CHIETI – Mira a diventare il primo partito a Chieti e a fare un ottimo risultato alle prossime consultazioni regionali, tanto da risultare “determinate per la vittoria dell’uno o dell’altro schieramento”. Il leader di Giustizia sociale e vice sindaco di Chieti, Bruno Di Paolo, non teme invidie, pensa di essere scomodo nel panorama politico locale, dice che si è fatto da solo e che per questo non deve nulla a nessuno e ciò che gli permette assoluta libertà anche nelle alleanze politiche con opposti schieramenti.
Dopo la festa regionale del partito, nato dal congresso dell’anno scorso al Supercinema di Chieti, Di Paolo fa il bilancio dei risultati raggiunti nel corso del primo anno di attività di Giustizia sociale.
Qual è la forza di questo nuovo partito?
Siamo presenti in provincia di Chieti in quasi tutti i comuni, abbiamo complessivamente 46 amministratori, e fuori dalla provincia teatina ci stiamo attrezzando, abbiamo gruppi a Penne, Roseto, Giulianova e Montesilvano, L’Aquila e Sulmona.
A Chieti siete con il centrodestra a Vasto col centrosinistra, questa ambivalenza politica non vi crea problemi?
Assolutamente no, perché siamo leali agli accordi fatti. Non crediamo al bipolarismo, crediamo invece negli uomini e nelle idee. Se questo atteggiamento dà fastidio a qualcuno, è un problema loro, non certo nostro.
Politicamente mi sono fatto da solo, ciò significa che non devo nulla a nessuno e non ho bisogno di nessuno. La gente mi segue e i miei colleghi dovrebbero chiedersi il perché. Propongo una figura politica limpida e trasparente e con idee che piacciono alla gente. Snobbare Giustizia sociale è un grave reato per tutti.
Vi sentite snobbati?
Sappiamo che siamo scomodi, perché in pochissimo tempo siamo riusciti ad ottenere ottimi risultati. E tutto fuori dai partiti tradizionali. Giustizia sociale è un contenitore di idee dove tutti quanti contribuiscono, non importa se vengono da destra o da sinistra. Non facciamo politica per interesse. Tutti hanno libertà di parola e di espressione, non esiste un capo, siamo padroni dei nostri pensieri.
Quanto è difficile fare il vice sindaco a Chieti?
È molto difficile, come lo è d’altronde in questo momento amministrare in qualsiasi ente locale. La difficoltà sta nel fatto che non si riesce a dare risposte ai tanti cittadini che chiedono legittimamente di avere un supporto da parte dell’amministrazione. Alle ultime comunali teatine la mia lista ha preso 2.500 voti. È logico che io senta la responsabilità di questo grande consenso.
È per questo che ha protestato duramente contro i tagli del governo?
Quando l’ex ministro Giulio Tremonti disse che voleva fare un taglio agli enti locali, dissi che gli cedevo la mia poltrona di vicesindaco di un comune capoluogo di provincia, così avrebbe visto in termini concreti cosa significa amministrare in queste condizioni.
Ma fu proprio da quella protesta che iniziarono una serie di screzi con la sua maggioranza al Comune di Chieti?
A livello locale quella protesta è stata intesa come un atto di lesa maestà, mi hanno attaccato senza sapere che non avevo detto quelle cose per un secondo fine. La mia posizione avrebbe dovuto essere, invece, una battaglia comune a favore degli enti locali, ma non è stata vista in questo modo.
Dopo questo episodio iniziò la polemica sui dipendenti del Comune di Chieti che alla fine portò il sindaco a toglierle la delega al personale. Alla luce di questo risultato, rinnega qualcosa?
Non rinnego nulla. Dissi che cinque su otto dirigenti andavano cacciati, perché chi prende bei soldini come stipendio si deve assumere le proprie responsabilità. Non si può non far partire un documento per semplice superficialità, come nel caso dell’attestazione del patto di stabilità che non è partito perché mancavano documenti. Non posso accettare queste cose. Sulla questione del personale ribadisco che oltre il 50 per cento dell’organico comunale meriterebbe, non solo lo stipendio, ma anche una statua; ci sono, però, anche lavativi che infangano l’immagine del Comune e degli amministratori.
Il sindaco Umberto Di Primio, quando le tolse la delega al personale, disse che si trattava del primo atto di un rimpasto di giunta, rimpasto che, però, almeno per ora non c’è stato. Si è sentito penalizzato?
In questa vicenda Di Primio ha ritenuto che dare ragione ai dipendenti sarebbe stata la cosa migliore per l’amministrazione, ma, comunque, il sindaco non mi ha tolto la carica di vice sindaco che deriva da un preciso accordo politico. Se mi avesse tolto quella carica, allora sarebbe cambiato veramente qualcosa, perché sarebbero stati scalfiti gli equilibri decisi dai risultati elettorali. Sono sempre il primo ad arrivare in Comune e l’ultimo ad andare via, ricevo gente e porto le segnalazioni all’amministrazione, non ho bisogno di una delega particolare per fare tutto questo, dunque per me non è cambiato nulla.
Però, sembra che i rapporti con la maggioranza del sindaco Di Primio non siano proprio idilliaci. Quando lei prende una posizione, spesso e volentieri è proprio la sua maggioranza ad attaccarla, come mai?
Quando parlo io tutti si scatenano, forse mi temono. Certo non passo inosservato, è chiaro che do fastidio. Giustizia sociale ha un grosso seguito in città e non nego che puntiamo a diventare il primo partito. (ar.ia.)






