L’AQUILA – Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, è “un saccente, un arrogante e un irriconoscente”: volano gli stracci dentro alla maggioranza di centrosinistra, con l’ex numero due dell’amministrazione comunale Roberto Riga, fresco di dimissioni dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta su presunte tangenti negli appalti post-sisma, che si scaglia contro il primo cittadino.

Il riferimento è all’intervista rilasciata da Cialente al quotidiano La Repubblica nel suo primo giorno da sindaco a tempo pieno dopo il ritiro delle dimissioni formalizzate il 12 gennaio scorso proprio in seguito alla bufera giudiziaria.

“La cosa che più mi addolora è quella di essere stato un collaboratore di un sindaco che ama scaricare la responsabilità sugli altri senza neanche aver accertato se essi hanno commesso errori o sbagli”, afferma Riga in una nota al veleno.
 
“Comunque quello che onestamente mi ha lasciato basito e amareggiato riguarda il contenuto delle domande poste dal giornalista – sottolinea l’esponente di Alleanza per l’Italia – e nello specifico la circostanza del mio status di ‘arrestato’, riferito per ben due volte. Ebbene, in tali occasioni Cialente non chiarisce assolutamente che il sottoscritto è stato raggiunto da un’informazione di garanzia, istituto a tutela dell’indagato, ma con saccenza, arroganza e irriconoscenza precisa il mio stato d’animo riferendo cose non precise e vere”.
 
“A tale scopo, onde fugare ogni dubbio sul mio conto, vorrei precisare che l’accusa levata nei miei confronti dalla procura della Repubblica è a tutt’oggi confinata nell’alveo delle indagini preliminari – prosegue Riga – talché lo scorso 13 gennaio sono stato convocato dal sostituto procuratore della Repubblica David Mancini per rendere interrogatorio, in qualità di persona sottoposta a indagini e non come imputato”.

“Per dovere di cronaca, circostanza spesso trascurata proprio dagli ‘addetti ai lavori’ e per mero spirito collaborativo, vorrei evidenziare che lo scrivente non è mai stato sottoposto ad alcun tipo di misura di custodia cautelare, come appunto erroneamente viene riportato più volte nella predetta intervista rilasciata dal sindaco Cialente”, dice ancora Riga.

“Senza lasciarsi permeare dal ‘vizio’ del pregiudizio e della condanna anticipata, frequente in chi usa molto il verbo ‘arrestare’, soltanto come esercizio semantico e lessicale, piuttosto che esercitazione di vita attiva, vi potrei comunicare alcuni passaggi dell’inchiesta in cui gli stessi personaggi chiave riferiscono di vicende nelle quali sono estraneo”.

“Tuttavia temo che tale opera ricostruttiva possa non interessarvi in quanto indirizzata alla sola ricerca della verità, mentre presumo sia più semplice individuare personaggi ‘sporchi, brutti e cattivi’ sui quali concentrare tutta l’attenzione mediatica a discapito di una reale e puntuale ricostruzione dei fatti”.

“Ricordo a Cialente – conclude Riga – con la serenità e la chiarezza che mi ha sempre distinto, che è il momento che inizi ad assumersi le vere responsabilità di un sindaco e pensi con entusiasmo al futuro della città per garantire prospettive alle giovani generazioni e sicurezza agli anziani. Mi rallegro infine, per l’ingresso in giunta di Nicola Trifuoggi, già procuratore della repubblica dell’Aquila”.

Lo sfogo di Riga apre un problema di tenuta della maggioranza: l’Api, infatti, in seno all’assise civica dell’Aquila, conta due consiglieri, Giuseppe Ludovici e il capogruppo Pierluigi Mancini.

Il primo già con un piede fuori dalla coalizione, il secondo che potrebbe mettersi di traverso se a Riga e al suo partito venisse assegnata la croce di capro espiatorio della situazione.

L’AFFONDO DI GABRIELLI: ”AMICO IERI, NEMICO OGGI”

E torna a far sentire la propria voce anche il capo del dipartimento nazionale di Protezione civile, Franco Gabrielli, ex prefetto dell’Aquila e vice commissario al tempo dell’emergenza post sisma, che se la prende anche lui con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

“Ho letto alcune tue dichiarazioni nelle quali continui ad additare mediaticamente la Protezione civile come incubatore di tutte le presunte malefatte del territorio. È una costante che ascolto da troppo tempo e credo sia giunto il momento di dire basta”, scrive Gabrielli in una lettera aperta.

“Al posto di infangare l’intero sistema, se vuoi, ti invito a fare nomi e cognomi: la separazione tra il ‘tutti’ e le ‘pecore nere’ non può valere solo per L’Aquila. Nel capoluogo abruzzese ci sono stato dal 7 aprile 2009 al 15 maggio 2010 – ricorda Gabrielli – e credo di poter testimoniare come si comportavano gli ‘amici’ di ieri e i ‘nemici’ di oggi”.

“Al fine di rinfrescare la memoria, colgo, quindi, l’occasione per inviarti parte della trascrizione di quanto tu e l’allora presidente della Provincia, attuale senatrice della Repubblica (il riferimento è a Stefania Pezzopane, ndr), diceste pubblicamente non il giorno dopo il sisma, quando potevate essere ancora sconvolti dall’accaduto, ma il 29 gennaio 2010, in occasione della cerimonia pubblica del passaggio di consegne tra la struttura commissariale guidata dal dipartimento della Protezione civile e quella del presidente della Regione Abruzzo. Credo sia la testimonianza più evidente di come, in base alle necessità, si strumentalizzi il lavoro svolto da migliaia di persone per bene per coprire deficit altrui”, conclude Gabrielli.

LA LETTERA DI GABRIELLI A CIALENTE

Caro sindaco ancora oggi, su articoli di stampa che davano conto del ritiro delle tue dimissioni, ho letto alcune tue dichiarazioni nelle quali continui ad additare mediaticamente la “Protezione civile” come incubatore di tutte le presunte malefatte del territorio. È una costante che ascolto da troppo tempo e credo sia giunto il momento di dire basta.

Cosa hai in mente quando ti riferisci alla Protezione civile? Sai che esiste un sistema? (riascoltando il tuo discorso tenuto a Coppito il 29 gennaio del 2010 direi che ne eri perfettamente edotto).

Sai che Protezione civile sono milioni di donne e uomini – a partire dai 95.000 volontari complessivamente intervenuti nel post terremoto abruzzese (molti di più dei 17.000 cui normalmente fai riferimento), dal personale del dipartimento, dei vigili del fuoco, delle forze armate, delle forze di polizia, della comunità scientifica, delle aziende fornitrici dei servizi essenziali e di tutte le altre componenti del servizio nazionale che hanno investito mesi della loro vita per il territorio aquilano, mentre altri stavano in ferie – che non meritano di essere utilizzati, a piacimento, per coprire manchevolezze altrui?

Al posto di infangare l’intero Sistema, se vuoi, ti invito a fare nomi e cognomi: la separazione tra il “tutti” è le “pecore nere” non può valere solo per L’Aquila. Nel capoluogo abruzzese ci sono stato dal 7 aprile 2009 al 15 maggio 2010 e credo di poter testimoniare come si comportavano gli “amici” di ieri e i “nemici” di oggi: sono sempre pronto a un confronto pubblico per tutelare l’onorabilità di chi ha lavorato e lavora nel solo interesse del sistema nazionale della Protezione civile.

Al fine di rinfrescare la memoria, colgo, quindi, l’occasione per inviarti parte della trascrizione di quanto tu e l’allora Presidente della Provincia, attuale senatrice della Repubblica, diceste pubblicamente non il giorno dopo il sisma, quando potevate essere ancora sconvolti dall’accaduto, ma il 29 gennaio 2010, in occasione della cerimonia pubblica del passaggio di consegne tra la struttura commissariale guidata dal Dipartimento della Protezione civile e quella del Presidente della Regione Abruzzo.

Credo sia la testimonianza più evidente di come, in base alle necessità, si strumentalizzi il lavoro svolto da migliaia di persone per bene per coprire deficit altrui.

L’INTERVENTO DI CIALENTE

Credo che possiamo essere orgogliosi di come abbiamo affrontato questa prima fase tutti quanti. Devo ringraziare – e non è un fatto formale – innanzitutto il Governo sia il presidente del Consiglio e tutti quei ministri che sono venuti qui, che hanno lavorato insieme a noi.

Poi devo ringraziare soprattutto la Protezione civile che io chiamo come sistema; tutti ringraziamo sempre Guido Bertolaso però Guido sa che quando ringraziamo lui… lo dice sempre Guido: dice “io sono quello che guida una grande squadra”.

E credo che dobbiamo ringraziare anche questo pezzo piccolo di popolo italiano che credo – e lo dico con orgoglio portando questa fascia rappresentando degli aquilani e delle aquilane che hanno affrontato con grande coraggio…

Stavo dicendo che si chiude una pagina di cui penso possiamo essere orgogliosi. Non c’è niente di più bello di quello che ad esempio è capitato ieri e oggi perché era già capitato insieme a Guido, Stefania, al prefetto Gabrielli di andare a inaugurare queste scuole bellissime…

Sono scuole belle, sono contenti. Anche chi è entrato in queste case, una vita che si comincia a riorganizzare.

L’INTERVENTO DELLA PEZZOPANE

Carissimo Guido, cari aquilani e care aquilane. È un momento difficile, di forte carica emotiva però come sempre sapremo mettere insieme le emozioni e la voglia di fare, almeno spero.

Pochi istanti soltanto, Presidente, per dire che questi dieci mesi per noi sono stati come dieci anni: intensi, particolari. Ma, paradossalmente, non sono stati dieci anni di vita e invecchiamento; sono stati dieci anni che ci hanno dato nuova energia, nuova vita.

Poco fa, molti di noi si sono emozionati nel vedere quelle immagini e nel sentire quei rumori. Il rumore delle 3.32; quel rumore che ci ha espulsi da casa, a migliaia e migliaia. È ci ha buttati nelle strade e nelle piazze.

Caro Presidente, in quegli istanti noi pensavamo di aver perso tutto; poi ho visto le immagini qui rappresentate, di Guido Bertolaso che insieme ai suoi uomini già dava i comandi. Quegli stessi istanti, alle 7, noi giravamo come impazziti, tutti gli aquilani se lo ricordano; giravamo come folli alla ricerca dei nostri genitori, figli, parenti e amici. C’era già chi stava lavorando per noi.

Dopo quegli istanti, quei minuti, quelle ore di grande stordimento, ci siamo ritrovati a lavorare insieme; è iniziata una fase molto difficile ma, le sembrerà paradossale Presidente, piena di vita, piena di forza.

Dieci mesi di lunghissimo lavoro guidati in questo posto da Guido Bertolaso, amico perenne di questa terra, e da tutti i suoi uomini e le sue valide donne. Ora abbiamo ancora tanto cammino da fare, lo ricordavano Massimo, Chicco, lo stesso Guido Bertolaso che è vero che chiude una parte del suo impegno ma se ne apre un’altra per noi.

Noi vogliamo che sia comunque un nostro punto di riferimento. Inizia un’altra fase, quella del riavvicinamento delle persone ancora sulla costa, quella della ripresa economica, quella della grande speranza. Abbiamo vissuto un momento bellissimo, quello del G8.

È un saluto a Guido Bertolaso e alla protezione civile, ma un ciao perché saranno ancora con noi.