvenienti del disinvolto civismo, è destinato a diventare già da subito sindaco di un centrodestra a trazione Fratelli d’Italia, che si appresta a costituire un gruppo di maggioranza di ben quattro componenti, dopo che il ghiaccio lo ha rotto la meloniana Iride Cosimati, che ha fatto il salto della barricata, dall’opposizione direttamente in giunta, come assessore con deleghe pesanti come i Trasporti, le Politiche della casa, e l’Industria.
Ma non solo: Di Pangrazio potrebbe essere il probabile candidato per l’intera coalizione, alle elezioni del settembre 2025 o della primavera del 2026, se ci sarà lo slittamento per una unica election day, poco importa se ancora una volta civico, o direttamente per il partito di Giorgia Meloni.
Regista e demiurgo della clamorosa e machiavellica metamorfosi, il sempre più potente assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri, stimato medico chirurgo ed ex sindaco della vicina Trasacco, rieletto alle regionale del 10 marzo, con il record assoluto di voti, ben 11.754, e con l’appoggio di Di Pangrazio nella sua Avezzano.
E che che almeno nella sua Marsica sta vincendo la lacerante sfida, tutta interna a Fdi, con il capogruppo in Consiglio regionale Massimo Verrecchia. Dissidio nato proprio dall’indignazione, in nome della coerenza davanti al “tradimento” di Cosimati, e che poi ha investito anche il consiglio regionale. Una situazione che crea imbarazzo nel partito, visto che il segretario regionale, il senatore Etel Sigismondi, in un uno dei suoi rarissimi interventi in materia, aveva assicurato assicurato che Cosimati aveva fatto una scelta politica personale, e che quindi fdi sarebbe rimasta alla opposizione.
Il nuovo gruppo che segna l’ingresso in maggioranza di Fdi, si ironizza già nel palazzo comunale sarà però di fatto un “Quaglieri boys”, composto da suoi fedelissimi, come Maurizio Gentile, Nello Simonelli e Carmine Silvagni, ai quali si aggiunge il più “laico” Ernesto Fracassi.
Passiamoli dunque in rassegna i componenti del costituendo gruppo, cominciando dalla new entry, Maurizio Gentile, che nella prossima seduta sarà proclamato consigliere, come primo dei non eletti di Fdi, in qualità di surrogato, ovvero sostituto di Cosimati, nominata assessore, e di cui Gentile è il genero, avendo sposato la figlia di lei, l’avvocato Paola Ciciarelli, componente del cda di Aciam, la società pubblica per la raccolta dei rifiuti dei comuni della Marsica, indicata in quel posto proprio dal comune di Avezzano, primo azionista pubblico. E Gentile con Quaglieri ha anche un rapporto di vicinanza professionale, visto che lavora nella clinica privata Di Lorenzo di Avezzano, dove sua madre Patrizia Iacoboni è direttore amministrativo. La stessa clinica dove l’assessore lavora a contratto, come medico chirurgo. Un doppio ruolo, di componente di giunta regionale e di medico in una clinica convenzionata che riceve soldi dalla Regione, che ha portato ad una inchiesta della Procura dell’Aquila a carico di Quaglieri, con le ipotesi di reato, tutte da dimostrare, di abuso d’ufficio in concorso e falsità in atti d’ufficio, con il coinvolgimento per il solo abuso di ufficio della titolare della clinica Lucia Di Lorenzo.
C’è poi Nello Simonelli, che è collaboratore politico di Quaglieri nell’assessorato, con tessera Fdi in tasca, eletto nella civica di Di Pangrazio “Avezzano città territorio”, sostenuta da Quaglieri, mentre però il suo partito, Fdi, era nella coalizione che ha candidato sindaco del 2020 l’ex leghista ora in Forza Italia, Tiziano Genovesi, battuto al ballottaggio da Di Pangrazio, vincente anche con il contributo dei 1.253 voti della lista “Avezzano città territorio”. E già allora Quaglieri fu accusato di aver remato contro il suo partito, appoggiando dietro le quinte la lista civica di Di Pangrazio, che poi ha ricambiato il favore sostenendo Quaglieri alle regionali, tanto che il riconfermato assessore è stato il più votato anche ad Avezzano città, con 2.271 preferenze, tallonato dal grande rivale Verrecchia, con 2.055 voti.
Farà parte poi del gruppo di Fdi Ernesto Fracassi, eletto con la civica di Di Pangrazio “Patto per Avezzano”, che poi si è tesserato con il partito di Giorgia Meloni ed è stato eletto anche consigliere provinciale, con il riconfermato presidente, anche lui di Fdi, Angelo Caruso, sindaco di Castel di Sangro.
E infine potrebbe diventare il quarto componente del gruppo anche Carmine Silvagni, anche lui eletto consigliere comunale con la civica di Di Pangrazio “Azione civica per Avezzano”, poi mandatario elettorale di Quaglieri alle trionfali regionali del 10 marzo, presidente della Leonessa Avezzano Volley 2015.
Tanto basta per supporre dunque che ora la “corazzata Quaglieri” lavorerà a testa bassa per la conferma, per un terzo mandato, di Gianni Di Pangrazio.
Con buona pace del rivale Verrecchia, che vede con il fumo negli occhi questa ipotesi, e vorrebbe far tornare nell’alveo della normalità la dialettica politica nella sua Avezzano, con coalizioni di centrodestra e centrosinistra canoniche, e blindate, dicendo basta ai continui cambi di casacca, riposizionamenti che hanno connotato finora la politica avezzanese.
Verrecchia ha scagliato una dura offensiva contro Quaglieri anche in consiglio regionale, per la nota vicenda dei tre articoli inseriti dall’assessore nella legge di assestamento, che prevedevano anche 300.000 euro per la ristrutturazione e di riqualificazione del complesso monumentale “Aia dei Musei”, di Avezzano, oltre che 350.000 mila euro per una piscina a Lecce nei Marsi, e 50.000 euro per il cimitero di Secinaro. Verrecchia aveva predisposto altrettanti emendanti per cancellare queste erogazioni, è però intervenuto il presidente Marco Marsilio, che per non creare scossoni nella sua maggioranza, ha imposto di ritirarli, e le misure ad hoc sono passate nella seduta del 27 agosto, assieme ad altri emendamenti concessi a Lega e Forza Italia. C’è chi osserva del resto che Marsilio fa parte della stessa corrente di Fdi di Quaglieri, i Gabbiani del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, a cui appartiene anche il segretario regionale Sigismondi.
Un gran bel punto a favore per Quaglieri, anche per la partita che si sta giocando ad Avezzano: l’assessore ha dimostrato che il presidente Marsilio è con lui, e che se dice una cosa quella è, compresa l’erogazione di 300.ooo euro per l’Aia dei Musei, tanto cara al suo amico e sodale Di Pangrazio, che potrà ora esibire trionfalmente questa opera pubblica di indubbia importanza, come un fiore all’occhiello, nella prossima campagna elettorale, grazie all’attenzione al territorio dimostrata da Quaglieri.
E davanti a questo pragmatismo, rischia di essere derubricato ad esercizio accademico l'”opportunità” ed “eticità” di questi come altri fondi discrezionali e mirati, ed erogati senza una valutazione delle priorità su scala regionale, che hanno creato forti fibrillazioni in consiglio regionale, da parte di quasi tutta Fdi, che si è dovuta però piegare al diktat di Marsilio, e nonostante le bordate dell’opposizione del campo largo, che ha abbandonato l’aula per protesta al momento del voto. Filippo Tronca




