L’AQUILA – Un fiume in piena. Dichiarazioni choc e accuse, anche molto gravi, per tutti.
L’intervista di AbruzzoWeb al sindaco uscente, Massimo Cialente, ricandidato della coalizione di centrosinistra alle elezioni dell’Aquila, farà discutere e provocherà polemiche.
Proprio nel giorno in cui, con la presentazione delle liste, inizia la campagna elettorale, l’uscente e ricandidato Max infiamma il clima politico.
Nella lunga chiacchierata ne ha per tutti: fa autocritica, lancia messaggi ai suoi alleati, ma soprattutto si scaglia contro gli avversari politici.
In particolare, con il candidato sindaco del movimento “L’Aquila città aperta”, Giorgio De Matteis, e il presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, con il quale non si contano le polemiche sulle tematiche sul terremoto.
Per Cialente, Gdm è “uomo di Chiodi e Fontana” e “vorrebbe mettere la ricostruzione in mano a quest’ultimo e quindi a Ecosfera”, evocando la società indagata nell’inchiesta “Caligola” su corruzione e appalti, che ha portato a molti arresti e coinvolto recentemente come indagato proprio il coordinatore della Struttura tecnica di missione.
In suo sostegno si ripresenta quasi al completo la coalizione con cui vinse nel 2007, tra l’altro con le stesse modalità delle primarie. Quali sono somiglianze e differenze nello scenario politico e nel suo progetto rispetto ad allora?
La coalizione e pressochè la stessa. Rispetto ad allora non ho più l’Idv, che dopo aver governato cinque anni, quotidianamente, nella mia amministrazione, e firmato una riconferma di fiducia nei miei confronti nel marzo 2011, ha scoperto improvvisamente che non andavo più bene. Credo sia una scelta di tipo elettorale, per eleggere sicuramente una o massimo due consiglieri, scelta che gli elettori non capiranno.
Manca poi l’Udeur, del quale però va ricostruita la storia. L’Udeur fu di fatto sciolto dal suo referente locale Mimmo Srour quando egli passo nel Pd, subito dopo la fine della giunta Del Turco. Dei quattro consiglieri e l’assessore Lisi, solo Di Carlo passò nel gruppo misto. Poi Srour, non essendo entrato in Consiglio regionale, si è offeso con il Pd, è passato a destra, sostenendo Del Corvo. È stato assessore provinciale per due mesi e ha rotto anche lì. Ora ricrea l’Udeur e va nella pozione magica di De Matteis. È il modo di fare di questi “tergiscristalli” della scena politica, che si sentono azionisti di pacchetti di voti. L’importante è che tutti gli eletti allora in quel partito, tranne Di Carlo, siano rimasti con me, e oggi con me affrontino la campagna elettorale.
Somiglianze con cinque anni fa? Soggettive? Lo stesso entusiasmo, lo stesso amore per la città, la stessa idea di dover stendere un piano strategico di sviluppo, rivolto al futuro. Differenze fondamentalmente due: la prima è la frammentazione della comunità in seguito alle conseguenze del sisma e alla sfiducia generata da questi due anni di abbandono da parte del governo e blocco della ricostruzione; la seconda è l’implosione del centrodestra, con le ingerenze di Chiodi e Piccone che evidenziano l’assenza totale di idee ed uomini nella destra aquilana. Il progetto è quello di dotare la città del piano strategico, che per oltre il 95 per cento è sovrapponibile al piano Ocse, e ricostruire nel più breve tempo possibile.
Dovendo misurarsi con molti candidati sindaco, alcuni dei quali intercetteranno voti degli elettori di centrosinistra, come farà a non imbarcare nelle liste “soliti noti”e “grandi vecchi” che portano sì preferenze ma, al tempo stesso, inquinano la qualità della sua squadra?
Credo di avere liste molto belle. La lista civica ‘Cattolici Democratici per L’Aquila’ è la sfida che raccolgo circa la richiesta che sale dalla città di avere consiglieri comunali di qualità. Lo stesso vale per le liste dei partiti. Sono io che ora idealmente interrogo la città su quale Consiglio comunale vuole comporre! Avrei potuto fare anch’io tutta una serie di liste civiche, per farne collezione. Ma ho voluto invece testimoniare una serietà di fondo e rigore per queste elezioni che sono le più importanti nella nostra storia degli ultimi secoli. Questo sarà il Consiglio che ricostruirà L’Aquila. Altri hanno creato strane misture, a mio avviso anche tossiche, anche con vecchi arnesi che tanti danni ci hanno afflitto con la giunta Tempesta. Strane pozioni che ritengo non abbiano alcuna credibilità per porsi alla guida dell’Aquila in una fase complessa come questa.
La sua ricandidatura è stata travagliata: ha dovuto superare divergenze, anche gravi, interne al Partito democratico, lo scetticismo di Rifondazione comunista e di Sinistra ecologia libertà. Se rieletto, come farà a conciliare queste diverse istanze dentro Consiglio e Giunta? Considerano il fatto che i distinguo hanno caratterizzato lunghi tratti della consiliatura che volge al termine.
Non è che avessi molti anticorpi. Ho pagato, sin dall’inizio del mio mandato, i molti no, e una mia coerenza di fondo. Chi ha responsabilità deve sostenerle sino in fondo. È per questo che io per primo ho voluto le primarie, come una fase di verifica tra gli elettori, e non nell’ambito ristretto di gruppi dirigenti di partito. Adesso vi è un programma elettorale, condiviso. Mi atterrò a quello, come ho sempre fatto anche in questi cinque anni. È quello il patto sottoscritto con la città. Al di là degli aspetti emergenziali legati al sisma, non ho compiuto un atto o adottato decisioni che non fossero nel programma di mandato. Peccato che alcune forze politiche, pur sottoscrivendolo, non lo avessero letto.
Tornando all’Idv, è deluso dal comportamento di questa formazione che, pur affermando di non avere nulla contro la persona, si è voluta staccare da quello che ha definito “cialentismo”, presentando un proprio candidato sindaco, Angelo Mancini, che tra l’altro dice che non la appoggerà al secondo turno?
Deluso no, ma incuriosito e sorpreso sì. Poi vorrei capire che cos’è il “cialentismo”. Se è governare ricacciando questuanti, affaristi, interessi, nell’esclusivo interesse della città, va bene. Altrimenti, comincino a spiegare di che si tratta. Secondo turno? Decideranno solo i cittadini.
Alla luce del caos che regna nel centrodestra, culminato con la cancellazione delle primarie, teme di più la coalizione guidata da un neofita della politica come il docente universitario Pierluigi Properzi o quella composita che sosterrà il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, l’uomo forte del centrodestra?
Le vicende del centrodestra sono state allucinanti, e mostrano come all’Aquila questo schieramento non esista. Non temo nessuno da un punto di vista elettorale, nel senso che affronto serenamente la competizione elettorale. Politicamente, come aquilano, mi fa paura il raggruppamento di De Matteis: il fatto che abbia raccolto il peggio del vecchio che aveva portato la città alla rovina con l’amministrazione Tempesta, il fatto che sia l’uomo di Chiodi e Fontana, che vorrebbe mettere la ricostruzione in mano a quest’ultimo e quindi a Ecosfera, il groviglio di interessi immobiliari sui quali ha chiuso per esempio l’accordo con l’onorevole Mantini, autore di un libro recente che delinea scenari e interessi economici ed immobiliari preoccupanti per la ricostruzione.
È cosciente di partecipare alle elezioni più importanti della storia millenaria dell’Aquila, alle prese con la sfida epocale della rinascita dopo il tragico terremoto del 6 aprile 2009?
Certo. E per questo che mi sorprende il candore, lodevole certo, di alcuni candidati che non ci sono mai stati in questi tre anni, non sanno nulla di nulla, e si sentono in condizione di chiedere la fiducia degli aquilani. Anche chi, come De Matteis, che rivestiva un ruolo che indubbiamente gli avrebbe permesso di fare qualcosa, in questi tre anni non ha fatto nulla. Né alla Regione, che, ricordo, non ha fatto una legge per il post-sisma (tranne una, peraltro sbagliata, a detta del mondo del volontariato, per distribuire i 9 milioni di sottoscrizione di benefattori nella fase post-sisma), né tantomeno per la zona franca, dove con Chiodi ha combinato un pasticcio per il quale dovrebbe chiedere scusa agli elettori. In effetti la domanda è: ma dove eravate?
Che voto dà alla sua attività portata avanti finora nella gestione dell’emergenza e della ricostruzione post terremoto?
Errori ne ho commessi, certo. Ma credo che soprattutto ora, quando il governo riconosce che avevo ragione nel denunciare i ritardi e l’errore fatale di mettere la ricostruzione in mano a una burocratizzante struttura commissariale, arrivando, esso, a dimettere tutti, nonché alla luce di tutto ciò che siamo riusciti a fare (non ultimo un piano di ricostruzione per 50 centri abitati in 18 mesi), credo di meritare la sufficienza, forse anche abbondante. Per l’impegno profuso forse potrei riportare un voto molto alto.
Non crede che siano stati errori gravi le dimissioni da vice commissario e l’eccessiva conflittualità con il commissario, Gianni Chiodi, fatto questo che su più di una questione ha disorientato i cittadini?
No, anzi. L’avessi fatto prima, e avessi fatto di più! Non avrei dovuto ritirare le dimissioni da sindaco. L’ho appena detto: per due anni la città è stata strangolata dalla struttura commissariale, inefficace e inefficiente, e abbandonata dal governo. Questo ha bloccato la ricostruzione, pubblica e privata, arrecato sofferenza, ucciso la speranza. Oggi ciò è sotto gli occhi di tutti, tutti ne hanno consapevolezza. Io l’ho solo detto prima! Il problema è stato che Letta non trovava il coraggio, pur avendo compreso bene la realtà, di licenziare Chiodi, Fontana e tutti gli altri. Questo governo, che non segue logiche partitiche, ha esaminato i risultati di questi due anni e ha dato ragione al Comune. Il fatto che subito dopo le elezioni saremo noi i protagonisti della ricostruzione mi fa ben sperare, e credo di poter promettere agli aquilani che riguadagneremo il tempo perso. È un patto che ho stretto con Monti e Barca.
Dopo un quinquennio logorante, crede di avere la forza, se dovesse essere eletto, per sostenere per altri cinque anni un impegno così gravoso a livello mentale ma anche fisico come la prossima sindacatura?
Devo dire che ormai il peggio è passato. È stata durissima nel 2009 e 2010, doloroso nel 2011, quando mi scontravo con il muro di gomma governo (Tremonti in particolare)-commissario-struttura tecnica di missione. Oggi sono sereno, ottimista, forte e soprattutto tranquillo perché abbiamo idee chiare, sappiamo quello che dobbiamo fare, abbiamo già predisposto tutto e siamo molto fiduciosi. Mi lasci dire: dalla sera del 19 gennaio, dopo una lunga telefonata con Mario Monti che, a sua detta lo “turbò molto”, ebbi netta la sensazione di aver superato il valico. Oggi sento, nonostante tutti i problemi, di poter dire che vedo la luce in fondo al tunnel che sinora ci teneva immersi nel buio.
Che cosa pensa della situazione cittadina? La ricostruzione pesante ancora non decolla e il rilancio economico è una chimera.
Sono le cose che denuncio da tempo. È una situazione difficile. Ma credo si possa sbloccare. Francamente, e mi assumo la responsabilità di ciò che affermo, andando via la struttura commissariale, sono certo che si ripartirà, purché tutto passi nelle nostre mani. Abbiamo tutto già pronto, anche circolari e proposte di ordinanze: dalla riorganizzazione della filiera, all’avvio dei cantieri in centro. Per il rilancio economico e produttivo sto seguendo la stesura del decreto per il de minimis e soprattutto stiamo lavorando con Barca per un primo finanziamento dei progetti strategici, ricompresi tra l’altro nel piano strategico del quale si va dotando il Comune e nello stesso studio dell’Ocse.
Come risponde alle critiche di chi dice che il piano di ricostruzione è stato presentato solo a fine mandato ed è senza respiro e di stampo elettoralistico?
Chi dice questo non sa di cosa parla. Il piano strategico di fatto parte, seguendo tutte le indicazioni di Chiodi (decreto 3 marzo 2010), con la perimetrazione dei 50 centri storici del Comune dell’Aquila, votata dal Consiglio nel mese di aprile, primo Comune che l’adotta. Solo dopo due mesi Chiodi firma l’intesa. Poiché in esso si doveva stilare anche una sorta di preventivo, abbiamo dovuto aspettare che la Regione emanasse i prezzi di riferimento, 24 settembre 2010, e questo spiega anche il ritardo per le “E” della periferia. Poi ci sono voluti altri sei mesi per avere l’intesa sui prezzi e altri aspetti tecnici. Arriviamo così all’aprile 2011.
Nel frattempo il Comune ha richiesto a tutti i cittadini le schede progetto, ha fatto nascere gli aggregati e i consorzi. A dicembre il Piano era pronto, ed è stato approvato all’unanimità dal Consiglio comunale. Ben 403 ettari di centri storici perimetrati, piano “fatto in casa” spendendo complessivamente solo 600 mila euro. Gli altri comuni, i 21 che hanno preparato e approvato il loro piano, hanno estensione minore delle nostre frazioni, e su indicazione di Chiodi-Fontana per la redazione, hanno speso molto di più, milioni di euro: pensi che, in proporzione al numero di ettari o di abitanti, senza parlare dell’entità dei danni, il Piano dell’Aquila sarebbe dovuto costare oltre 11 milioni. Ma il Comune dell’Aquila e noi siamo gente seria e capace.
Senza respiro? Ha avuto la condivisione degli Ordini professionali ha superato sei udienze pubbliche e una istruttoria pubblica con centinaia di cittadini; e devo dirle, è la prima volta che lo dico, che sapendo che avrei avuto ostacoli dalla Stm che ha altre mire sull’Aquila, l’ho sottoposto all’esame di un gruppo di urbanisti italiani di fama internazionale. Il Governo potrà così trarre le conseguenze, e capire molte, molte cose. Spero comunque che il commissario vada via subito con Fontana, così il Piano verrà approvato dal governo. Mi fido di più, senza Ecosfera fra i piedi.
Circa le polemiche sul Piano di ricostruzione, ribadisco che noi abbiamo sempre detto una cosa sola. Mentre si stende il piano, per coloro che possono realizzare la riparazione in modo conforme al Prg, perché non diamo il via?, perché non li facciamo partire? Cosa hanno di diverso rispetto ai condomìni della periferia? Perché perdere tempo e non ridare subito un pò di vita e speranza al centro storico? L’opposizione di Fontana è stata assoluta. Ora nell’ordinanza di gennaio, la numero 3996, ciò è reso possibile. Perché abbiamo dovuto perdere tanto tempo? Il problema vero è comunque un altro. Per due anni Chiodi e Fontana ci hanno raccontato che il Pdr serviva perchè avrebbe permesso di finanziare tutte le abitazioni, non solo le prime case, e le attività produttive, oltre il limite degli 80 mila euro. Tutto ciò è falso, vedi l’ordinanza 3996. Ci hanno mentito, come per la zona franca, per coprire le loro mancanze o peggio i loro interessi di controllare la ricostruzione del centro storico. Ci hanno affogato di bugie.
A quale progetto di città lavorerà in caso di vittoria?
Quella che lei può trovare, nei minimi dettagli, sul redigendo piano strategico, già pubblicato sul sito del Comune. Una città intelligente, moderna, che sappia puntare sulle sue vocazioni, che soprattutto operi un serio rilancio economico, perché potremo rifare anche benissimo e bellissime le nostre case, ma senza sviluppo sarà tutto inutile. Primi atti concreti li stiamo avviando: Gran Sasso Institute, acquisizione ex Italtel ed ex Sercom, progetto sviluppo turistico, progetto smart city, Pum eccetera. Non promesse elettorali, ma cose già decise, avviate, votate. Un percorso progettuale, un cammino intrapresi.
Che campagna elettorale si aspetta?
Spero serena. Io spiegherò agli elettori che ritengo di essere l’unico oggi in grado, con la mia squadra, di affrontare i problemi del post-sisma sin dalla mattina dell’8 maggio, il giorno dopo le elezioni. Sia per la conoscenza dei problemi dei quali sono ormai attento conoscitore, sia per i miei rapporti e ruolo nazionale, sia per la mia esperienza amministrativa. È per questo che chiedo il voto a tutti, anche agli elettori di centrodestra. Certo, avranno amici da votare a consigliere, ma possono scegliere il sindaco già al primo turno con il voto disgiunto. Lo chiedo sia perché un sindaco forte lo sarà soprattutto nei confronti del Governo, sia perché credo di aver dimostrato veramente di essere il sindaco di tutti e di tutta la città”.
Qual è la prima decisione che adotterà se dovesse vincere le elezioni?
È già deciso: nella prima Giunta partirà la stesura del nuovo Prg, che dovrà essere votato entro la primavera del 2014. Questo perché approvato il piano di ricostruzione, approvato il Piano urbano della mobilità, approvata la delibera per le aree a vincolo decaduto, essendo in dirittura d’arrivo il piano strategico, fatto il nuovo Prg, avremo delineato complessivamente il futuro assetto urbanistico e socioeconomico della città. Da quel momento dovremo solo lavorare, ma avremo chiaro, nei minimi dettagli, il progetto di ciò che c’è da realizzare.
Oltre a molti cittadini in difficoltà, L’Aquila e il suo territorio presentano una forte crisi anche a livello imprenditoriale. Una situazione che si va a sovrapporre con la limitazione dell’accesso al credito, con lamentela in tal senso indirizzate anche alla Cassa di Risparmio della provincia dell’Aquila, la più grande banca del territorio. Cosa pensa di fare su questo?
L’Aquila è in una crisi gravissima. Lei pensi che dopo il sisma che l’ha distrutta non un centesimo si è investito per il suo rilancio economico e produttivo. I nostri lavoratori autonomi hanno ricevuto solo 2.400 euro e una pacca sulla spalla. Siamo per molti alla fame, e non esagero. Se almeno fosse partita la ricostruzione, un minimo di spinta l’avremmo avuta. L’edilizia è sempre un volano. Invece si è registrato un piccolo impulso solo nel 2010 allorquando, grazie al Comune, si sono riparate le abitazioni classificate “B” e “C”. Poi nel 2011 niente; terribile e dolorosa battuta d’arresto! Il problema del credito è una vergogna, così come è una vergogna che la Carispaq vada via dall’Aquila. Ci assicurano che resterà il logo… Troppa grazia. Per il credito stiamo lavorando affinché una parte dei 90 milioni per il de minimis venga investita nell’ambito dei confidi, in modo da averne un effetto moltiplicatore destinato soprattutto ad offrire risorse per le Pmi. Sarà veramente un grande sollievo!
Tra le critiche che le sono state rivolte, quella di aver cominciato a occuparsi della zona franca e degli aiuti in regime de minimis solo un anno dopo le prime avvisaglie. Come risponde?
Che è una critica giusta. Uno degli errori che più mi rimprovero è di essermi affidato a Chiodi e De Matteis su questo punto. Avevo le loro rassicurazioni, personalmente e tramite stampa, ricorderà tutte le loro dichiarazioni, l’ultima addirittura dei primi di novembre 2011. Poi, nell’ottobre del 2011 ho scoperto una lettera che loro due avevano cercato di tenere nascosta, con la quale la Commissione europea dichiarava che l’iter era stato incompleto e sbagliato e dava un breve termine di tempo per avere risposte. Allora siamo andati a Bruxelles e lì abbiamo appreso che l’intero processo, sin dall’inizio, era stato gestito malissimo e che pertanto la richiesta era stata bocciata. Da allora stiamo seguendo il de minimis. Ma pensi che perché esso potesse essere avviato era necessario che il governo ritirasse la notifica con la richiesta di zona franca. Ho scoperto che sempre Chiodi e De Matteis hanno cercato di rinviarla a dopo le elezioni, e quando è stata comunque e finalmente avviata hanno richiesto il silenzio stampa. Cose da matti! Per fini elettorali hanno giocato a danno della città.
Se alla fine dovesse perdere queste elezioni, quale e quanto sarà il suo impegno per L’Aquila?
La causa dell’Aquila è ormai il destino della mia vita, è un compito che mi è toccato e che assolverò comunque e per sempre.
Se non arriverà al ballottaggio che ne sarà del suo progetto politico?
Temo che finirà in metropolitane, affari, leciti certo, ma non utili all’Aquila, e soprattutto in una paralisi di almeno uno-due anni. Non vedo nessuno pronto a guidare la ricostruzione dal giorno dopo le elezioni. Lo dico non certo in spregio dei miei avversari, ma perché conscio dei problemi.
Se al contrario sarà allo spareggio, molti in questo momento prevedono contro De Matteis, nel secondo turno quale sarà la sua posizione rispetto all’Italia dei valori e altri schieramenti riconducibili al centrosinistra?
Parlerò direttamente agli elettori, alla loro coscienza, al loro senso civico, al loro cuore e alla loro testa.
Non pensava di avere l’età e il consenso personale giusti per puntare a una nuova candidatura in Parlamento nel 2013?
Ho rinunciato al Parlamento per guidare L’Aquila già prima del terremoto, ho rinunciato anche ad altre lusinghiere proposte ben più allettanti di un seggio parlamentare. Come potrei chiedere agli aquilani di tenere duro anche in una fase così drammatica e difficile della nostra storia, se dovessi essere io il primo a mollare per una situazione più redditizia e comoda?
Teme il partito dell’astensionismo? Penalizzerà a destra o a sinistra?
Al contrario di molti, non credo che avremo un astensionismo importante. Credo che con l’esperienza del sisma e soprattutto del post-sisma, le aquilane e gli aquilani abbiano compreso l’importanza della politica e della partecipazione. La politica determina le loro vite e soprattutto il loro futuro. Quello dei loro figli. Credo che voteranno tutti, e con molta attenzione e giudizio.
Dieci candidati sindaco: è un’opportunità o una vergogna?
Né l’una né l’altra. Da un lato è espressione della frammentazione della nostra comunità, vittima di una sorta di occupazione militare, quella commissariale, che ha creato confusione istituzionale, alterato ruoli e responsabilità, devastata la nostra vita democratica. Dall’altra credo che in molti dei candidati non vi sia sino in fondo la consapevolezza della complessità e conoscenza vera dei problemi. Nel sentire alcune loro dichiarazioni, torno a ripeterlo, mi chiedo sempre: “Ma questi dove sono stai in questi tre anni, da quale pianeta scendono?”.




