CHIETI – Doveva essere una prima di seduta di Consiglio comunale tranquilla, rispetto a quella molto più attesa del pomeriggio con all’ordine del giorno la variazione di assestamento generale di bilancio, ma anche in mattinata si sono vissuti momenti agitati.

La seduta è stata aperta con un fuori programma. Il consigliere di maggioranza Liberato Aceto, capogruppo di Uniti per Chieti, si è alzato e ha preso la parola per fatto grave. Il suo intervento è stato incentrato sul fatto che il 4 dicembre scade la cassa integrazione per i 133 ex Burgo. Ad applaudirlo in sala, questa volta il Consiglio comunale è stato ospitato dal polo tecnico della Provincia, una folta delegazione di quei lavoratori.

Stessi applausi anche per il secondo intervento, quello del capogruppo Udc, Alessandro Giardinelli, che ha avuto momenti di frizione con il sindaco, Umberto Di Primio. Giardinelli ha chiesto garanzie precise per la riassunzione degli ex Burgo e maggiore chiarezza sullo stato del progetto In.Te che dovrebbe riconvertire l’area e ricollocare i lavoratori.

Non ci sono stati applausi, invece, per Di Primio che, alla fine, ha deciso di avere un faccia a faccia chiarificatore fuori dall’aula con i cassaintegrati. L’incontro è servito a calmare gli animi, insieme alla promessa di cercare di sveltire al massimo le procedure per far partire le nuove attività nel sito della storica cartiera e di fare di tutto perché gli ex Burgo abbiano una corsia preferenziale nelle future assunzioni.

Il sindaco ha anche promesso di cercare di non lasciar cadere alcuna possibilità per quanto riguarda una possibile, seppur difficilissima, prorga della cassa integrazione.

Sull’argomento è intervenuto in una nota anche l’assessore regionale all’Agricoltura Mauro Febbo. Il membro dell’esecutivo, teatino, è tornato sul caso dell’ultimo Consiglio regionale in cui è stato presentato un ordine del giorno per impegnare il presidente della Regione, Gianni Chiodi, a chiedere una proroga della cig.

Per Febbo quell’ordine del giorno è stata “una mossa che continuo a sostenere inqualificabile, demagogica, strumentale e populista. Chiodi non può chiedere nulla (spetta alla Burgo fare questa richiesta) così come è stato spiegato a chi ha presentato l’Ordine del giorno che, continuando a sostenere una linea strumentale e populista, non ha voluto ritirarlo. Si tratta di un’eventualità che non è tecnicamente possibile e non ci sono i presupposti normativi perché venga realizzata”.

“Nessun Governo potrà mai concederla – ha continuato Febbo – perché una simile deroga si aprirebbe, purtroppo, a centinaia di migliaia di aziende italiane che si trovano nella stessa situazione con conseguenze facilmente immaginabili. Tant’è che le  stesse organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil e Ugl, che conoscono bene la situazione, non hanno presentato nessuna richiesta in tal senso essendo consapevoli che non è una strada percorribile ma al contrario rappresenta una vera e propria pagliacciata”.

Febbo conclude ribadendo “il massimo impegno del sottoscritto, del presidente Chiodi e dell’intera Giunta, del senatore Fabrizio Di Stefano (Pdl) e del sindaco Di Primio affinché si trovi al più presto una soluzione positiva a questa vicenda con progetti percorribili e concreti”. (ar.ia.)