L’AQUILA – Sono circa 160 i lavoratori co.co.co. della Giunta regionale che rischiano di rimanere a casa dal primo gennaio 2011 senza una proroga dei contratti. Centinaia di storie personali che si incrociano e si mescolano ad una realtà quotidiana fatta di precarietà del lavoro e incertezze per il futuro.
Persone giovani e altre che lo sono un po’ meno, tutte con un solo obiettivo: cercare di tirare avanti ed arrivare a fine mese tra mille difficoltà, riuscire a sostenere le famiglie, provare a costruire qualcosa di importante per i figli.
Un piccolo grande esempio è quello di un ragazzo, Alessandro Cacchione, impiegato nel settore cartografia del sito web della Regione: la sua è una famiglia “moderna”. Lui precario della Regione, la moglie precaria fino a qualche tempo fa, operatrice di call center che solo recentemente è riuscita a strappare un contratto a tempo indeterminato.
“Ci siamo sposati ad agosto – ci spiega Alessandro – e rappresentiamo l’archetipo della coppia moderna tra rischi legati al precariato, incertezza sul futuro, i dubbi sulle possibilità di ‘ampliare’ la nostra famiglia. Dal 2003 lavoro nel settore cartografia del sito internet della Regione e, credo, che il portale funzioni molto bene. A metà novembre scadrà il mio contratto e da quel momento in poi molti altri miei colleghi saranno costretti a fare i conti con gli stessi problemi se non arriverà una proroga che, mi è stato detto, ad altri settori è già stata concessa”.
A protestare sono i co.co.co dei settori Bura, Informatica Statistica, Cartografia, Rifiuti, Ambiente e Politiche per le Attività internazionali: settori strategici per la sopravvivenza dell’Ente che rimarranno in stato di agitazione almeno fino a venerdì prossimo, quando sulla vertenza dei precari si incontreranno l’assessore al Personale Federica Carpineta, ed i consiglieri regionali Gianfranco Giuliante, Giovanni D’Amico e Claudio Ruffini.
“Qualcuno può pensare che siamo dei ‘raccomandati’ – aggiunge il giovane co.co.co. – Forse alcuni lo sono anche. Ma dopo 7-8 o più anni si può lasciare per strada le persone con famiglie e figli perché la politica non è in grado di risolvere i problemi? Io lavoro in Regione dai tempi della Giunta Pace e da allora le soluzioni legate alle vicende dei precari sono state rimandate sino ad oggi”.





