TERAMO – “Siamo ad un passo dal trasformare un problema, il sovrannumero degli ungulati, in una preziosa risorsa, attivando finalmente la filiera delle carni”.
Ad assicurarlo è l’assessore regionale abruzzese all’agricoltura Dino Pepe, riferendosi alla misura 16.4 del Piano di sviluppo rurale, che metterà a breve a disposizione 400 mila euro per finanziare al 100 per cento la realizzazione di mattatoi, centri lavorazioni carni, centri di sosta e raccolta, dove trasformare e poi vendere i cinghiali abbattuti con la caccia in braccata, ovvero con cani e squadre di cacciatori, da ottobre a dicembre, con la caccia di selezione, da parte di singoli cacciatori autorizzati e formati, attraverso appostamenti consentiti previo parere dell’Ispra, tutto l’anno.
E, infine, a seguito delle attività di controllo, attuata dalla Polizia Provinciale che si avvale di squadre di cacciatori, mirata alla riduzione dei danni alle colture agricole.
“Al bando -spiega Pepe – pubblicato a settembre, hanno già riposto una pluralità di soggetti interessati. Si è ora nella fase di vaglio da parte della commissione regionale che si occupa del Psr. E confido che i fondi saranno erogati entro l’anno”.
Attualmente c’è una procedura, approvata nel 2016, che fissa l‘iter e controlli sanitari con cui poter vendere al carne dei cinghiali cacciati alla grossa distruzione, o ai singoli ristoratori.
Con la nascita di nuove strutture attrezzate, questa filiera è destinata a non essere residuale ma sarà destinata ad esplodere, perché ci sarà molto più prodotto a disposizione, sicuro e certificato.
Un qualcosa che avviene del resto già nelle vicine Marche, anche dentro il Parco nazionale dei Monti Sibillini e nelle riserve regionali, dove i danni della fauna selvatica si sono attenuati e si è creata una importante filiera che porta economia nelle aree interne.
LA REPLICA DI RANIERI: ”UNA NON RISPOSTA”
Per il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Gianluca Ranieri, quella di Pepe è “una non risposta”.
“Problemi per l’agricoltura a causa della fauna selvatica? Mangiamola! E’ questa la non risposta dell’assessore Pepe ad un annoso problema che attanaglia gli agricoltori abruzzesi: i danni da fauna selvatica. Le parole di Pepe lasciano a bocca asciutta chi attende una soluzione ormai da anni. Nessun risarcimento per i danni già causati, nessuna reale soluzione per limitare quelli futuri”.
Per Ranieri si tratta solo di “una propaganda spicciola che mischia problemi e soluzioni e che l’Assessore all’agricoltura vende mediaticamente parlando di realizzazione della filiera della carne di cinghiale”.
“L’obiettivo, sostiene lui – incalza ancora Ranieri – è quello di trasformare un problema in una risorsa. Peccato però che il problema non si risolverà, perché se è vero che la carne di cinghiale potrebbe costituire una risorsa per la Regione Abruzzo, lo sfruttamento di questa risorsa non incide in alcun modo sulla risoluzione del problema dei danni alle colture. In primo luogo perché gli abbattimenti previsti restano gli stessi, ma soprattutto perché né si è previsto né si prevede per il futuro di mettere in campo alcuna misura alternativa o complementare capace di influire realmente sulla diffusione degli ungulati e sulla protezione delle colture; non si sono fatti studi e non si sono avanzate ipotesi di lavoro: il problema, di fatto, a non è stato affrontato, nel modo più assoluto!”
Per quanto riguarda poi l’efficacia del provvedimento, Ranieri osserva che “rispetto all’obiettivo dell’uso della risorsa ‘carne di cinghiale’, la somma stanziata è bassa per poter costituire un vero incentivo per nuove imprese e quindi, probabilmente, permetterà solo ad alcune strutture già esistenti di potersi adattare alla nuova filiera, non consentendo a nuove iniziative imprenditoriali di entrare nel settore”.




