CHIETI – Il capogruppo dell’Unione di centro al Comune di Chieti, Alessandro Giardinelli, è ormai in piena rotta di collisione con la maggioranza di centrodestra che sostiene il sindaco, Umberto Di Primio.
Che il feeling con la coalizione di centrodestra si fosse rotto lo si era capito da tempo, ma dopo la serie di polemiche innescate dalle discussioni in materia urbanistica in Consiglio comunale, Giardinelli ha deciso di marcare tutta la distanza che ormai lo separa dalla sua coalizione spiegando perché non sarà presente alla riunione di maggioranza dell’8 e 9 giugno, il “conclave” annuale che il sindaco fa per fare il punto della situazione.
Il consigliere per il momento non fa annunci ufficiali. Ma le critiche alla maggioranza però non lasciano spazio ad eventuali “ricuciture”.
Anche perché, se c’è un uomo che può “ricucire” la situazione, questi è Andrea Buracchio, leader incontrastato dell’Udc teatino e anche garante dell’accordo politico con il Popolo della libertà che ha portato alla vittoria il sindaco Di Primio. Ma Buracchio ha deciso strategicamente di chiamarsi fuori, dimettendosi dalla carica di responsabile provinciale del partito.
Tutto l’Udc teatino, Giardinelli compreso, gli ha scritto una lettera chiedendogli di riconsiderare le dimissioni e di fronte a tale compattezza Buracchio potrebbe anche farlo, rimane, però, che, al momento, l’Udc teatino è senza il suo punto di riferimento.
Stando così le cose, Giardinelli, fortemente messo in discussione nella riunione di partito di ieri pomeriggio, potrebbe decidere in un colpo solo di dire addio non solo alla maggioranza ma anche all’Udc. Per il momento, però, spiega solo perché non sarà presente al vertice di maggioranza.
“Un incontro che ha il compito di generare un programma di fine legislatura deve essere un incontro in cui si opera una sintesi di idee – dice Giardinelli – Per questo sarebbe stato opportuno che il sindaco e la giunta avessero consegnato le loro proposte ai consiglieri di maggioranza in tempo utile prima dell’incontro, (ad oggi, mercoledì, non è arrivato nessun programma), dando a questi il tempo e l’opportunità di leggerli, studiarli ed eventualmente portare ad esse correzioni al fine di migliorarle e nello stesso invitare i consiglieri a porre le loro proposte mettendole al vaglio di tutti gli altri”.
La stessa necessità di fare un “conclave” per Giardinelli significa “che in questi tre anni l’Amministrazione non è riuscita a svolgere il programma desiderato e proposto in campagna elettorale, in pratica un’ammissione di colpa. Questo naturalmente non rappresenta solo una reale certezza, ma rappresenta anche la viva percezione che hanno i nostri concittadini di ciò che l’amministrazione non è stata capace di fare, e che effettivamente si base sulla costatazione che gli stessi non hanno visto in città il cambiamento auspicato”.
La colpa, secondo il consigliere, è anche di una situazione amministrativa e politica difficile, con una importante diminuzione dei fondi governativi, “ma tutto ciò non può essere la sola giustificazione di un insuccesso”.
Giardinelli va alla ricerca di responsabilità da attribuire e pensa che l’incontro di maggioranza, per essere valido, dovrebbe servire proprio a questo. Il consigliere, però, è convinto che una vera discussione critica non potrà mai emergere e dunque non ci potrà essere neanche una condivisione del futuro cammino.
“L’incontro – conclude – si identificherà in una semplice ratificazione di un programma fintamente condiviso ed estraneo alla maggioranza dei consiglieri, perché partorito solo da una parte dell’amministrazione (il sindaco e gli assessori), ed in una succube accettazione di un programma di fine legislatura che non nasce da un confronto e da una sintesi”… uno “spot elettorale di coloro che vogliono mostrare ai cittadini la bugia dell’unità di una maggioranza inconsapevole della programmazione e l’inizio della campagna elettorale per il sindaco Di Primio”. (ar.ia.)




