L’AQUILA – Maretta nella Confederazione italiana agricoltori (Cia) di L’Aquila e Teramo. I soci del versante aquilano sono infatti in rivolta perché, dopo la fusione tra le due Cia provinciali, avvenuta nel febbraio 2016, lamentano il fatto che il neo presidente, Roberto Battaglia, originario di Roseto degli Abruzzi (Teramo), si occupi in via prioritaria degli interessi del versante teramano.
In un’infuocata riunione che si è tenuta venerdi 14 ottobre a San Pio delle Camere (L’Aquila) ha poi annunciato di aver inviato una lettera di dimissioni Filippo Rubei, ex presidente della Cia dell’Aquila, oggi semplice dipendente che, però, rappresenta ancora il punto di riferimento politico per le aziende agricole del capoluogo.
Contattato da AbruzzoWeb, Rubei non intende rilasciare dichiarazioni, per ora, si limita a dire che “le mie dimissioni non sono causate da motivazioni personali, ma organizzative”.
I motivi, si può tuttavia supporre, sono gli stessi che gli agricoltori della provincia dell’Aquila metteranno nero su bianco in un documento che avrà in calce oltre cento firme. Rilievi anticipati nella riunione di San Pio delle Camere.
Da quando si è siglata la fusione, hanno protestato gli agricoltori, la Cia in provincia dell’Aquila conta poco o nulla. Le mazze del potere infatti sono tenute a Teramo, nelle partite decisive come il Programma di sviluppo rurale (Psr), e gli altri bandi a beneficio di un settore che nelle aree interne deve far fronte a molte difficoltà.
C’è chi ha osservato, poi, che così ridimensionata la Cia nell’Aquilano serve a poco, visto che un sindacato non può limitarsi al supporto per le varie incombenze burocratiche e fiscali, o a ritirare le quote associative.
Tenuto conto che la provincia aquilana conta poco o nulla anche nella Cia regionale, di cui è presidente Mauro Di Zio e che ha sede a Pescara. Dove a farla da padroni, hanno denunciato gli aquilani, sono le imprese agricole del Chietino e del Pescarese, di gran lunga più numerose e “pesanti”.
Gli agricoltori vogliono, dunque, una Cia forte e che difenda quotidianamente i loro interessi. Il conflitto cova ancora sotto la cenere, ma esploderà a seguito della lettera aperta degli agricoltori aquilani.






