PESCARA – In Abruzzo l’andamento del credito alle imprese nel 2009 è il peggiore degli ultimi dieci anni. A riferirlo è uno studio del Cna (Confederazione nazionale artigianato della piccola e media impresa), basato su dati forniti dalla Banca d’Italia.
I dati sono stai resi noti questa mattina, a Pescara, nel corso di una conferenza stampa condotta dal presidente e dal direttore della Cna, Italo Lupo e Graziano Di Costanzo, e da Aldo Ronci, che ha guidato l’indagine.
I responsabili della Confederazione hanno parlato di “una restrizione che non ha precedenti nella storia regionale dal 2000 ad oggi, nonostante l’effetto sisma abbia fatto dell’Abruzzo una delle poche regioni italiane in controtendenza rispetto al dato nazionale, con 400 milioni di euro di incremento”.
Secondo i dati della Cna l’incremento però si concentra quasi esclusivamente in provincia dell’ Aquila con una crescita di 383 milioni. “È lieve – hanno fato notare – in provincia di Teramo e in quella di Pescara, mentre subisce un decremento pesantissimo in provincia di Chieti”.
A preoccupare maggiormente la Cna è il dato che riguarda le imprese che hanno visto decurtare il proprio credito di 300 milioni con una conseguente diminuzione dei limiti di fido assegnato.
“Inoltre – hanno aggiunto i responsabili della Confederazione – tra 2008 e 2009 la differenza negativa è stata di ben 1470 milioni: più della metà si riferisce al solo settore industriale”.
Stando sempre allo studio poi, a svolgere le funzioni di ‘cassaforte’ del sistema locale sono soprattutto le piccole banche che erogano una quota di credito elevatissima: il 52 per cento contro una quota media nazionale del 22 per cento.
Per quanto riguarda la mappa degli sportelli bancari del territorio regionale dei 708 sportelli presenti quasi la metà sono proprietà di banche che hanno sede legale in Abruzzo anche se fanno parte di gruppi bancari del nord Italia.
Per i rappresentanti della Cna infine, tra gli ulteriori indicatori del malessere che attraversa l’economia regionale vi è l’incidenza delle cosiddette “sofferenze rettificate”, vale a dire le esposizioni che gli istituti di credito hanno nei confronti dei loro clienti insolventi. Il loro rapporto con gli impieghi (6.41 per cento) è di due punti percentuali più alto di quello a livello nazionale, fermo al 4.30 per cento.






