L’AQUILA – Basta, non se ne può più, i film che superano le due ore andrebbero tagliati per decreto legge.

Ormai tutto ciò che esce al cinema, da Avatar ai Pirati dei Caraibi, richiede un’intera serata di sacrifici, tra un po’ bisognerà portarsi in sala lenzuola e coperte.

Eppure 120 minuti sono un tempo più che sufficiente, quando si ha qualcosa da dire.

A uno come Terrence Malick dovrebbero fischiare le orecchie. Forse avrà fatto un corso apposta, sicuro deve essersi impegnato parecchio per sfornare una simile menata, sembra tutto studiato a tavolino per infastidire il prossimo.

Non che questo The Tree Of Life faccia così schifo, per carità. La fotografia è semplicemente meravigliosa. La profondità della storia alla fine cattura anche lo spettatore più cinico e malmostoso. Gli attori non si discutono, specie il marmocchio con le orecchie a sventola e lo sguardo di sfida, vero protagonista del film. Tutto è girato divinamente.

Ma che barba però.

Sapete com’è, noialtri di AbruzzoWeb siam gente semplice. La mattina ci alziamo, andiamo a lavorare, a una cert’ora ci trasciniamo addirittura in palestra e quando la sera stacchiamo ed entriamo al cinema, chiediamo solo Sean Penn e Brad Pitt, non intermezzi fini a se stessi di sei ore sulla fugacità del tempo o sull’origine della vita, dal Big Bang ai dinosauri (ci sono davvero) passando per i trilobiti, sembra Geo&Geo, ma vogliamo scherzare.

Il tutto, alleggerito con musica classica. Risultato: metà della gente lascia la sala dopo mezz’ora. Chissà perché.

Siamo a Waco, in Texas, negli anni ’50. Il burbero ma religiosissimo O’Brien (Brad Pitt) è uomo tutto d’un pezzo e impartisce ai tre figli un’educazione da sergente: sveglia presto la mattina, a tavola si sta così e non così, parla solo se hai qualcosa da dire, non t’azzardare a rispondermi in quel modo o volano gli sberloni, la domenica si va a messa e guai a chi si lagna, ai miei tempi sì che le cose giravano meglio, se tu avessi fatto la guerra ora capiresti e via dicendo.

Se avesse fatto il padre con le leve che girano oggi, sarebbe stato sommerso di rutti.

Senonché, dai e ridai, nel piccolo Jack aumenta l’insofferenza nei confronti di chi lo ha messo al mondo.

Volano le parole grosse, il rapporto si sfilaccia definitivamente, la vita scivola su binari misteriosi, sembra impossibile deviarla e dal nulla, senza accorgersene, ci si ritrova con più di cinquant’anni e buona parte dell’esistenza alle spalle.

Dell’infanzia a Waco non è rimasto più niente, quel mondo è finito da un pezzo. Non c’è più tempo. Come fare a riconciliarsi?

È un peccato, perché in parte The Tree of Life è riuscito. Certe scene sono indubbiamente a effetto e descrivono bene come possono cambiare le cose tra padre e figlio.

Però alla sessantesima inquadratura su bimbi che giocano, ridono e si rotolano per terra uno ha pure il diritto di scocciarsi.

Malick finisce per parlarsi addosso e lo spettatore per sbadigliare. Morale: guardare questo film NON è un piacere. Notte.

Voto: 4