CHIETI – Voluto dalla prefettura teatina, dai Comuni di Chieti e Ortona e dalla Comunità volontari per il mondo, è stato presentato questa mattina alla scuola media Mezzanotte in piazza Carafa a Chieti scalo il Calendario delle religioni 2012.
Il calendario, che sarà distribuito soprattutto ai ragazzi delle scuole, suddivide il tempo secondo le diverse confessioni religiose. Se i cristiani, dunque, hanno festeggiato l’arrivo del 2012, l’anno nuovo per gli islamici è il numero 1433, per il Taoismo il 4710, per i buddisti il 2572, per gli induisti il 5113, per la fede Sikh 543, per lo Shintoismo il 24 H, per gli ebrei il 5773 e per la fede Baha’i il 169.
Il calendario è stato presentato alla presenza del prefetto Fulvio Rocco de Marinis, dell’arcivescovo di Chieti Vasto monsignor Bruno Forte, del direttore della Comunità volontari per il mondo Attilio Ascani, degli assessori comunali di Chieti e Ortona, Emilia De Matteo e Leo Castiglione, del rappresentante della chiesa avventista del settimo giorno Paolo Todario, di quello della comunità islamica Mustafa Benwara, di quello della chiesa ortodossa Anatoliy Grytskiv (protopresbitero del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli), di quello della comunità buddista Dorian Di Renzo e di quello della chiesa evangelica Carlo Di Gaetano.
“Per imparare a incontrare l’altro nella sua diversità bisogna prima conoscerlo – ha spiegato Ascani direttore della Comunità volontari per il mondo – la non conoscenza genera paura e guerra. Questo calendario è un piccolo atto verso una maggiore conoscenza”.
Monsignor Forte ha invece notato la mancanza nel titolo del calendario della parola “pace”, obiettivo fondamentale per questo tipo di iniziativa. L’arcivescovo si è soffermato sull’importanza del dialogo interreligioso, purché sia fatto non come operazione di eclettismo ma nel rispetto del principio di verità.
“Le religioni sono tutte un cammino verso la verità – ha spiegato l’arcivescovo – ma c’è una verità che ci supera tutti”. Il dialogo religioso, dunque, per Forte non significa accettare indifferenziatamente tutte le posizioni, perché occorre dialogare rispettando il principio della verità, anche in un momento di relativismo culturale imperante. (ar.ia.)






