CHIETI – Serviranno nuove indagini per scoprire chi ha creato nei decenni nel sottosuolo del Chietino una vera e propria bomba ecologica, disinnescata ieri dai finanzieri del reparto operativo aeronavale di Pescara, coordinato dal comandante Franco Ceccarini (nella foto).

Sotto sequestro è finito un piazzale gigantesco, di 80 mila metri quadrati (un rettangolo da 80 metri per un chilometro di lato), più altre aree per complessivi 100 mila metri quadrati, di proprietà della Walter Tosto, storica azienda abruzzese.

Una zona che, si è scoperto, trabocca infatti di rifiuti industriali interrati, di età diverse: i più vecchi potrebbero avere anche trent’anni.

L’azienda è stata denunciata per gestione di discarica abusiva. Le analisi svolte fin qui hanno infatti permesso di accertare, si apprende da fonti operative, che i rifiuti sono compatibili con la produzione industriale della Wts.

Per sapere se, al di là della compatibilità, si tratta effettivamente di scarti di lavorazione della Walter Tosto, bisognerà tuttavia attendere appunto le analisi successive che verranno ordinate dalla magistratura.

Gli inquirenti hanno spiegato che “i rifiuti potrebbero essere stati prodotti anche da altre ditte che occupavano precedentemente nell’area prima che arrivasse la Walter Tosto. Ciononostante, l’azienda ha peccato quanto meno di leggerezza, perché prima di acquistare l’area doveva accertarsi che fosse pulita ed eventualmente bonificarla”.

Altre pecche della Wts, l’aver costruito un edificio a meno di 250 metri dal fiume Pescara, che passa di lì e potrebbe essere stato contaminato, e alcune strutture senza autorizzazioni.

Alla scoperta si è arrivati attraverso un’indagine cominciata nel novembre 2009. Durante una perlustrazione in elicottero, hanno ricordato gli investigatori, ci si è accorti che c’erano cumuli sospetti in una zona recintata vicino ai serbatoi che sono nel piazzale.

Si poteva pensare a terriccio, ma il fatto che i cumuli fossero colorati faceva pensare ad altro. Dopo i primi controlli delle Fiamme Gialle è emerso che si trattava di scarti di lavorazione, terre di fonderia e altri derivati, materiali ricchi di nichel e zinco e fuori legge.

Durante il successivo sequestro di un’area di 20 mila metri quadrati, i finanzieri si sono accorti che nell’area la vegetazione aveva colori diversi dal solito o non cresceva affatto intorno ai bordi del piazzale. Insospettiti, hanno raccolto campioni che, una volta analizzati, hanno svelato che il terreno è intriso di sostanze.

Un successivo carotaggio ha permesso di scoprire la presenza di scarti di lavorazione industriale in media a quattro-cinque metri di profondità, alcuni lì anche da decenni. Il Pubblico ministero ha disposto l’analisi con uno strumento chiamato georadar, usato per trovare materiale diverso dal terreno sottoterra, e il dato è stato confermato praticamente su tutto il piazzale. Inevitabili i sigilli. (alb.or.)

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