L’AQUILA – La procura della Repubblica ha chiuso le indagini su presunte irregolarità e favoritismi circa due appalti Asl per 2 milioni e mezzo, che peraltro non hanno mai avuto seguito, a carico di cinque persone tra medici e funzionari. Una vicenda che quando è venuta alla luce ha destato sorpresa vista la notorietà dei sospettati anche se a fronte di accuse ancora lontane dalla dimostrazione. Va anche precisato che le misure interdittive sono scadute e tutti gli indagati sono al lavoro.
La Procura, pertanto, in relazione a un primo appalto, contesta a Gennaro Bafile, direttore di chirurgia vascolare, e ai funzionari, Carlo Fruttaldo e Michela D’Amico, da poco in pensione, la turbativa di asta e il falso mentre al solo Bafile la concussione per aver minacciato in occasione della fornitura di alcuni strumenti due addetti della società interessata di far vincere a un’altra ditta l’appalto costringendoli a organizzare un convegno che a lui interessava.
In riferimento alla seconda gara di appalto per la fornitura di strumenti di neurochirurgia sono indagati il primario professor Alessandro Ricci e Fruttaldo che anche qui era solo estensore dell’atto senza avere parte attiva. Infine Ricci e il funzionario Paolo Spaziani sono indagati per un presunto certificato medico richiesto da Spaziani dopo una visita fiscale Inps non andata a buon fine.
Gli indagati, che contestano tutte le accuse, hanno 20 giorni di tempo per farsi interrogare e presentare memorie. Di recente, tra l’altro, la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura della Repubblica dell’Aquila che contestava la decisione del tribunale del riesame di annullare l’interdizione nei riguardi della ex funzionaria Asl Michela D’Amico, ex assessore al comune di Castel di Sangro, dopo che era stata sospesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile sulla scorta di censure ritenute senza fondamento. Inoltre, più in generale, almeno alcune contestazioni vengono ritenute dalle difese molto labili.




