CHIETI – A Gissi, nella chiesa di San Bernardino, sono terminati i funerali dell’onorevole Remo Gaspari, il leader della Democrazia cristiana abruzzese morto martedì scorso nella sua casa di Gissi (Chieti) all’età di 90 anni.
I partecipanti al rito funebre hanno tributato un fragoroso applauso al ricordo di Gaspari fatto dal sindaco Nicola Marisi.
Poi l’assemblea si è sciolta nelle lacrime quando, a ringraziare i presenti è stato il figlio dell’ex ministro, il chirurgo Lucio Achille che ha citato dapprima Cicerone: “non c’è nessuno così vecchio a non sperare di vivere un anno ancora” e poi, guardando il cappello da bersagliere sulla bara del padre, ha detto con la voce rotta dall’emozione: “come il bersagliere che con il suo coraggio spinge i compagni alla lotta, così anche lui da lassù ci spinge a conquistare un futuro radioso”.
Sulla bara, avvolta dal tricolore, sono stati poggiati, oltre al cappello da bersagliere piumato, una sciabola.
Hanno assistito alle esequie numerosi sindaci del Chietino con fascia tricolore e anche una delegazione della sezione dei bersaglieri di Petacciato (Campobasso).
A celebrare la funzione è stato don Michele Fiore.
Dopo il rito funebre all’uscita dalla chiesa di San Bernardino a Gissi il feretro dell’ex ministro Gaspari è stato salutato dal silenzio d’ordinanza intonato alla tromba di un componente della Banda cittadina del paese.
Subito dopo un lungo corteo ha accompagnato la salma al cimitero dove verrà tumulata nella cappella di famiglia nella quale, con i genitori di Gaspari, è sepolta sua moglie, Miriam, morta nel 1996.
Il figlio di Gaspari ha detto: “La casa di Gissi rimarrà aperta come voleva mio padre e presto gli intitoleremo una fondazione”.
Questa mattina, durante i funerali nella cattedrale San Giustino di Chieti, sono intervenuti il ministro Gianfranco Rotondi, il presidente dell’Udc, Pierferdinando Casini, il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi e il figlio di Gaspari, Achille Lucio.
DON MICHELE: “AVEVA LA SAPIENZA NEL CUORE”
“Remo faceva la Comunione come un perfetto cristiano, aveva la sapienza nel cuore”.
Lo ha detto all’omelia don Michele Fiore che ha ricordato l’assidua frequentazione di Gaspari ai riti domenicali.
“Veniva alla messa delle 11 – ha ricordato il celebrante – e faceva la comunione come un perfetto cristiano. Questo per me e’ stato motivo di gioia. Al di là delle cose che ha fatto c’era il cuore”.
Proseguendo l’omelia, don Michele ha voluto ricordare un fatto privato: “nei giorni scorsi eravamo assieme al battesimo di un suo nipotino. Ho fatto gli auguri a Gaspari per i suoi 90 anni, sperando che potesse arrivare almeno a 100. Lui, di rimando, mi ha detto sorridendo: ‘anche di più. Il Signore – ha concluso don Michele – ha voluto diversamente”.
Prima della conclusione del rito, don Michele ha detto: “Vi rivelo un segreto. Quando ha chiuso l’ospedale di Gissi ho chiesto all’ex ministro se proprio non si potesse far niente per evitarlo”.
“Adesso che Zio Remo si trova davanti al Signore gli chiedo – ha concluso sorridendo – di patrocinare l’ospedale del suo paese natio”.
Chieti si è fermata per i funerali solenni di Remo Gaspari, il leader della Democrazia Cristiana abruzzese morto martedì scorso nella sua casa di Gissi (Chieti) all’età di 90 anni.
La cerimonia si è svolta nella cattedrale San Giustino di Chieti. Il feretro ha lasciato la chiesa dopo gli interventi del ministro Gianfranco Rotondi, del presidente dell’Udc, Pierferdinando Casini, del presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi e del figlio di Gaspari, Achille Lucio.
Oltre a tutti i vecchi militanti della Dc, hanno assistito alla santa messa anche il senatore a vita Emilio Colombo e il presidente della Corte Costituzionale, Alfonso Quaranta,
La bara è stata accompagnata nell’uscita dalla cattedrale da un applauso, dalle corone di fiori delle prime tre cariche dello Stato e dai gonfaloni della Provincia di Chieti e della città di Chieti listati a lutto.
Il feretro dopo alcuni minuti ha abbandonato la piazza San Giustino diretto a Gissi, paese natale di Gaspari, dove nel pomeriggio sarà officiato un altro funerale nella chiesa di San Bernardino, alle 16.
Dopo il rito la salma verrà tumulata nella cappella di famiglia dei Gaspari, nel cimitero comunale di Gissi.
ROTONDI: “UN GRANDE DIVERSO DA NOI”
“Era un grande perché diverso da tutti noi, diverso dagli altri, capace dell’esercizio lungimirante e autorevole del potere, ma anche del distacco che raramente gli uomini di potere hanno”.
Lo ha detto il ministro dell’attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, portando il saluto del Governo al termine del rito religioso nella cattedrale San Giustino di Chieti. “L’altezza del suo esempio – ha continuato Rotondi – da’ valore alla nostra giovinezza”.
L’OMELIA: “SUO ESEMPIO SIA DI STIMOLO PER LA ‘CASTA'”
“La testimonianza di politico cristiano di Remo Gaspari sia di stimolo alla nostra classe politica per rimettere al centro non i problemi della casta, come si dice, ma quelli della gente che non arriva a fine mese, che e’ in cassa integrazione”.
Lo ha detto l’arcivescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, nel corso dell’omelia del funerale di Remo Gaspari in corso nella cattedrale di San Giustino a Chieti.
“Abbiamo bisogno di una politica alta – ha aggiunto Forte – che proprio per questo sia concreta in quest’ora drammatica della nostra storia. L’ispirazione cristiana in Remo Gaspari non è stata una parola vuota, e’ stato vicino a questo popolo, amandolo. Gaspari è stato accanto alla gente, con sincerita’, esempio di sobrieta’, un uomo di speranza, ha guardato avanti, ha sognato in grande. Ha raccontato di aver portato Agnelli in elicottero per far vedere l’area dove poi sarebbe nata la Sevel. Che sarebbe il nostro Abruzzo senza autostrade, senza la Val di Sangro?”.
L’ar ha descritto Remo Gaspari servendosi dei tre colori della bandiera italiana: “il bianco della luce della fede, di un uomo che ha vissuto la sua personale intimità con Dio, rosso, il colore dell’amore e il verde della speranza”.
“Ieri guardando i telegiornali – ha aggiunto Forte – ho visto che il nostro parlamento, mentre stamattina si decidono questioni importanti in Europa, un’intera giornata l’ha dovuta dedicare a decidere se mandare in carcere o meno due parlamentari: la nostra gente ha bisogno di politici che servano il popolo, che si mettano al servizio della gente sull’esempio di Remo Gaspari”.
MONSIGNOR FORTE: “L’ABRUZZO GLI DEVE MOLTO“
“Remo Gaspari lascia il vuoto di un politico che si è impegnato con sobrietà personale per il bene comune e come tale è un esempio, uno stimolo anche ai politici di oggi”.
Lo ha detto l’arcivescovo monsignor Bruno Forte, prima del rito funebre del leader della Dc in Abruzzo. Forte ha poi aggiunto: “L’Abruzzo gli deve molto e questo e’ unanimamente riconosciuto da tutti, anche da quelli che sono stati i suoi oppositori. L’affidiamo alla bontà e alla misericordia di Dio, ma ringraziamo anche il Signore di avercelo dato, perche’ senza di lui l’Abruzzo non avrebbe conosciuto lo sviluppo nei decenni appena passati”.
“È stato un uomo vicino al suo popolo, lo ha amato – ha detto fra l’altro nella sua omelia l’arcivescovo – Gaspari è stato attaccato alla gente, ascoltava, era persino un’immagine caratteristica quella lunga processione di gente che andava a portargli le sue richieste e i suoi problemi. Oggi questo viene chiamato clientelismo ma era il modo di fare politica e Remo Gaspari l’ha fatto con sincerità, senza fare il proprio interesse. Remo Gaspari è stato un uomo di speranza, come Mosé che diceva al popolo: state fermi e vedrete la salvezza del Signore. Ha guardato avanti, ha fatto grandi progetti. Che sarebbe il nostro Abruzzo senza le autostrade, le superstrade, gli insediamenti industriali voluti da Remo Gaspari”.
CASINI: “PAROLE DELL’ARCIVESCVO SACROSANTE”
“Monsignor Bruno Forte ha detto delle parole sacrosante”.
È il commento del presidente dell’Udc, Pierferdinando Casini, a proposito delle parole del vescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, che durante l’omelia ha sottolineato come la “testimonianza del politico cristiano Remo Gaspari” debba essere di “stimolo alla nostra classe politica per rimettere al centro non i problemi della casta, come si dice, ma quelli della gente che non arriva a fine mese, che è in cassa integrazione”.
Il presidente dell’Udc nell’intervento al termine del rito religioso ha salutato “un grande democratico cristiano, un grande esempio per tutti noi”.
“È stato uomo di parte, però la presenza di tutti voi – ha detto Casini – dimostra che è stato un uomo di tutti, che tutti hanno apprezzato, sia chi ha condiviso con lui la battaglia politica, sia chi lo ha democraticamente contrastato. È stato l’espressione migliore di questa terra: ha voluto bene all’Abruzzo e l’Abruzzo ti vuole bene, grazie Remo”.
SU FERETRO BANDIERA DC DEL 1946
Il feretro di Remo Gaspari è arrivato nella cattedrale San Giustino di Chieti accolto da un lungo applauso e dal picchetto d’onore del 123esimo reggimento dell’Esercito, Areonautica, Carabinieri e Marina.
Una volta in chiesa, sulla bara di Remo Gaspari è stata adagiata una bandiera della Democrazia Cristiana risalente al 1946 portata da Gabriele Piermattei, segretario della sezione Dc di Catignano (Pescara).
Il rito funebre è presieduto dal vescovo di Chieti-Vasto, Bruno Forte, che nel saluto iniziale ha ricordato “di aver avuto la gioia di conoscere Remo Gaspari sette anni fa, quando sono venuto qui come pastore. Ma prima ancora di conoscerlo personalmente, l’ho conosciuto attraverso la mia gente: la presenza di tutti voi qui oggi è un segno di gratitudine”.
Al funerale prendono parte, oltre a numerose personalità politiche italiane e abruzzesi, sindaci e autorità militari, il presidente della Corte Costituzionale, Alfonso Quaranta, il presidente Udc, Pier Ferdinando Casini, il ministro per l’attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi, il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi.
L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE CHIODI
“Gli abruzzesi ti porteranno sempre nel cuore perchè i ‘grandi’ come te, insigne maestro, non muoiono mai!”.
Sono le parole con cui il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha ricordato la figura di Remo Gaspari concludendo il suo intervento al termine del rito funebre che si è celebrato a Chieti, nella Cattedrale di San Giustino.
“Molti pensano che fare politica sia soprattutto sinonimo di cinismo – ha sottolineato Chiodi – ed invece Remo Gaspari è stato l’artefice di una politica permeata di grande umanità e caratterizzata, al tempo stesso, da un approccio estremamente pragmatico. Questa è la vera forza di un politico, non certo un indice di debolezza”.
“Gaspari – ha proseguito – oltre a essere stato un grande uomo, rappresenta un pezzo importante della nostra storia. Ci mancheranno molto il suo carisma e le sue intuizioni strategiche”.
Anche il presidente Chiodi, si è posto, poi, l’interrogativo più ricorrente di questi giorni. Quale eredità Remo Gaspari lascia all’Abruzzo?
“Sicuramente, quaranta anni di sviluppo e di crescita costante per un territorio che, con lui al Governo, era sempre ai tavoli che contavano – ha aggiunto – in particolare, l’impegno politico di Gaspari stimola una riflessione sulla sua straordinaria capacità di rimanere ai vertici della scena politica per così lungo tempo in tempi in cui la partitocrazia la faceva da padrona”.
“Non avrei mai immaginato di rappresentare tutti gli abruzzesi in una occasione come questa – ha confessato il presidente Chiodi davanti alla folla radunata in cattedrale – anche perchè, per molto tempo, nell’immaginario collettivo, Gaspari è stato un personaggio a metà tra un uomo reale e un essere mitologico”.
“Io stesso, oltre venticinque anni fa – ricorda Chiodi – trovandomi per caso ad assistere a un comizio politico in una paesino della provincia di Teramo, dopo aver ascoltato diversi oratori avvicendarsi sul palco e fare le più svariate promesse senza tenere minimamente conto della realtà, lo sentii parlare e ne restai affascinato”.
“Remo Gaspari fece un intervento da statista riuscendo a dare sostanza alle sue parole con lucidità e ad evitare la solita retorica dei politici. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente, molti anni dopo, a Gissi – conclude il presidente della Regione – in occasione della mia campagna elettorale nella quale ho, peraltro, avuto il suo autorevole sostegno. Proprio nel suo paese d’origine, successivamente, ho dovuto compiere delle scelte che lui non condivideva. Comunque, quell’incontro di Gissi per me è stata una sorta di esame di laurea”.






