ROMA – “Con tre sole aliquote Irpef, grossi vantaggi economici solo per il 4% circa dei contribuenti”, a sottolinearlo è il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che ha analizzato gli effetti della riforma fiscale presentata ieri dal governo.

Anche se nel disegno di legge delega non si fa riferimento ai nuovi scaglioni di reddito, spiega la Cgia, la simulazione realizzata dall’associazione mestrina si basa sulle ipotesi circolate nei giorni scorsi.

Vale a dire: da zero a 15.000 euro, aliquota al 20 per cento; da 15.001 a 55.000 euro, aliquota al 30 per cento; oltre 55.001 euro, aliquota al 40 per cento.

Se la riforma si baserà su questi presupposti, secondo la Cgia, solo i contribuenti con un reddito al di sopra dei 55.000 euro avranno una forte diminuzione del carico fiscale.

In pratica, poco meno del due per cento di coloro che si trovano nella fascia di reddito tra i 55.000 e i 75.000 euro risparmierà oltre 2.000 euro di imposta (precisamente 2.162 euro).

Un altro 1,9 per cento dei contribuenti italiani con un reddito superiore ai 75.000 euro, si ritroverà in tasca quasi 4.000 euro in più (per l’esattezza 3.805).

Per le fasce di reddito più basse, invece, i vantaggi saranno molto contenuti; se nel calcolo del risparmio pro-capite si escludono i contribuenti incapienti che non avranno nessun vantaggio da questa misura, il risparmio fiscale per i redditi da 0 a 15.000 (pari a quasi la metà dei contribuenti) sale a 114 euro (altrimenti includendo gli incapienti, il dato medio scende a 69 euro).

Tra i 15.000 e i 28.000 euro, invece, il vantaggio fiscale si attesta sui 368 euro e tra i 28.001 e i 55.000 sui 417 euro.

“Appare evidente – conclude Bortolussi – che siamo ancora in una fase molto embrionale e sicuramente verranno introdotte delle misure di aggiustamento. Una di queste dovrà far aumentare le detrazioni per i carichi familiari affinchè i vantaggi fiscali vengano spalmati anche sui redditi medio bassi”.