CHIETI – Dopo che le immagini dei militari del 123° reggimento impegnati a spalare a neve a Chieti hanno fatto il giro della nazione grazie alla popolare trasmissione Rai “Porta a Porta” con il collegamento di lunedì scorso da Chieti, in città scoppia un caso che rimbalza sino alle cronache nazionali proprio sull’impiego dell’esercito.
Il caso riguarda il pagamento dei 50 ufficiali e sottufficiali impiegati a Chieti. A tirarlo fuori è l’opposizione comunale che fa una domanda: quanto ci costa questa forza lavoro in più?
Partendo proprio dalla trasmissione di “Porta a Porta”, incentrata sull’opera eccezionale prestata dai militari in caso di emergenza neve, l’opposizione ipotizza che l’impiego dell’esercito possa venire a costare circa 3.500 euro al giorno.
È solo un’ipotesi, ma certo la polemica si surriscalda, tanto è vero che una nota del Comune fa sapere che il sindaco Umberto Di Primio è pronto a pagare di tasca propria.
Nella nota si precisa anche che si tratta del pagamento degli straordinari dei militari impiegati.
A testimonianza del fatto che il caso si è allargato oltre i confini locali c’è la partecipazione del sindaco di questa mattina a un’altra trasmissione di Rai 1, “Uno mattina“.
Dai microfoni di “Uno mattina” Di Primio ricostruisce quello che è avvenuto: al momento dell’emergenza il Comune si è rivolto alla Prefettura che ha suggerito di chiamare l’esercito, si sarebbe posto il problema del pagamento degli straordinari ed allora il sindaco ha detto che, se fosse stato necessario, avrebbe pagato di tasca propria.
È poi intervenuto il Ministero della difesa che ha smentito la possibilità che l’esercito possa avanzare richieste economiche.
Intanto in città monta la polemica. In prima fila l‘ex assessore comunale e ora capogruppo della lista “Chieti per Chieti“ Luigi Febo: “Delle due l’una – dice – o il sindaco non sa che gli ufficiali dell’esercito italiano non possono essere pagati da privati o da denaro privato per l’esercizio delle loro funzioni pubbliche (come per i servizi resi recentemente a Chieti per l’intervento richiesto dall’amministrazione comunale) o il sindaco mente sapendo di mentire”.
“Nel primo caso – continua Febo – ignora le norme giuridiche in materia, nel secondo caso pur di riscuotere un successo mediatico, mente ai suoi concittadini”.
“Il sindaco – conclude il consigliere di minoranza – prima di chiamare l’esercito avrebbe dovuto pensare ai lavoratori di Teateservizi oppure a quelli iscritti nelle liste di disoccupazione e mobilità, oppure ai tanti giovani”. (ar. ia.)






