CHIETI – Il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, superata la crisi estiva che per poco non mandava a casa anticipatamente il suo governo cittadino, è riuscito ad andare avanti persino rafforzando politicamente la sua maggioranza in Consiglio comunale, anche se, però, non è ancora riuscito a eliminare i vecchi vizi.

Ancora una volta, infatti, la seduta di Consiglio comunale questa mattina è fallita per mancanza del numero legale senza aver approvato neanche un punto all’ordine del giorno.

La seduta si era aperta con le comunicazioni sull’estromissione del vice sindaco Bruno Di Paolo dalla Giunta comunale, comunicazioni che già da sole erano riuscite ad accendere il dibattito in aula tra maggioranza e opposizione.

Prima che l’opposizione chiedesse la verifica del numero legale, il capogruppo di Giustizia sociale, la lista civica dell’ex vice sindaco, Enrico Bucci era, però, riuscito a chiarire la sua posizione, visto che Di Paolo aveva chiesto ai tre consiglieri di Giustizia sociale di uscire dalla maggioranza, pena la cacciata dal partito.

Bucci, a titolo personale e non a nome del resto del gruppo, ha detto di non voler lasciare Giustizia sociale ma di non voler neanche uscire dalla maggioranza. Ha motivato la sua posizione facendo riferimento al rispetto del mandato assegnatogli dagli elettori.

Il capogruppo ha detto anche di non aver intenzione di ridursi l’indennità da consigliere comunale, come aveva chiesto Di Paolo, aggiungendo che “questo non significa che la posizione di Di Paolo sia sbagliata”.

Insomma, Bucci è riuscito a dire tutto e il contrario di tutto, come ha sottolineato il consigliere di Rifondazione comunista Riccardo Di Gregorio che ha definito in aula “paradossale” la posizione del collega consigliere.

Intanto Giustizia sociale, che proprio ieri mattina ha riunito nuovamente i suoi vertici, ha fatto sapere di non avere nulla in contrario alla posizione presa da Bucci, a meno che questa posizione non nasconda “accordi presi sottobanco con il sindaco Umberto Di Primio”.

Giustizia sociale ha infine stigmatizzato molto negativamente il fatto che la seduta consiliare sia andata a vuoto, tornando a premere l’acceleratore sulla polemica dello sperpero di denaro pubblico causata da una seduta infruttuosa. (ar.ia.)