L’AQUILA – Delusione, rabbia, voglia di gesti clamorosi: si respirava un clima tesissimo nella sede ipogea della Confcommercio, sotto il bus terminal di Collemaggio, deve decine e decine di esercenti si sono riuniti per dire no ai clamorosi aumenti anche del 150% della Tares, il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi che ha sostituito la vecchia Tarsu.
Commercianti che si preparano a incontrare giovedì prossimo il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, e l’assessore Lelio de Santis, per quella che non si preannuncia esattamente un’amabile e pacifica conversazione.
In particolare l’assessore De Santis è stato infatti a più riprese accusato di “avere mentito ai commercianti”, sostenendo in autunno che gli aumenti annunciati erano solo un’ipotesi provvisoria per garantire gli equilibri di bilancio messi a rischio dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa, e che sarebbero stati sicuramente rivisti al ribasso a seguito di un intervento di compensazione economica da parte del governo. Poi, come avviene spesso in Italia, il provvisorio è diventato definitivo e le rassicurazioni sono rimaste flatus vocis.
I numeri del salasso, con tanto di rendering, li snocciola il direttore regionale, Celso Cioni : i parrucchieri, i barbieri e gli estetisti passeranno da 2,9 euro a 4,2 euro per metro quadrato, il che significa pagare, per un locale di 100 metri quadrati, 422 euro invece di 292.
E sempre per locali di pari dimensioni, gli ortofrutta, le pescherie, i fiorai e le pizzerie al taglio pagheranno quest’anno circa 2.318 euro invece di 915 euro. Mazzata anche per i bar, i caffè e le pasticcerie: si passerà da un tributo di 915 euro a uno più che raddoppiato di 1.478 euro. Ristoranti, pizzerie, trattorie e pub subiranno un aumento del tributo da 9,1 euro a 20,2 euro al metro quadrato che in soldoni per un locale di 200 metri quadrati fa 4.057 euro invece di 1.831 euro.
“Questo non è un tributo, è un’estorsione – tuona Celso Cioni tra gli applausi dei presenti – Questo significa affondare negozi che sono già con l’acqua alla gola, in particolare quelli che hanno eroicamente riaperto in un centro storico desertificato, e che nessuno ha aiutato. Ricordiamo che, per ogni saracinesca che chiude, viene compromesso il posto di lavoro e l’attività economica di 15 persone, considerando il personale e l’indotto”.
La cosa che, però, indigna maggiormente e che rende imperscrutabili i criteri adottati dall’assessore De Santis nello stabilire le singole tariffe, è che la Tares per le banche e gli istituti di credito viene più che dimezzata, passando dai 5,7 ai 2,1 euro a metro quadrato.
Stessa premura adottata per le sedi di partito, dei sindacati e gli istituti di culto, beneficiarie di una riduzione da 2,4 a 1,8 euro a metro quadro. Per non parlare dei supermercati, nemici giurati di tanti piccoli commercianti presenti in sala: otterranno infatti una riduzione da 8,9 a 6,1 euro a metro quadro, la stessa riduzione concessa agli alimentari e alle macellerie.
Osserva poi a sua volta Alberto Capretti, presidente provinciale della Fiva: “Rischiamo di pagare il doppio un servizio che continua a lasciare a desiderare. Molti nostri colleghi si lamentano del fatto che gli operatori della Asm ritirano i bidoni della raccolta differenziata in grande ritardo e solo se sollecitati da telefonate inferocite”, sbotta.
Non solo: la signora Cinzia Mastrantonio, titolare di una pescheria sulla strada statale 80, spiega che gli scarti del pesce, il grosso del rifiuto che la sua attività produce, l’Asm non lo ritira, quindi deve rivolgersi a una società privata di Roma, al costo di 480 euro l’anno, a cui ora si aggiungerà il pagamento più raddoppiato della Tares.
“Vorremmo anche capire – incalza ancora Cioni – perché a Pescara il servizio di smaltimento dei rifiuti costa 23 milioni di euro, per un bacino di utenza di 85 mila persone. Invece all’Aquila costa 14 milioni, ma per sole 22 mila persone. Che in proporzione è un costo enorme”.
Nel corso dell’assemblea si è parlato anche di una proposta da avanzare al Comune, quella di scalcolare la superficie non calpestabile dal computo dei metri quadrati di un locale.
Ma il problema è a monte: i commercianti chiedono di essere acoltati, di essere aituati e non vessati in un momento di pesantissima crisi, ricordando che in tante altre città la Tares è stata ridotta considerevolmente nelle aree colpite da calmità naturali, o in parti di città con viabilità compromessa.
Per il Comune, invece, tutto all’Aquila e nel suo centro sotrico è tornato evidentemente alla piena normalità, e gli affari girano a gonfie vele.






