CHIETI – La nomina del vice sindaco di Chieti Maria Rita Febbo e le accuse del sindaco Umberto Di Primio contro Bruno Di Paolo hanno scatenato l’ennesima conferenza stampa del leader di Giustizia sociale che stamattina, riuniti gli uomini più fidati, ha tenuto una conferenza stampa per tornare a sparare a zero contro il sindaco.
Di Paolo ha ritenuto la nomina della signora Febbo a vice sindaco inopportuna sotto diversi punti di vista. Il primo è quello dei tagli dei costi della politica (una giunta con un assessore in meno avrebbe fatto risparmiare qualcosa al Comune, “magari quel posto poteva andare a un giovane disoccupato e preparatissimo come ce ne sono tanti a Chieti – ha aggiunto Di Paolo – che a un dirigente della Provincia che tra qualche mese va in pensione”), il secondo è quello della stabilità politica della sua maggioranza.
Secondo Di Paolo, infatti, l’intera maggioranza è stata “umiliata” e “bocciata” dalla scelta del sindaco, per il fatto che Di Primio non ha ritenuto nessuno della sua squadra, tra consiglieri e giunta, abbastanza meritevoli di ricoprire quel ruolo. E a questo punto Di Paolo ha fatto una lista dei consiglieri che sarebbero potuti essere chiamati a ricoprire l’incarico.
A cominciare da Dario Marrocco, “bravissimo avvocato – dice l’ex vice sindaco – con uno studio avviato che avrebbe meritato già all’atto della prima composizione della giunta di entrarvi e che invece ancora una volta è stato dichiarato nei fatti inidoneo, bocciato”.
Per continuare con Liberato Aceto, “medico chirurgo che ha ricoperto ruoli importanti sia a livello comunale che a livello regionale nella sua ventennale esperienza politica, anche lui dichiarato inadeguato e inaffidabile. E dunque bocciato”.
Per non parlare di Palmerino Di Renzo, “già bocciato in passato, perché nel suo partito gli era stato preferito Marcello Michetti e ancora una volta dichiarato inaffidabile e incapace: anche lui bocciato”.
Ma chi avrebbe meritato più di altri la carica, solo per il fatto di essere “donna” e “arrivare dallo Scalo” (Di Paolo ha citato in questo caso due dei criteri utilizzati dal sindaco per scegliere la Febbo, il terzo era la competenza) è Carla Di Biase, “e invece, anche lei bocciata”.
E poi c’è il capogruppo del partito del sindaco, il Popolo della libertà, Vincenzo Ginefra: “per l’ennesima volta messo in disparte, nonostante la sua esperienza ventennale e la ricerca continua di un posto al sole. Bocciato”.
Per ultimo Di Paolo chiama in causa il presidente del Consiglio l’architetto Marcello Michetti, “dato per certo come assessore all’urbanistica e invece, pure lui, clamorosamente bocciato”.
Per Di Paolo, inoltre, la scelta della Febbo vale quasi un “autocommissariamento” da parte dello stesso sindaco: “In questo modo – dice – Di Primio ha dichiarato pubblicamente la sua incapacità a portare avanti l’attività amministrativa, avendo mostrato il bisogno di un vice che gli suggerisca come muoversi e cosa fare. Alla Febbo ha anche dato la delega ai rapporti con la Comunità europea, delega che era sua e con la quale non ha fatto nulla, visto che non abbiamo visto arrivare nulla dall’Europa”.
“Magari nominando un dirigente della Provincia come la signora Febbo – ha continuato l’ex vice sindaco – Di Primio ha pensato di poter controllare in questo modo i dirigenti comunali e il segretario generale, il che andrebbe ad avallare la tesi della incapacità dei dirigenti comunali che io denunciai a suo tempo e per cui fui attaccato”.
“Dal punto di vista politico – conclude Di Paolo – Di Prmio dovrebbe capire che quando si chiede lealtà la si deve anche dare. Cosa che non ha mostrato di fare con me, con il mio partito e con gli oltre 2.500 elettori che mi hanno votato alle ultime elezioni, di cui non ha avuto alcun rispetto cacciandomi dalla giunta”. (ar.ia.)






