CHIETI – “I permessi elettorali ci costano 300 mila euro”.
Si muove per tempo il presidente Confindustria Chieti, Paolo Primavera, sul problema dei costi elettorali per le aziende associate che da anni lamentano di subire costi immotivati e
sproporzionati legati alle varie competizioni politiche che si sono succedute nel tempo.
Così Primavera ha scritto al prefetto di Chieti chiedendo un suo interessamento e la possibilità di ricevere una piccola delegazione di industriali per meglio esporre il problema. Più volte ci si è interessati a questa problematica ma lo si è fatto sempre a ridosso del voto, quando, cioè, era troppo tardi per poter fare qualcosa.
Questa volta Primavera vuole agire anticipatamente. “Solo come dato statistico – fa sapere il presidente provinciale di Confindustria – riferito a un gruppo di dieci nostre associate (fra le quali Denso, Honda, Pilkington e Sevel) Confindustria Chieti ha rilevato che nell’ultima parziale e limitata competizione amministrativa sono stati nominati circa 900 rappresentanti di lista a fronte di appena 32 presidenti di seggio e scrutatori”.
Senza parlare dei candidati che si mettono in lista non tanto per passione quanto per usufruire dei numerosi permessi elettorali.
“A titolo indicativo nel 2011 – continua Primavera – una sola delle grandi aziende associate fra costi diretti, inefficienze e mancata produzione ha subito costi immotivati per circa trecentomila euro. Specialmente in questo momento di crisi i partiti e i politici, ma anche le istituzioni, dovrebbero essere più attenti a non creare disagi a un già fragile sistema produttivo, a non ridurne le già minime capacità competitive senza gravarle direttamente o indirettamente di oneri impropri”.
“A ogni tornata elettorale il sistema Confindustria sollecita risposte concrete al problema ma senza riuscire a scalfire minimamente il perverso meccanismo delle clientele che nulla hanno a che vedere con il dovere civico”.
“La tentazione – conclude Primavera – è quella di innescare nel futuro un gigantesco contenzioso legale sollecitando un’azione collettiva del nostro sistema non riconoscendo e non remunerando i permessi dei rappresentanti di lista”. (ar.ia.)






